PIRATES OF THE CARIBBEAN III: IL TESORO DI DEVIL'S THROAT
By Bridget
CAPITOLO
16: LA NIGHTFLYER
La notte mescolava il suo
nero mantello con le scure e silenziose acque oceaniche,
deserte e cupe, mentre l’ombra della Gola del Diavolo si
stagliava, mostruosa, in un orizzonte confuso. La scialuppa
avanzava, alzandosi ed abbassandosi secondo il lento ondulare
del mare, nel buio totale. Il sole ancora riposava, ignaro
della Morte che incombeva, ghignante e orrendamente diabolica.
Jack fissava dritto innanzi a sé, in ginocchio, sulla prua
della scialuppa, mentre quel mostro addormentato si faceva
sempre più vicino, imponente, terribilmente reale, una massa
nera sospesa davanti a loro: la Nightflyer.
-Aye…- esclamò
piano, incapace di guardare altrove. Dietro di lui, Will e
Gibbs spalancarono la bocca in silenzio, improvvisamente
catturati da quella nave dalle dimensioni impossibili. Duarte
rimase immobile, non alzò la testa, pur sapendo che la nave
era lì, accarezzò distrattamente i capelli di Brenda, così
lontana, distante…la ragazza aveva lottato con tutte le sue
forze, ma erano riusciti ad imbavagliarla, per renderle
impossibile qualsiasi azione che avrebbe reso vana la loro
incursione notturna. Ora giaceva in fondo alla scialuppa,
immobile, lo sguardo perso nel nulla, come se i suoi occhi
fossero aperti, si, ma dormissero.
Lenora osservò il volto
contratto del portoghese, la piccola lanterna ai piedi della
scialuppa illuminava debolmente –Non la guardi neanche?-
domandò.
Il ragazzo scosse la testa –La conosco.- voltò il
viso contratto, verso di lei –Non è una nave che si dimentica,
quella.-
Lei annuì, fissò l’ombra scura, ormai
vicina.
La Nightflyer.
La nave in cui aveva vissuto per
due anni.
La nave che tagliava il mare al suo passaggio,
facendolo sanguinare.
Fissò la poppa, nera, alta, le forme
scure che giocavano con l’oscurità, che lei conosceva, erano
rappresentazioni di strani animali notturni, simili a
pipistrelli, ma dalle ali più lunghe.
L’affiancarono,
accostandola, sfilandole accanto, sembrava non finire mai.
Jack si alzò in piedi, sfidando con gli occhi quell’immensa
nave, la sfiorò con le dita, sentendone tutto il freddo, come
se niente di vivo, di umano vi albergasse, mentre la notte le
stava appiccicata come un’alga infernale.
Fu il primo ad
arrampicarsi lungo lo scafo, afferrando saldamente la corda
che pendeva come un lungo serpente addormentato. Raggiunse la
ringhiera, salendo sulla nave.
Dietro di lui, Gibbs e Will
si mossero per raggiungerlo, mentre Duarte teneva Brenda per
le braccia, pronto a dover fare tutto il necessario per
convincerla a salire. Ma con sua sorpresa scoprì che non ce
n’era bisogno, poiché Brenda, animata da un richiamo che solo
lei poteva sentire, si era aggrappata alla corda, pronta a
salire sulla nave del suo Signore. Duarte e Lenora si
scambiarono uno sguardo silenzioso, salirono dopo di lei.
-Mille diavoli scalzi!- esclamò Gibbs incredulo. I peli
del corpo si erano rizzati come fosse stato sfiorato dalla
Morte in persona, sgranò gli occhi vincendo il buio –E questa
sarebbe la terribile Nightflyer?- mormorò, passando lo sguardo
sulle tavole incrostate, sul ferro divorato dalla ruggine,
sulle corde marce, sulle casse divorate dal tempo e
rosicchiate dai topi, sul sartiame imputridito e maleodorante.
Scosse la testa –Non mi piace…- cercò il pirata con lo sguardo
–Non mi piace Jack.-
Jack rimase in silenzio, alzando un
sopracciglio senza fare altro. Lentamente avanzarono lungo il
ponte, sopra tavole scricchiolanti, che sembravano lanciare
urla sotto il loro peso.
La nave era totalmente deserta,
abbandonata. Abbandonata non il giorno prima o due, ma anni,
anni prima, anni durante i quali il mare, le tempeste, ed il
tempo, avevano compiuto il loro lento, inesorabile lavoro,
trasformando la Nightflyer in un orrendo relitto
putrescente.
Jack si fermò, fissando con diffidenza gli
oggetti ai loro piedi.
-Ma che…- Will arretrò
istintivamente, osservando quell’oscenità che così
impietosamente brillava nel buio.
Ossa.
Ossa
umane.
-No…- mormorò Gibbs barcollando. Il sudore freddo
che gli imperlava la fronte sembrò gelare, al primo soffio di
vento.
-La nave è troppo grande, dobbiamo dividerci.-
-Ma Jack…-
-Will, tu vieni con me. Voi invece restate
insieme, potreste avere bisogno di trattenere Brenda.- disse,
in un tono che non ammetteva repliche.
Will si accostò al
pirata, incapace di smettere di osservare quell’assurdo
ossario ai suoi piedi, domandandosi da quanto tempo fosse lì,
e a chi fossero appartenuti tutti quei teschi.
-Aye Jack.-
Lenora annuì, colpendo piano Gibbs ad un braccio, l’uomo
s’impedì d’urlare, quel tocco leggero ed inaspettato l’aveva
colto di sorpresa, era facile pensare ad esseri invisibili e
terribili, in un posto come quello.
-Noi scenderemo di
sotto.- continuò Jack, prendendo con sé la lanterna. Will lo
seguì, ben lieto di allontanarsi da quel posto.
Duarte
osservò il Capitano allontanarsi, senza lasciare la presa su
Brenda, la ragazza aveva gemuto un paio di volte, ma non era
riuscito a capire cosa dicesse.
-Li aspettiamo qui?-
propose pallidamente Gibbs, ben sapendo che non sarebbe stato
così.
-No.- Lenora si guardò attorno –Ci dirà Brenda dove
andare- si voltò verso di lei –Vero,Bren?-
La ragazza
sembrò destarsi da un profondo sonno, mosse la testa verso di
lei con occhi colmi di luce spettrale, le sorrise, ma non
c’era nulla della Brenda che conoscevano, in quel sorriso.
Roteò gli occhi in un’espressione di meraviglioso stupore,
mentre il viso si tramutava in gioia, estasi, Amore. Duarte
serrò le mascelle, detestava vederla in quel modo, aveva il
suo debito con il Volatore Notturno, e l’avrebbe odiato
comunque, ma quello che stava facendo a Brenda lo colmava di
un odio nuovo, più intenso, feroce. Amava profondamente
Brenda, l’aveva amata dal primo istante in cui l’aveva vista,
ed avrebbe dato la propria vita, per riaverla
com’era.
Brenda sospirò, voltando finalmente la testa in
una direzione precisa. Lenora la seguì con lo sguardo, le si
accostò –Lì?- domandò –E lì che dobbiamo andare?-
La
ragazza sospirò ancora, annuì assente, fissando l’oscurità. Le
sue labbra si sciolsero in un sorriso, il collo sembrò
pulsare, qualcosa la stava chiamando, qualcosa in
quell’oscurità, che solo lei poteva vedere.
-Lenora, sei
sicura? Io non sono convint---
-Gibbs, non sai più
riconoscere l’ordine di un capitano?- l’interruppe risoluta
Lenora, lo fissò il tempo necessario per fargli capire che non
aveva scelta, che nessuno di loro aveva scelta, poi puntò
dritto verso l’oscurità.
Le scalette che portavano
di sotto erano ricoperte di un sottile strato di una sostanza
verdognola e scivolosa, Jack la toccò con le dita, le sfregò,
annuendo.
-Cos’è?- domandò Will chinandosi su di lui, in
un’espressione di disgusto.
-Muschio marino, giovane
Turner.-
Will corrugò la fronte –Muschio marino?-
-L’ho
già detto io.- rispose, distrattamente. Scese i gradini,
facendo attenzione a non scivolare, dietro di lui Will scese
in silenzio, non prima di essersi assicurato che non vi fosse
nessuno alle sue spalle. Aveva avuto la sensazione di essere
spiato, ma decise di tenerlo per sé.
Dentro era buio,
maleodorante, ombre danzavano sotto la luce fioca della
lanterna, assumendo forme che facilmente potevano confondere
gli occhi umani. Ombre spettrali, maligne.
-Che puzza!- non
poté trattenersi il ragazzo, desiderando di poter uscire da lì
al più presto. Perfino Gibbs l’avrebbe pensato, si disse.
Quell’odore sembrava ristagnare lì da secoli.
-Mh, molto
interessante.- commentò Jack illuminando le pareti. Erano
ricoperte di muffa, scivolose, umide. Avanzò nell’oscurità,
ignorando l’orribile odore. Un odore nuovo, ancora più acuto e
nauseante.Raggiunse la cabina del capitano, sorridendo.
–Bene,bene,bene.- mormorò, spingendo la porta accostata. Il
rumore fu simile ad un lamento, Will continuò a guardarsi alle
spalle, ancora quella strana sensazione. Le narici dei due
pirati furono inondate da quell’odore orribile, sembrava
venire proprio da quel luogo, come se qualsiasi cosa fosse ad
emanare quel nauseante putridume, dimorasse lì. Will e Jack
osservarono la cabina. Doveva essere stata una grande camera,
con mobili ed oggetti importanti, preziosi. Dwight Renfield
era stato un grande Capitano e certamente non aveva badato a
limitazioni, nell’arredare la sua camera, il suo regno. Ma
questo molti, molti anni prima.
Prima che quegli oggetti
venissero divorati dal marciume, prima che quei vetri
venissero ricoperti di quella patina viscida e grigiastra.
Le pareti ed ogni oggetto all’interno della cabina
grondavano sangue. Sangue nero, rappreso, era dappertutto.
Grumi sui vetri, sui mobili, ovunque.
-Ma cosa e’ successo
qui dentro?- mormorò Will, continuando ad osservare
quell’incredibile spettacolo.
Jack camminò lungo la stanza,
raggiungendo il tavolo sotto la finestra, sudicio di sangue.
Una lanterna. Una bussola. Un quaderno. Vi passò la mano
sopra, sentendone la ruvidità, la copertina era scura e
rigida. Lo prese, passando la lanterna a Will. Il ragazzo gli
fece luce, osservando le lunghe dita del pirata accarezzare
quello che a prima vista sembrava il diario di bordo del
Capitano.
Jack sembrò indugiare, con le dita sospese a
mezz’aria, poi aprì finalmente la copertina. Fece scorrere le
pagine scritte in una grafia pulita ed elegante. Macchie dalle
forme più strane coprivano tratti di pagine, come se mani
colme di sangue avessero sfogliato quelle pagine ancora e
ancora.
Arrivò all’ultima pagina scritta, avvicinando la
lanterna per leggere meglio.
Un’unica frase, scritta dalla
stessa mano delle pagine precedenti, ma con una grafia
alterata, più simile ad uno scarabocchio “Non è l’uomo che
sembra, ora lo so! Ma è tardi ormai. Che Dio mi perdoni! Che
Dio aiuti la Nightflyer e la mia ciurma!” la scritta
s’interrompeva bruscamente. Le pagine che seguivano erano
imbrattate di sangue, e niente altro.
Will scosse la testa
–Tu ci capisci qualcosa, Jack?- domandò, guardando il pirata.
Jack non sembrò ascoltarlo –Jack!-
Finalmente il Capitano
lo guardò –Credo di capire.- disse, chiuse il quaderno e
qualcosa cadde a terra. Si abbassò a raccoglierla, rimanendo
in silenzio.
-Cos’è?-
Jack scosse la testa lentamente,
pensieroso.
-Cos’è, Jack?-
Gli mostrò finalmente il
foglio caduto a terra, Will avvicinò la lanterna per vedere
meglio, sgranò gli occhi, guardò Jack –Dio..- disse, sentendo
la pelle rabbrividire dietro il collo. –Dobbiamo andare via di
qui, Jack! Troviamo gli altri e filiamocela!- disse,
allontanandosi. Fece per tornare indietro quando la luce della
lanterna illuminò qualcosa che sino a quel momento era rimasto
nascosta, nell’oscurità. Impietrito rimase immobile, mentre il
cuore batteva con violenza, ed un urlo di terrore gli moriva
in gola.