PIRATES OF THE CARIBBEAN III: IL TESORO DI DEVIL'S THROAT
By Bridget
CAPITOLO
DODICESIMO: LENORA
Brenda sfregò nervosamente i
denti l'uno contro l'altro, fissando incessantemente Lenora.
Era ancora svenuta, stesa a terra da un lato, i lunghi
capelli a coprirle il viso. Le avevano legato i polsi dietro
la schiena, era stato divertente osservarli mentre lo
facevano, Lenora le era sembrata una bambola a grandezza
naturale, ora così indifesa.
Si sentiva
nervosa.
L'attesa era snervante.
Avrebbe voluto
strapparsi di dosso quei vestiti e lasciar respirare quella
pelle che bramava il tocco del suo Signore.
Incapace di
restare seduta, camminò in tondo, in quella capanna che
sembrava farsi sempre più stretta, scavalcando il corpo di
Lenora con un passo più ampio. Si fermò. Con la punta della
scarpa rovesciò sulla schiena la ragazza svenuta, le scostò i
capelli dal viso, la osservò, come la vedesse per la prima
volta.
Era bella.
Lo pensò provando un improvviso senso
di rabbia…perché Lui le aveva chiesto di portargliela?
Era
davvero come aveva detto o c'era dell'altro?
Se avesse
voluto anche Lenora?
Sentì di non poterlo accettare. Le
dita si strinsero attorno ai capelli della ragazza,
tremarono.
Lenora aprì gli occhi.
Scrollò la testa,
mentre Brenda si allontanava da lei, quasi spaventata
-…Brenda…- le doleva un po' la testa, per il colpo ricevuto,
ma per il resto si sentiva bene. Si alzò aiutandosi con i
gomiti, si guardò attorno, tornò a guardare l'amica –Brenda,
stai bene?-
Brenda la guardò confusa, serrò le mascelle,
ansimando –Si.-
Gli occhi di Lenora non sembrarono
lasciarla andare –Non sembra…- mormorò, assorta.
"Toglimi
quegli occhi di dosso" pensò Brenda, voltandole bruscamente le
spalle.
Lenora passò lo sguardo per tutta la capanna, era
simile a quelle dell'accampamento degli uomini del Volatore
Notturno. –Cosa succede?-
Le spalle di Brenda
sussultarono, ma non si voltò.
-Brenda…perché io sono
legata e tu…no…- qualcosa le balenò in testa, ma fu un
pensiero confuso, che svanì in pochi secondi, lasciandola con
la sensazione sfuggente e incompleta di un
sogno.
Improvvisamente Brenda si voltò, Lenora corrugò la
fronte, i lineamenti della ragazza erano come…cambiati. Gli
occhi brillavano, ma d'una luce cupa e malvagia, guizzavano
come in cerca di qualcosa, come se cercassero qualcosa che la
pelle già sentiva. La vide massaggiarsi languidamente il
collo, mentre il petto si alzava e si abbassava ad ogni
respiro.
-Brenda, ma cosa-------
La ragazza rise. Rise
ed il suono fu simile ad un urlo. I suoi occhi si fermarono su
Lenora, fissandola con sdegno e pietà –Oh, povera Lenora!-
esclamò, in tono falsamente compassionevole –La buona Lenora!-
serrò le labbra, riducendo gli occhi a due fessure colme
d'odio –Ti vedo finalmente per quella che sei.- sorrise –Una
stupida, volgare ragazzina che va con un uomo più grande di
lei di venti anni, convinta che il mondo debba inchinarsi al
suo passaggio!- rise –Oh, ma stavolta sarai tu ad inchinarti!
A strisciare!-
Lenora rimase immobile, fissando
quell'essere che somigliava a Brenda, ma che non era Brenda.
-Presto Lui arriverà, e sai cosa succederà quando sarà
qui? Sai cosa--------- gli occhi della ragazza sembrarono
esplodere, mentre fissavano qualcosa oltre Lenora. Lenora
cessò quasi di respirare, adesso sentiva anche lei una
presenza alle sue spalle, c'era qualcuno dietro di lei,
incombeva, divorava l'aria tutt'intorno.
-Mio Signore…-
mormorò Brenda in un sussurro. Sembrò rabbrividire di
desiderio, le labbra fremevano, le mani tremavano movendosi
lentamente sul collo.
Il suo Signore era finalmente
arrivato, e presto si sarebbero uniti, per sempre. Lo guardò
avidamente, incapace di distogliere lo sguardo dal suo volto
fiero e splendido, da quelle labbra che le davano piacere, da
quegli occhi d'un verde che mai avrebbe saputo descrivere, che
niente uguagliava. Lo desiderò febbrilmente, desiderò il suo
corpo, le sue mani, la sua bocca. Lui le sorrise e lei seppe
che presto sarebbe stata Sua. Finalmente.
Lenora sentì un
fruscio, simile ad un battito d'ali, o ad un mantello, l'aria
cambiò improvvisamente. Sentì freddo. Qualcosa l'afferrò per
la vita, avvinghiandosi a lei, tenendola talmente stretta da
non potersi muovere. Chiunque fosse alle sue spalle, la
cingeva con un braccio, un braccio forte e orribilmente
freddo.
Una voce senza età le parlò all'orecchio,
alitandole sul collo, un odore umido di sepolcro le entrò in
gola –Lenora.- parlava lentamente, quasi sapesse di avere ai
pedi il Tempo stesso.
La ragazza s'irrigidì, completamente
paralizzata. Non osò muoversi, il terrore di vedere
l'attanagliava.
-Prendete me, vi prego!- implorò quasi
Brenda. Lenora detestò quel tono di preghiera, perché Brenda
non si stava sacrificando per salvare lei, si stava
offrendo.
Il Volatore Notturno allungò una mano,
accarezzando Lenora su una guancia. Lenora sussultò, vide una
mano scarna, grigia, con dita lunghe e nodose, artigli
irregolari e curvi, sporchi e orribilmente affilati. Sentì la
rugosità sulla sua pelle, quel freddo che le entrava dentro,
facendola tremare. –No Brenda. Prima prenderò lei. Vero,
Lenora?-
Brenda tese le mani, implorante –Vi
imploro…-
-Non osare contraddirmi, Brenda.- continuò la
voce.
La ragazza strinse disperatamente i pugni,
desiderando la morte di Lenora, non poteva sopportare che Lui
la tenesse così stretta, che le sue mani lunghe e ben curate
l'accarezzassero.
-Non lo trovi giusto, Lenora?- stava
continuando Lui, tenendola sempre più stretta –Non trovi
giusto che prenda prima te?-
Lenora respirò a fatica,
quell'odore era nauseante –Che cosa le hai fatto?- mormorò
–Come hai fatto a ridurla così?-
Lo sentì ridere, piano
–Vuoi che te lo mostri?- le sfiorò l'orecchio con le labbra
–Te lo mostrerò.- sussurrò.
Le scostò i capelli scoprendole
il collo, facendole saltare i primi due bottoni della camicia
con i suoi artigli –Te lo mostrerò.- ripeté. Lenora sentì le
labbra fredde del Volatore Notturno sulla sua gola, tentò di
divincolarsi, ma qualcosa di feroce e appuntito le lacerò la
pelle, lasciandola senza respiro. Urlò di dolore mentre
sentiva il sangue correrle via, risucchiato da quell'essere
mostruoso, che la cingeva senza pietà.
Brenda si morse le
labbra, al colmo dell'eccitazione e dello stordimento, vedere
il suo Signore, le sue calde labbra succhiare sangue dal collo
di Lenora in quello splendido bacio d'amore la faceva
impazzire, era suo quel posto, doveva essere lei quella tra le
Sue braccia.
Il Volatore Notturno lasciò il collo di
Lenora, tornando a parlare all'orecchio, la sorreggeva,
adesso, mentre Lenora abbandonava la testa sul petto,
sussultando. –Aah!- mormorò Lui, provando piacere, sollevando
la testa della ragazza, adagiandosela sul petto, nel quale un
cuore morto da ormai lungo tempo imputridiva lentamente –Il
tuo sangue!- continuò –Spietato e crudele…- sorrise, mentre
Lenora cominciava a piangere. Un pianto debole e disperato, di
chi sa che non ha altra scelta che arrendersi.
La creatura
alle sue spalle allungò il collo socchiudendo gli occhi,
deliziato da quel suono e quel sapore. –Vieni, Brenda.-
ordinò.
La ragazza sentì il cuore esplodergli, ecco, ora
sarebbe stato il suo momento. L'aveva aspettato per così a
lungo. Avanzò lentamente, toccandosi il petto per impedire che
il cuore balzasse fuori.
Lenora trovò la forza di
guardarla, la vide avvicinarsi, con labbra socchiuse e
umide.
-Ora porta il mio marchio, cibati di lei e sarai con
me nell'eternità, per l'eternità.-
Lenora tentò ancora di
divincolarsi, cercò le forze che ancora aveva, provò a
ribellarsi –Brenda! Brenda non farlo!- disse, tra le lacrime
–Brenda!- la guardò negli occhi, vide gli occhi di una donna
innamorata, improvvisamente capì –Brenda sono io, sono Lenora!
Guardami!- tremò –Non è come lo vedi, non è l'uomo che pensi.
E' un essere infernale, un------
Brenda non l'ascoltava,
non l'udiva nemmeno. Un artiglio tagliò appena il collo di
Lenora, dall'altra parte, un artiglio che Brenda non vedeva.
Lenora fissò la ragazza con orrore –No…no…- mormorò.
Il
Volatore Notturno annuì lentamente, mentre Brenda si calava
sul collo di Lenora, succhiando dalla ferita che Lui le aveva
offerto. Lenora urlò di nuovo, i denti inesperti di Brenda la
graffiavano, la mordevano, ed il sangue diventava fuoco,
mentre le veniva succhiato via. Brenda chiuse gli occhi e
continuò a succhiare, sotto lo sguardo feroce della Creatura
mentre la resistenza di Lenora si faceva debole, e ancora più
debole. Brenda staccò finalmente le labbra da lei e lei cadde
a terra, priva di forze.
-Adesso attendi.- ordinò il
Volatore Notturno, senza prestare attenzione alla sua
schiava.
Lenora mosse piano un braccio, la fune che l'aveva
tenuta legata si era sciolta, strisciò pesantemente la mano
sulla sabbia, toccandosi il collo in fiamme. Respirava male e
sentiva molto freddo, tremava senza rendersene conto. Voltò la
testa nella sabbia, e per un attimo vide il Volatore Notturno
con gli occhi di Brenda, vide ciò che era stato nella sua vita
mortale, prima che la Morte, il Male e la Putrescenza lo
rendessero ciò che era, vide un giovane dallo sguardo sicuro e
fiero, i lunghi capelli neri raccolti e le labbra d'un rosso
acceso.
lo vide.
Poi incontrò il suo sguardo.
La
sollevò come fosse senza peso, completamente inerme tra le sue
braccia –Vuoi vedere, Lenora?- disse lui –Vuoi davvero
vedere?-
Lenora non ebbe scelta, il suo viso, rivolto
contro quello del Volatore Notturno, non aveva scampo, e lui
si mostrò.
Gli occhi di Lenora fissarono l'orrore incapaci
di sfuggirgli, tentò di urlare ma scoprì di non esserne
capace, riuscì solo a piangere, mentre le lacrime mascheravano
in parte quell'abominio che la fissava.
Dwight Renfield
mosse il muso da ratto in un sorriso distorto, spalancò quelle
che dovevano essere le labbra, estendendo oltre ogni ragione
umana la gigantesca mandibola, due enormi denti retrattili
inchiodarono il collo della ragazza, tranciando la carotide e
la giugulare come fili di una vecchia ragnatela. Il rumore dei
tendini e delle ossa che si spezzavano ricordò a Brenda i
piccoli rami che d'inverno cedevano sotto il suo peso,
nell'enorme giardino del Palazzo del Governatore, sorrise, fu
un dolce ricordo.
Il Volatore Notturno succhiò impietoso,
alzò la testa, lasciando la sua preda, improvvisamente
disturbato da qualcosa. Abbandonò Lenora, lanciando in aria un
gorgoglio rabbioso.
Brenda si portò una mano al ventre,
allungando l'altra verso il punto in cui il suo Signore era
stato sino a quel momento.
Lui se ne era andato.
L'aveva
lasciata lì, sola.
Mosse un passo per tentare di
raggiungerlo, fu allora che Duarte l'afferrò per le braccia,
chiamandola per nome.
Jack irruppe nella capanna brandendo
la spada, Lenora era scompostamente a terra, la prese tra le
braccia dando ordine di affrettarsi.
-No!- urlò Brenda
tentando di liberarsi dalla presa di Duarte –No! Lasciatemi!
Devo andare da Lui! da Lui!- urlò tra le lacrime.
Duarte la
spinse fuori dalla capanna, correndo dietro a Jack,
domandandosi cosa fosse tutto quel sangue che aveva visto
sulla sabbia.
Percorsero il tunnel di pietra, dove Will e
Gibbs attendevano. La luce delle monete d'oro dava loro un
aspetto irreale.
Duarte tenne ferma Brenda, stupito dalla
forza della ragazza –Will! Dammi una mano!- urlò. Insieme la
bloccarono, tenendola ferma –E' in piena crisi isterica!-
Jack adagiò Lenora a terra, liberandosi della spada
–Lenora!- chiamò –Avanti Lenora, apri gli occhi.- disse,
scostandole i capelli dal viso. Si guardò le mani, sporche di
sangue, i capelli di Lenora, intrisi e rossi, -Dai Lenora,
respira, non puoi farmi questa carognata, respira!- scostò la
camicia e solo allora si rese conto.
Due enormi fori le
avevano tranciato la gola, schegge bianche trattenevano
capelli che finivano nelle ferite, ed il sangue era ovunque.
Jack colpì piano la guancia bagnata della ragazza, in un
disperato tentativo di svegliarla
–Avanti!-
-Jack…-
-Forza Lenora! Ti conosco, tu non ti
arrendi mai, sei il pirata più testardo
che……-
-Jack.-
L'uomo alzò il viso sconvolto verso
Duarte.
-Jack…è finita.- disse, in un'espressione contorta
dal dolore –E' morta.-
Gibbs abbassò la testa coprendosi il
volto con le mani.
Gli occhi di Jack fissarono il
portoghese con ferocia –Lenora. Non. E'. Morta.- disse. Tornò
a guardarla.
La prese per le spalle, sollevandola
delicatamente, la testa della ragazza s'inclinò in una
posizione innaturale ed inaccettabile.
-Jack….ti prego.-
mormorò ancora Duarte, ormai vinto dalle lacrime –Lasciala
andare.-
L'uomo guardò il giovane, chiuse gli occhi,
sollevò premurosamente la testa di Lenora, guardandola.
Avvicinò il viso al suo, incurante di tutto quel sangue,
poggiò le labbra tra gli occhi chiusi della ragazza, cedendo
al dolore, al pianto.
Brenda rise, fissando quel corpo che
per lei non aveva nessun valore.
-Falla stare zitta,
Duarte.- ordinò Will incurante delle lacrime che gli rigavano
il viso.
Jack trascinò Lenora tra le monete d'oro,
adagiandola con cura, sistemandole i capelli, la baciò sulle
labbra –Dobbiamo portarla sulla sua nave- disse, a nessuno in
particolare.
Si accorse della vicinanza di Gibbs solo in
quel momento, lo vide chinarsi e lasciare qualcosa in una mano
di Lenora.
La tasca di rum.
Gibbs si allontanò, in
silenzio com'era arrivato.
Jack si sfilò l'anello
dall'indice infilandolo all'anulare di Lenora, le baciò la
mano, asciugandosi gli occhi velocemente.
Si chinò su di
lei, su quel viso di cui mai avrebbe pensato di dover fare a
meno –Ti amo Lenora Sparrow.- sussurrò, mentre l'alba ripuliva
il cielo dagli ultimi ricordi di una notte da
dimenticare.