PIRATES OF THE CARIBBEAN III: IL TESORO DI DEVIL'S THROAT
By Bridget






CAPITOLO 17: LA NIGHTFLYER –SECONDA PARTE.



Gibbs restò immobile trattenendo il fiato –Cos’e’ stato?- domandò, passando lo sguardo da Duarte a Lenora. Duarte si guardò attorno, aveva sentito anche lui qualcosa, ma non era sicuro fosse stato un rumore reale o la sua immaginazione. La nave era vecchia e con mille scricchiolii, era dunque facile confondersi, l’atmosfera cupa e claustrofobia, nonostante fossero in mare aperto, lasciava vagare la mente al confine tra l’immaginazione e la realtà, ed era possibile credere di aver sentito qualcosa.
-L’avete sentito, no?- continuò Gibbs annuendo. I due pirati annuirono con lui, continuando a guardarsi intorno. Non Brenda, lei guardava dritto dinanzi a sé, come fosse già stata lì e sapesse esattamente dove andare.
-Da dove veniva?-
-Credo da poppa…anzi, ne sono sicuro.-
-Perfetto Gibbs, va a vedere.-
Gibbs corrugò la fronte, contrariato –Cosa?-
-Hai sentito, Gibbs.- tagliò corto Lenora riprendendo a camminare verso prua.
L’uomo sospirò rassegnato –Semmai torneremo a Tortuga dovrete offrirmi rum per l’intero giorno, per quello che sto per fare.-
-Una cassa, Gibbs.-
-Uh?- fece l’uomo, voltandosi verso di lei.
-Avrai una cassa di rum, adesso va.-
Gibbs fece un mezzo sorriso, allontanandosi dal gruppo. La notte incombeva su di lui, sulla nave. E più lui avanzava più la sensazione di essere osservato si tramutava in certezza. Cominciava ad essere sicuro che qualcuno, nascosto nell’ombra, lo stesse osservando, con occhi infernali, famelici, colmi d’odio. Anche lui scrutava nel buio, nella speranza di scorgere qualcosa. Ma non vide niente.
Poi…
Lo udì.
Di nuovo.
Quel rumore quasi impercettibile, come una parola sussurrata, come due stoffe che si sfregano, …eppure l’aveva sentito, l’aveva sentito di nuovo.
Qualcosa si mosse alla sua destra, fu un movimento fulmineo ed improvviso, un’ombra che c’era e che adesso non c’era più, l’occhio di Gibbs non se lo lasciò sfuggire.
Un chiarore innaturale mostrò a Gibbs angoli della nave che prima non vedeva. La luna si fatta strada tra le enormi nuvole scure. Notò che sotto quella bianca luce l’intera nave assumeva un aspetto nuovo. Riprese a camminare, tornando verso il punto in cui sapeva esserci quel mucchio d’ossa. Ma prima di arrivarci si arrestò di nuovo.
Cos’era quello? Lo stesso fruscio di pochi attimi prima? O un battito d’ali? Ali…enormi.
Improvvisamente realizzò di non essere solo. Seppe con chiarezza che qualcuno era lì con lui… alle sue spalle. Con la gola in fiamme si voltò lentamente, spalancando la bocca mentre i suoi occhi sembrarono voler uscire fuori dalle orbite: a circa mezzo metro da lui una figura umana, immobile, lo fissava. Gibbs trattenne il fiato, terrorizzato ma al contempo attratto da quanto vedeva. Mai, in tutta la sua vita, aveva visto una donna bella come quella. Era splendida, avvolta in un morbido vestito bianco, che le lasciava scoperte le cosce slanciate. Aveva la pelle dello stesso colore della luna, lunghi capelli neri ed ondulati, occhi scuri come la notte sino a quel momento. Le fissò le labbra, quel sorriso enigmatico, quel collo lungo e fino, la curva dei seni. Non sembrava affatto sorpresa di vederlo lì, come se stesse aspettando quel momento da molto tempo.
-Chi…chi sei?- disse lui, restando fermo sul posto nonostante quello strano richiamo che la donna sembrava emanare.
La donna rimase immobile.
-Capisci la mia lingua?-
Finalmente mosse la testa, lentamente, in alto, in basso…un si. Gli sorrise con sensualità, movendo appena il suo corpo seminudo.
-Non puoi parlare?-
La vide muovere piano le braccia, invitandolo ad avvicinarsi. Gibbs dovette ricorrere a tutta la sua forza di volontà per non correre da lei. Aveva cominciato a sentire un odore, qualcosa di molto delicato, quasi impercettibile, ma il vento si stava alzando, portandogli quella strana essenza non una ma cento volte, finchè l’intero mondo sembrò riempirsi di essa.
-Sei sola?- le domandò.
La donna assunse un’aria imbronciata, voleva forse fargli capire di essere dispiaciuta del suo rifiuto? Con un nuovo invito delle braccia, la donna chiese a Gibbs di farsi più vicino. Qualcosa sussurrò all’orecchio dell’uomo che non sarebbe successo niente che non avesse voluto anche lui, gli disse che quella donna, quella splendida donna era lì per lui ed avrebbe fatto qualsiasi cosa per renderlo felice. Quelle braccia l’avrebbero stretto, avvolto, e lui avrebbe affondato il viso tra quei magnifici seni, le lunghe gambe nude della donna si sarebbero avvinghiate a lui, e lei sarebbe stata la più dolce delle prigioni. Gli sembrò quasi di sentire quelle mani su di sé, e scoprì di non desiderare altro.
Mosse il primo passo, e la vide sorridere.
Mosse il secondo passo, e lei annuì.
Mosse il terzo, e lei rise, mostrando denti lunghi ed affilati.
Mosse il quarto passo, ancora due e sarebbe stato tra le sue braccia, suo per sempre.
-Gibbs!-
La donna si ritrasse con violenza in un verso animalesco mentre Duarte raggiungeva Gibbs correndo. Il pirata lo guardò come si fosse svegliato solo allora da uno strano sortilegio.
-Che stai facendo, Gibbs?-
-Non hai…non hai visto quella…- mormorò, indicando il luogo in cui sino a pochi istanti prima era stata la misteriosa figura.
Duarte chinò la testa da una parte –Quella…cosa?-
-Quella…- scrollò la testa, incredulo, prese aria e fissò il giovane pirata –C’era una donna proprio lì. Fino a qualche istante fa, non puoi non averla vista!-
Duarte s’inumidì le labbra, alzando le spalle –Non ho visto nessuno, Gibbs. Sei sicuro di stare bene?-
-No senti Duarte, ti dico che c’era una donna lì, proprio lì!- alzò le mani in segno di resa –Aye…non l’hai vista o non hai guardato in quella direzione?-
-Ho guardato, Gibbs, e non c’e’ mai stato niente.- Duarte si passò una mano tra i capelli, improvvisamente prigioniero di un ricordo –Santo Dio!- mormorò –Di nuovo…-
Gibbs si animò, corrugando la fronte –Cosa?-
-Brenda e Lenora…sono rimaste sole, era quello che voleva, dobbiamo tornare da loro, adesso.-




-Non bene…non bene…- mormorò Jack, allungando una mano verso la splendida cassa adagiata sul letto del capitano. Scivolò con le dita sul legno, affascinato.
Will lo seguì con lo sguardo, incredulo. Quella era una cassa da morto, come poteva Jack accarezzarla a quel modo? –Jack, dobbiamo tornare dagli altri!- ricordò, con voce acuta, tentando di ignorare quel lungo oggetto, pieno di terriccio e disgustose larve.
L’uomo annuì lentamente, senza distogliere lo sguardo da quel legno. Colpì piano la cassa, in un gesto che Will non seppe come interpretare, ma il ragazzo fu ben lieto di vedere il pirata incamminarsi verso l’uscita. Quello che avevano visto su quel foglio gli aveva messo addosso una paura del diavolo, dovevano affrettarsi prima che fosse troppo tardi.


Brenda si voltò soddisfatta, osservando Lenora. Il giovane capitano fissava il castello di prua, incapace di qualsiasi movimento.
Lì, in quel luogo illuminato dalla luna, due uomini discutevano animatamente, a voce abbastanza alta da poterne ascoltare le parole.
Lenora aggrottò le sopracciglia, sorpresa.
Sul castello di prua, il giovane Dwight Renfield guardava fisso negli occhi il suo primo ufficiale: Barbossa.
-Hai fatto la tua scelta?- gli domandò.
Barbossa annuì, sorridendo –Tu ed io ci somigliamo, Dwight. So che non dai niente per niente. La tua proposta è interessante, Capitano, ma sono sicuro di sapere cosa vuoi in cambio.-
Dwight ricambiò il sorriso –Davvero?-
-Dwight!- Barbossa sospirò senza smettere di guardarlo, nonostante il vento soffiasse dentro i suoi occhi –So tutto. Hai bisogno di sangue. Sangue giovane, molto giovane. E sulla Nightflyer c’è esattamente quello che cerchi.- fece una pausa –Non è così?-
-E’ così, Barbossa. Ma non pensare a questo. Pensa al potere, alla ricchezza, all’immortalità.-
Barbossa l’interruppe con un cenno del capo -Non ti darò mia figlia, Dwight. Non sacrificherò Lenora.-
La ragazza soffocò malamente un brivido, non combattè contro il dolore che sentiva crescerle dentro. Ma lasciò che le fiamme della rabbia la divorassero. Era cresciuta nell’odio più sfrenato per suo padre, un uomo che si era preso il disturbo di tenerla con sé ma che non aveva mai avuto tempo per lei.
La ferita si riapriva ad ogni parola, e Barbossa parlò ancora.
-E’ la mia scelta.-
-Tu sai cosa vuol dire, vero?-
-Lo so. Ma la mia risposta non cambia, Lenora resta con me. E per avere lei dovrai prima uccidermi.-
La ragazza spalancò la bocca, gli occhi si riempirono di lacrime, mare nel mare.
-Non so cosa tu stia vedendo, Lenora – Duarte raggiunse ansimando la ragazza, fissando il punto in cui stava guardando lei –Ma qualsiasi cosa sia non è reale. Non è reale, Lenora, non è reale.-
Lenora serrò le mascelle, rabbiosa.
-Se questa è la tua decisione, Barbossa, sai già cosa ti aspetta.- stava dicendo Dwight Renfield.
-Barbossa!- urlò lei, passando lo sguardo dall’uno all’altro.
Barbossa sembrò non udirla, rimase immobile e lentamente svanì nel nulla, Dwight Renfield si voltò verso di lei, con aria soddisfatta –Lenora!-
Gli occhi di Duarte si riempirono di odio, finalmente lo vedeva.
-Bentornata a bordo, Lenora.- mosse un passo verso di lei –Dovresti essermi riconoscente, ti ho finalmente mostrato come andò. E adesso che sai sarà molto più divertente per me, ucciderti.- le sorrise, mentre Brenda sorrideva con lui –Ho visto com’è morto tuo padre, c’ero anch’io quella notte alla isla de Muerta, sei come lui, Lenora, ed io l’ho sempre saputo.-
Lenora si portò velocemente una mano alla fasciatura del collo, profonde fitte le serravano la gola, si massaggiò in una smorfia, tornò a guardarlo.
-Adesso è il momento che tu venga da me, Lenora.- protese le mani verso di lei –Ciò che non fu sarà, è il destino che lo chiede. Vieni.- la sua voce era musica in quel luogo freddo ed ostile. Era impossibile resistergli, difendersi, negargli qualsiasi cosa avesse chiesto.
Duarte strinse la propria spada, soffiando aria dal naso, si accorse del movimento di Lenora, aveva mosso un passo verso Dwight, stava andando verso di lui! La guardò sorpreso –Lenora…no!-
-Vieni…- ripetè quella voce suadente, irresistibile.
Lenora lasciò cadere la spada, incapace di sfuggire allo sguardo di Dwight. Avanzò verso di lui, tornando a massaggiarsi il collo dolorante.
Pochi passi la dividevano da quell’uomo, che l’attendeva a braccia aperte, come un padre che accoglie di nuovo il proprio figlio tra le braccia dopo lungo tempo –Vieni…- sussurrò appena.
Will e Jack corsero lungo la tolda, raggiungendo il piccolo gruppo in quel momento, alle spalle di Lenora. La videro salire le scalette del castello di prua, raggiungere il giovane Dwight Renfield, disarmata.
-Lenora..- mormorò Jack fermando Will, pronto a correre verso di lei. Il ragazzo lo guardò sorpreso, Jack scosse lentamente la testa, spostando gli occhi su Lenora.
Il giovane Capitano sentì le vene del collo pulsarle dolorosamente, come se le ferite si stessero riformando, riaprendo. Scivolò con le dita lungo la fasciatura, solo allora sentì la consistenza del cuoio che portava al collo…il laccio al quale aveva messo…le dita si chiusero attorno al piccolo oggetto: all’anello.
L’anello di Jack.
Lenora ne sentì la compattezza, la forza, l’energia…sentì Jack.
Sentì la sua voce chiamarla per nome, ed era un suono ancora più dolce di quella dell’uomo che l’attendeva sulla prua.
-Sei cibo per vermi, Dwight Renfield!- disse, ghignando.
Il sorriso di Dwight si spense, mentre Lenora afferrava il coltello sotto la camicia e si avventava su di lui. Lo raggiunse al collo, aprendogli una ferita lunga e superficiale.
Il volto del giovane sembrò acqua di lago sotto la pioggia, si mosse, vibrò, pulsò, e di lui non fu più niente.
Fu il Volatore Notturno.
Gli artigli della possente mano lacerarono la camicia di Lenora, facendola volare giù dal castello di prua. La ragazza rimbalzò su una cassa divorata dall’umidità, il legno cedette sotto il suo peso, facendola cadere sulle corde ammonticchiate. Si rialzò scrollando la testa, sospirando. La sua pazienza era giunta al termine, cercò la propria spada, fu Duarte a porgergliela.
Il Volatore Notturno fissò i pirati dall’alto, mentre impietosa la luna mostrava il volto dell’essere ghignante, mostruoso, ripugnante.
Il vento smosse il suo mantello e per un istante fu un immenso pipistrello pronto a saziarsi, senza alcuna pietà.
-Adesso basta Dwight – mormorò la ragazza, agitando lentamente la lama in aria.
L’essere mosse la testa, emise un suono simile ad un tuono, una risata, forse –Voi!- disse –Stupidi, insignificanti mortali! – li guardò –Davvero pensate di potermi battere? Davvero credete sia così facile uccidermi?-
-Tu e le tue larve tornerete presto all’Inferno, !- rispose Lenora, scagliandosi contro di lui. La spada del Volatore Notturno, nera come una notte senza luna, parò la stoccata di Lenora, vibrando colpi di rimando che fecero perdere l’equilibrio alla giovane ragazza. Il terzo colpo la mandò contro la ringhiera nera, battè il fianco all’altezza della ferita, gemendo.
Il Volatore Notturno alzò in aria la propria spada per colpirla, ma Duarte balzò deciso frapponendosi tra la lama e Lenora, parando il colpo. –Dah!- esclamò.
L’essere sembrò sorridere, quasi aspettasse di combattere anche con lui –Avrei dovuto ucciderti con il resto della ciurma.- disse.
Duarte non rispose, concentrandosi invece sui colpi del Volatore Notturno. La sua forza sovrannaturale gli permetteva di infliggere colpi violenti, scagliandosi sull’avversario con una ferocia che niente aveva di umano.
La nera lama vibrò a pochi millimetri dal viso del portoghese, che schivò il colpo mortale facendo improvvisamente leva sulla gamba dell’essere, il Volatore Notturno sembrò perdere l’equilibrio, ma non cadde, fu però raggiunto allo stomaco dal coltello di Duarte, la piccola lama tagliente scomparve nelle carni del Volatore Notturno, ma quell’uomo infernale gettò indietro la testa emettendo orribili suoni gutturali in qualcosa che somigliava ad una lunga risata. Duarte alzò un sopracciglio, sorpreso. Capì che doveva togliersi di lì, lo fece prima che il Volatore potesse raggiungerlo con i suoi artigli.
I lembi del mantello si alzarono in aria mossi da un forte vento freddo, rendendo l’uomo simile ad un gigantesco pipistrello.
Ciò che era.
Puntò gli occhi di quello smeraldo innaturale, li puntò su ognuno di loro, con ferocia. Duarte serrò le mascelle in un ricordo di molto tempo prima…era stato quello il modo in cui aveva guardato la ciurma della “Swallen Princess” prima di scagliarsi su di loro, prima di divorarli, svuotarli totalmente del proprio sangue.
-Dwight Renfield!-
Il Volatore Notturno sorrise, finalmente…la voce che voleva sentire…cercò Jack, lo trovò, sorrise di nuovo.
Jack mosse un passo avanti, mostrandosi.
-Jack Sparrow.- mormorò l’essere
-Capitano Jack Sparrow per te, cane rognoso!- precisò il pirata in uno dei suoi sorrisi.