PIRATES OF THE CARIBBEAN: THE CURSE OF THE TWIN SHIPS
By Bridget
PARTE PRIMA
Ok, è
scritto per gioco e non so dove andrò a parare…o forse si?
Farò un uso terroristico e del tutto illegale dei personaggi
di Pirates of the Caribbean: the curse of the Black Pearl, la
Disney non me ne voglia…ma questo è il seguito, non potevo non
metterli, no? Non è a scopo di lucro né pretendo di scrivere
qualcosa che vada più in là del gioco, non potrò dedicargli
molto tempo né molte ricerche, quindi userò quello che già so
su pirati, navi e maledizioni.
Questo è un racconto di
fantasia, ma ci sono alcuni nuovi personaggi.
L'avventura
è nata stasera, e se state leggendo queste righe ci siete già
dentro, dunque….benvenuti ai Carabi,
signori!
PARTE PRIMA
La
donna strinse con rabbia e dolore le lenzuola, ancora un
ultima spinta, le stavano dicendo, ancora un'ultima spinta ed
il bambino sarebbe nato. Caricò i polmoni d'aria, li riempì
come se dovesse scoppiare, poi spinse, spinse come mai più
avrebbe fatto in vita sua, sentì un intenso dolore crescere
dall'inguine, salirle sino al cervello ed esplodere, serrò gli
occhi al colmo della sopportazione –JAAAAAAAAAAAACKKKKK!-
urlò.
Un pianto di neonato riempì l'aria…ed il suo
cuore.
Aprì gli occhi, guardò il frutto del suo amore, il
frutto dell'amore dell'unico uomo che aveva mai osato amare
oltre se stessa, spostò lo sguardo verso il ritratto di suo
marito, poi chiuse gli occhi e si lasciò cadere sui
guanciali.
PORT ROYAL, 18 anni
dopo
Era stata una giornata di preparativi, a Port
Royal, nonostante il cielo non promettesse altro che pioggia,
per quella notte. La vita al porto era stata rallegrata
dall'arrivo di diverse imbarcazioni ed i pescatori avevano
osservato per tutto il giorno l'andirivieni degli invitati
alla festa al palazzo del Governatore.
Dalla finestra della
propria camera, col viso rivolto verso la scogliera, Elisabeth
sospirò –Non capisco…tutti questi invitati…avrei preferito
qualcosa di meno….- cercò la parola più giusta,
-Teso?
Affollato?…noioso??!-
Elisabeth si voltò sorridendo alla
cugina –Brenda!- esclamò con malcelato stupore.
Brenda
Swann alzò le spalle incorniciate dal prezioso vestito che le
era stato "gentilmente" regalato quello stesso giorno dallo
zio, in occasione della festa di fidanzamento di Elisabeth e
Will Turner. Era stata costretta ad indossarlo ma lo aveva
fatto solo per sua cugina, che amava profondamente e alla
quale non avrebbe mai causato volontariamente problemi…non
quel giorno almeno. Erano state come sorelle per otto anni,
poi zio Jonathan era stato nominato Governatore di Port Royal
e lui ed Elisabeth avevano lasciato l'Inghilterra, era stato
difficile per lei restare nel suo palazzo, tutta sola, senza
la sua migliore amica, la sua compagna di giochi, l'unica
persona con cui aveva potuto dividere l'amore per i pirati, il
mare, l'avventura. Era stata lei ad insegnare quella splendida
canzone sui pirati che Elisabeth di tanto in tanto cantava,
era stata lei a raccontarle le avventure di Bartholomew e di
Henry Morgan, ed era toccato a lei restare in Inghilterra
mentre sua cugina partiva per i luoghi che Brenda più amava…in
fondo quei luoghi le appartenevano, sua madre era originaria
di Kingston Harbor era stata lei a raccontarle tutte quelle
storie, quando la sera, per addormentarla scivolava di
nascosto nel suo letto per narrarle le gesta dei pirati….ed
ora…beh ora Elisabeth stava per sposarne uno…non proprio uno
intero, un mezzo pirata, ecco! Brenda era arrivata la sera
precedente, e a giudicare da tutto quello che avevano da
raccontarsi era stata una saggia decisione. Lo zio Jonathan
non era affatto cambiato, somigliava talmente a suo padre da
confondersi, Port Royal era bellissima e l'odore del mare le
era già entrato nelle vene. Nelle lettere che Elisabeth le
aveva scritto in quegli anni, Will Turner era sempre stato
presente, ma mai avrebbe pensato che un giorno…che un giorno
quel fabbro si sarebbe rivelato un mezzo pirata, e ancor meno
mai avrebbe pensato che si sarebbero sposati, per qualche
strana ragione Brenda aveva sempre creduto che ad unire
Elisabeth e Will era amore fraterno, quel genere di amore che
può confonderti, ma che non ti porta certo alle nozze!
Le
nozze!
Quella parola cominciava ad essere un tormento
anche per lei, suo padre non faceva che ricordarle che era
giunto il momento di trovarsi marito, non le mancavano di
certo spasimanti, ma uno spirito libero come lei non si
sarebbe mai concesso ad un uomo, non ad un uomo come quelli
che facevano parte della sua vita…sospirò, un pirata…un pirata
sarebbe stato perfetto per lei, scrollò le spalle imponendosi
di tornare con i piedi a terra.
-Prova ad immaginare quanti
baciamano dovrai sopportare stasera!- le stava dicendo
Elisabeth –papà ti presenterà a tutti, adesso sei tu la
prossima missione di papà e dello zio!- scherzò.
-Lo so. Ho
letto la lettera che zio ha scritto a
papà----
-Brenda!-
-Elisabeth, parlavano di me, dunque
perché non leggerla??- sorrise –comunque non avranno vita
facile con me, s'intende!-
Elisabeth si sedette sul letto
guardandola divertita –Nessun Commodoro da sposare in
Inghilterra?-
-Oh certo!- Brenda scosse la testa sedendole
accanto –diciamo che sono dalla parte…sbagliata!-
-Il
Commodoro Norrington è un uomo dabbene, un buon partito, è
molto gentile…-
-Elisabeth! Ti ricordo che sei stata tu a
non accettare la sua proposta di matrimonio, non vorrai
convincere me, adesso!!-
-No, certo che no, è solo che non
è male.- guardò la cugina, gli occhi dolcemente velati –Il mio
cuore appartiene a Will, e se non ci fosse stato lui avrei
accettato la proposta di Norrington, Brenda.- abbassò lo
sguardo mentre le gote si colorivano all'istante, Brenda ebbe
l'impulso di abbracciare quella sua cugina romantica, e lo
avrebbe fatto….se quel terribile vestito non l'avesse tenuta
prigioniera.
La sala non era mai stata così
sfarzosa, c'era davvero da commentare il fatto che il
Governatore non aveva mai organizzato una festa come quella,
risultava persino difficile pensare che fosse suo desiderio
fare di quella festa qualcosa di cui parlare a lungo,
dopotutto il futuro marito di sua figlia era pur sempre un
fabbro e non era un segreto che lo stesso Governatore
rifugiasse le speranze di un eventuale cambiamento di
programma a favore del Commodoro Norrington, ma l'amore per
sua figlia e la sua felicità valevano più di qualsiasi altra
cosa, per lui, ecco perché aveva organizzato con tale
accuratezza quella serata.
Gli ufficiali presenti
nascondevano l'aria impacciata dietro sorrisi tesi e nervosi,
non erano occasioni adatte a loro, quelle, per di più che
quella festa vedeva un altro uomo al fianco di Elisabeth Swann
che non era il loro Commodoro, si guardavano attorno cedendo
di tanto in tanto alla tentazione di ammirare le signore
presenti…ed il buffet.
-Sembra che i suoi uomini non siano
esattamente a loro agio, Commodoro.-
Norrington si voltò
appena verso il Governatore, osservava con attenzione e senza
sosta la situazione, deformazione professionale,
probabilmente. –I miei uomini non sono addestrati per questo
genere di occasioni, sono molto più abili con le armi, signor
Governatore.-
-Ringraziamo il cielo per questo,
allora!-
Norrington abbozzò un sorriso, avrebbe volentieri
evitato di trovarsi in quel palazzo quella sera, ma l'invito
era arrivato direttamente dal Governatore, sarebbe stata una
grave mancanza non parteciparvi, non poteva però negare un
discreto imbarazzo. Il fidanzamento lampo tra lui ed Elisabeth
era dominio pubblico e certamente non sarebbe mancata
occasione, nelle prossime ore, di parlare di quel piccolo
inconveniente. Ed oltremodo, sarebbe stato in grado di
sostenere lo sguardo della donna che, nonostante tutto,
continuava ad amare? La sua divisa fiera e orgogliosa sarebbe
stata forte abbastanza da nascondere il battito del suo cuore
quando Lei avesse varcato la porta d'accesso al
salone…probabilmente al braccio di William Turner?
Dove
potevano essere in quel preciso
istante?
Will guardò dubbioso
il vestito sul letto, non era sicuro di aver scelto la camicia
giusta, ma non era neanche sicuro di AVERE la camicia giusta.
Da quando aveva salvato Jack dall'impiccagione aveva avuto dei
seri problemi con i vestiti, aveva speso molti dei suoi soldi
per quel cappello dalla lunga piuma azzurra e si era trovato
nella situazione di doversi comprare vestiti più adatti ad
accompagnare Elisabeth…ma le disponibilità restavano quelle di
un fabbro. Spostò lo sguardo sulla scatola celeste sul
letto…il suo regalo per Elisabeth…in realtà avrebbe dovuto
consegnarglielo il giorno prima, ma il Governatore l'aveva
preceduto regalando alla figlia un meraviglioso vestito
dell'ultima moda di Londra…a quel punto non aveva avuto
coraggio abbastanza da darle il SUO vestito, certamente non
all'altezza dell'altro. Probabilmente non glielo avrebbe MAI
dato. Sospirò, certo…non era proprio un brutto vestito,ma…non
era neanche bellissimo…era pur sempre un peccato gettarlo via.
Istintivamente aprì la scatola, prese delicatamente il vestito
e lo osservò, a lui piaceva. Non aveva l'aria di essere molto
comodo, ma…sorrise, Elisabeth si lamentava ogni tanto della
poca comodità di quei vestiti, qualcosa che lo incuriosiva. Ci
pensò, poi decise, non lo avrebbe visto nessuno e comunque
almeno quel vestito avrebbe avuto ragion d'essere per un paio
di minuti!
Arrivò al porto lenta e silenziosa,
con la complicità della nebbia e dell'oscurità di una luna
addormentata, le scialuppe raggiunsero la parte più buia della
costa e una volta a terra, passi affrettati e sicuri
raggiunsero il retro del palazzo del Governatore. Si mossero
come randagi nella notte, a proprio agio nel buio e nel
silenzio. Dall'altra parte del palazzo giungevano musica e
risate, a loro spettava il canto degli animali notturni ed il
fruscìo dell'erba mossa dal vento. Raggiunsero la finestra del
primo piano e furono dentro.
-Accidenti!-
-Cosa
succede?- Brenda alzò la testa per guardare Elisabeth, le
sembrava molto nervosa.
-Devo andare in bagno!-
-Sicura
che non sia soltanto una sensazione? Succede quando si è molto
agitate…e tu cara cuginetta lo sei!-
Elisabeth scosse
vigorosamente la testa –Oh no, Brenda! Devo proprio andare in
bagno!!- sbuffò rassegnata –e questo vestito è
insopportabile!-
-Non dirmelo! Hai bisogno di
aiuto?-
-No ti ringrazio, farò da sola…devi solo avere un
po' di pazienza…ok?-
Brenda le sorrise con complicità –Non
ho fretta!-
Elisabeth le dedicò ancora uno sguardo, poi si
diresse di fretta in bagno. Brenda osservò sconsolata il
proprio vestito, quanto mai pesava? Perché le donne dovevano
soffrire a quel modo? Cosa c'era di così ammirevole in un
vestito del genere? Corpi stretti in gabbie di pizzo, ecco
cos'erano! Attraversò la stanza, aprì la porta per dare
un'occhiata, gli invitati dovevano essere arrivati, ben presto
sarebbe venuto a prenderle Will, doveva essere in una delle
stanze in quel corridoio, suo zio aveva messo a disposizione
una stanza per lui, ma soltanto per quella sera. Brenda ammirò
uno dei ritratti sul muro, era di Elisabeth, doveva aver avuto
non più di dieci anni, era stata davvero una bella bambina, ed
era senza dubbio una bella donna. Da bambine si erano
somigliate di più di quanto non si somigliassero ora.
Elisabeth aveva i colori degli Swann, da piccola aveva
ereditato persino le tradizionali lentiggini degli Swann,
lentiggini che aveva fatto fatica ad accettare ma che erano
andate via col tempo, come accadeva ad ogni Swann che si
rispetti…lei invece aveva ereditato quasi tutto da sua madre.
I suoi capelli erano scuri, così come i suoi occhi, niente
lentiggini ma una leggera, simpaticissima fossetta sulla
guancia destra che le spuntava quando rideva.Era ancora col
naso in su quando sentì quei rumori oltre la porta che aveva
ormai raggiunto. Si era allontanata lungo il corridoio senza
accorgersene, ed ora era davanti ad una porta chiusa…da dove
però arrivavano strani rumori.
-Che razza di idea!-
mormorò Will tentando disperatamente di venir fuori da quel
vestito. La situazione sembrava peggiorare ogni attimo di più,
non gli era parso così stretto quel dannato vestito, prima! E
l'idea di portare ritardo proprio la sera del fidanzamento…lo
faceva inorridire.
Se lo avessero trovato in quelle
condizioni non ci sarebbe stato nessun fidanzamento, questo
era certo.
Ed era QUESTO a renderlo ancora più nervoso,
abbastanza da restare intrappolato con la testa tra i lacci
del corsetto. Roteò su se stesso tentando di restare in
equilibrio, ci riuscì ma andò a sbattere contro lo
specchio.
-Serve aiuto?- domandò qualcuno.
Will
inorridì, era la voce della cugina di Elisabeth, Brenda! Era
la fine!
-Em…nnno…- rispose, ebbe l'accortezza di simulare
una voce femminile, ma dentro imprecava come un
marinaio.
-Sembra proprio il cont---------OH
SANT-------
Will si sentì afferrare con forza, non ebbe il
tempo di reagire, qualcosa calò sulla sua testa facendogli
perdere i sensi all'istante.
Elisabeth uscì dal
bagno, aveva già pronta una cosa divertente da dividere con
Brenda, un ricordo, qualcosa che le era venuto in mente pochi
attimi prima e che avrebbe divertito Brenda quanto aveva
divertito lei.
La stanza era vuota.
-Brenda?-
chiamò.
Fece caso solo allora che la porta era socchiusa,
si affacciò sul corridoio –Brenda?- chiamò piano –Brenda dove
sei?- attese qualche attimo, poi chiamò ancora. Brenda non era
lì…possibile che si fosse diretta al salone al piano terra da
sola?
Brenda riprese i sensi lentamente, la testa le
mostrava qualcosa di confuso e distorto che non riusciva a
comprendere, cosa stava accadendo? Qualcuno la stava portando
di gran lena da qualche parte, sussultava e bisbigliava
qualcosa con qualcun altro, provò a guardarsi attorno e solo
allora si rese conto di due cose che fino a quel momento
sembravano esserle sfuggite: aveva qualcosa sulla testa, un
sacco forse, che le impediva di vedere qualsiasi cosa; ed
aveva le mani legate dietro la schiena. L'uomo che la portava
sulle spalle le teneva le gambe bloccate con un braccio, sentì
un tonfo sordo ed un forte odore di mare, poi
l'inconfondibile, ipnotico rumore dell'acqua. Era su una
barca.
L'uomo che l'aveva tenuta sulla propria spalla sino
a quel momento la lasciò scivolare sul legno umido, Brenda
cercò di vedere oltre il piccolo foro del sacco che aveva
ancora in testa, si, era in mare, ma dove….spalancò gli occhi
incredula, era qualcosa che mai avrebbe pensato di poter
vedere…non da così vicino, almeno: una nave. Una enorme nave
nera, con i cannoni puntati come mille occhi nella notte, le
vele come il buio, riuscì a vedere la polena della nave: una
donna alata, forse un angelo, il braccio destro sul petto, il
sinistro sollevato in aria, a tenere un uccello dal collo
lungo…un cigno, forse. La barca vacillò ed il sacco si mosse
leggermente impedendo a Brenda di vedere oltre, ma per lei fu
abbastanza.
Il suo cuore esplose in battiti accelerati,
sentì il sangue scaldarle le gote, non erano spavento e paura
a trattenerle il fiato, era l'assoluta, magnifica certezza di
essere stata rapita.
Dai pirati.