PIRATES OF THE CARIBBEAN III: IL TESORO DI DEVIL'S THROAT
By Bridget






CAPITOLO SEI: NELLA JUNGLA



Nebbia.
Fitta nebbia.
Uno strano malessere s'impadronì di lui, era come se improvvisamente il suo sangue scorresse a fatica nelle sue vene, come se il suo cuore avesse improvvisamente deciso di rallentare la corsa.
Si guardò attorno, nella speranza di vederci qualcosa. Ma quella nebbia sembrava farsi sempre più fitta, densa, simile ad una ragnatela che lentamente si avvinghiava su di lui, e più lui tentava di liberarsene più ne restava prigioniero.
Di nuovo quel lamento.
Straziante, continuo, terribile.
Da dove veniva? Sembrava circondarlo, ma sentiva di dover avanzare.
Sentì qualcosa, qualcosa nell'aria…un odore…lo stesso odore che aveva già sentito, tanto, tanto tempo prima. Qualcosa che se solo fosse riuscito a ricordare…
Gli sembrò di scorgere qualcosa, più avanti, dritto davanti a sé. Il lamento era più vicino, adesso, fu certo che se avesse allungato una mano, avrebbe toccato qualcosa, qualcosa di scuro, che sussultava, tra la nebbia.
Mosse un passo, i suoi piedi toccarono un oggetto che rotolò poco più avanti. Senza smettere di fissare dritto davanti a sé si chinò a raccoglierlo: un rampone, delle dimensioni di una spada, o qualcosa di molto simile.
Una delle due estremità era pericolosamente appuntita, quasi gli sembrò di tagliarsi, ma fu solo una sensazione.
Fu allora che avvertì distintamente una presenza alle sue spalle, si era materializzata improvvisamente ed aveva la certezza che se si fosse voltato…
-Sparrow- disse una voce senza età, profonda, cupa.
Si voltò di scatto, qualcosa di terribilmente affilato lo raggiunse, sentì il proprio cuore rallentare, le vene del collo esplodergli, sentì di nuovo la vita scivolargli addosso, e strisciare lontano da lui.
Jack aprì gli occhi soffocando un urlo nella gola, si tirò a sedere col cuore impazzito nel petto. Era nella piccola capanna, insieme agli altri, e non c'era traccia di nebbia, solo un leggero odore di legno bruciato, il piccolo fuoco scoppiettante appena fuori, dove Gibbs era di veglia.
Si sdraiò di nuovo, tentando di governare il respiro.
Si sentì esausto, svuotato, bisognoso di riposo.
Ma gli occhi rimasero spalancati ed il sonno tardò a venire.




Lenora aprì gli occhi, stiracchiandosi ancora non del tutto sveglia. I suoni della natura le diedero il buongiorno, mentre la luce che filtrava tra le enormi foglie di platano investì piano i suoi occhi. Vide Brenda, addormentata al suo fianco, il volto sereno di chi sta facendo un buon sonno, allungò una mano dietro di sé, dove sapeva dormiva Jack…niente. Probabilmente era il suo turno di guardia. Si alzò, decisa a fargli compagnia.
Il fuoco era spento, tutt'intorno tranquillo, ma di Jack nessuna traccia. Gli alberi e le piante occludevano la vista al cielo, ma era chiaro fosse una splendida giornata, calda e soleggiata. Lenora sentì lo stomaco brontolarle, aveva fame. Con tutti gli alberi da frutta che c'erano avrebbe potuto saziarsi facilmente, portarne anche una scorta alla piccola capanna. S'incamminò con cautela, affascinata dallo spettacolo che la natura le offriva. Gli uccelli garrivano sopra la sua testa, ma da quella posizione era impossibile stabilirne la razza, probabilmente aironi, il giorno prima ne avevano visti in abbondanza. Attraverso le liane e gli arbusti scorgeva un canneto, segno evidente che un fiume o un lago era nelle vicinanze. Lenora si sporse ad afferrare una tupela, era grossa e decisamente matura, aveva l'aria di essere molto succosa, perfetta per la sua colazione. In quelle zone le tupelas crescevano particolarmente grandi, per via del calore, ed il loro aspetto era molto invitante. Lenora morse il frutto assaporandone l'intenso sapore –Mmh!- mormorò, avvicinandosi al canneto.
Lì la vegetazione si trasformava, le grandi piante verdi lasciavano il passo a piante acquatiche, che però crescevano solo ai lati del lago, lasciando l'acqua limpida e libera. Quasi al centro del piccolo lago, una roccia nuda spuntava dall'acqua. Un movimento continuo delle acque lasciava pensare ci fosse un fiumiciattolo da qualche parte, probabilmente sotterraneo. I raggi del sole, finalmente liberi dalle naturali mura degli alberi, scaldavano l'acqua, donando luce e calore al lago nascosto. Lenora sorrise dando un altro morso al succoso frutto, spostò con un piede dei vestiti, vestiti che avrebbe riconosciuto ovunque. Rise piano, divertita. In quel momento la testa di un uomo salì dalle acque, una piccola fontana uscì dalle sue labbra socchiuse, poi l'uomo s'immerse di nuovo.
La ragazza lanciò in acqua ciò che restava del frutto, immediatamente l'uomo risalì in superficie.
-Jack Sparrow!- salutò lei, sorridendo.
Jack ricambiò il sorriso –Lenora!- salutò, nuotando –Già sveglia?-
Lei alzò le spalle, poi cominciò a liberarsi dei vestiti, sotto gli occhi divertiti di Jack. Quando fu completamente nuda si gettò in acqua raggiungendo il pirata, l'acqua era fredda ma per pirati abituati a bagnarsi delle acque dell'oceano non faceva differenza. Giocarono per un po', nuotando in quel piccolo lago nascosto. Di tanto in tanto qualche pesce passava loro vicino, per poi allontanarsi velocemente. Lenora emerse dall'acqua, spingendo Jack contro la roccia al centro del lago –da quanto conosci questo posto?- domandò, cingendogli il collo con le braccia. Jack la strinse contro di sé, fingendo di non ricordare. Lei stette al gioco, sorridendo al pirata. Il calore dei corpi nel freddo dell'acqua era un piacevole contrasto.
-Avresti potuto portarmi qui prima…- scherzò lei baciandolo velocemente sulle labbra. Jack le passò una mano dietro la nuca –Ti ho portato in tanti altri posti, Lenora…- mormorò in un bacio profondo. La ragazza si liberò della stretta, immergendosi. Il lago non era molto profondo, ed il fondale melmoso era ricoperto di un sottile strato di vegetazione. Piccoli pesci dal colore azzurro nuotavano in gruppo strisciando quasi le loro pance sul fondale, si accorsero di lei scappando da tutte le parti, Lenora tornò in superficie, gettandosi i lunghi capelli alle spalle. Jack era salito in piedi sulla roccia nuda, stiracchiandosi sotto i raggi del sole, questo fece ridere la ragazza.
-Jack Sparrow!- esclamò lei fingendosi imbarazzata –E' scandaloso!-
Lui la guardò portandosi le mani ai fianchi, una delle sue classiche posizioni –Non direi! Scandaloso è quello che abbiamo fatto ad Octopus Bay, mia cara!-
-Oh non provarci!- fece lei alzando acqua –Quello che TU hai fatto ad Octopus Bay!-
Jack ci pensò, con aria compiaciuta, si tuffò in acqua, raggiungendola. Di nuovo si poggiarono contro la roccia, Lenora si voltò a guardare il punto da cui era arrivata –Ci sono delle ottime Tupelas laggiù-
Jack le mordicchiò una spalla –Dici?- commentò, affatto interessato. La voltò dalla sua parte, stringendola –Ne parliamo dopo…- sorrise -…comprendi?- mormorò, tornando a baciarla. Le labbra di Jack ridussero ad un pallido ricordo le Tupelas, ed anche l'atro argomento di cui Lenora avrebbe voluto parlargli. Lo aveva sentito lamentarsi nel sonno, quella notte, poteva esserselo sognato ma non ne era molto convinta. Ma in quel momento scoprì che niente aveva importanza, avvinghiati come piante della jungla erano ormai parte della vegetazione. Lei aprì gli occhi, Jack era di spalle alla roccia e c'era un'estremità particolarmente sporgente, avrebbe potuto farsi male se…un movimento catturò la sua attenzione. Dall'altra parte del lago, proprio di fronte a lei. Qualcosa si era mosso, qualcosa delle dimensioni di…
-Jack…- mormorò, senza allontanare le labbra da quelle del pirata, Jack mormorò qualcosa –Jaack!-
-Mhsi?-
-C'è qualcuno dietro uno dei cespugli, ci sta osservando.-
Jack la guardò –Sicura?-
Un'espressione di stizza si disegnò sul viso di Lenora –Per chi mi hai preso?-
Il pirata sospirò -Aye, torniamo verso i vestiti, c'è la mia pistola.-
Insieme, lentamente, s'immersero in acqua, per poi riemergere vicino alle rocce su cui avevano lasciato i vestiti, Jack risalì velocemente, seguito da Lenora. Indossarono le camicie, con occhio vigile. Jack prese la pistola, guardandosi attorno. Un altro movimento, questa volta facilmente individuabile, dietro uno dei cespugli.
-Fuori di lì- ordinò Jack, puntando la pistola.
Niente si mosse.
-Fuori, ho detto!-
Il cespuglio si mosse ancora, l'uomo uscì allo scoperto, fissando Jack.
Jack corrugò la fronte, poi alzò un sopracciglio, sorridendo. Abbassò la pistola, rilassato -Shorty!- esclamò.
Lenora spostò lo sguardo dall'uomo a Jack, meravigliata. –Chi diavolo è?- domandò, indicando lo sconosciuto dall'altra parte del lago. Sembrò pensare solo in quel momento a come Jack l'aveva chiamato. –Shorty???- ripetè lei, sorpresa.
Sgranò gli occhi ammutolita "SHORTY???" pensò, fissando il nano.


-…e diventai il loro padrone!- concluse Jack soddisfatto.
Gli altri lo guardavano stupiti, ancora increduli per la storia che avevano appena ascoltato.
Jack, Lenora e Shorty erano tornati all'accampamento, portando frutta per la colazione. Erano tutti svegli, tranne Brenda, probabilmente ancora esausta per la lunga camminata del giorno prima.
Si erano radunati attorno ad un grande tronco, poco distante dalla capannina, e mangiando avevano ascoltato l'incredibile storia di Jack e Shorty.
Secondo la storia, Jack era rimasto nella jungla dopo essere stato attaccato dai cannibali che vivevano dall'altra parte dell'isola, gli avevano distrutto la scialuppa, lasciandolo a morire nella vegetazione selvaggia. Proprio nella jungla aveva conosciuto Mowko e Kamira (quest'ultimo il vero nome di Shorty), due indigeni dell'isola, che l'avevano aiutato a fuggire. I due indigeni avevano creduto di trovarsi al cospetto di un deo, per questo si erano offerti di servirlo come due schiavi. Jack aveva trovato vantaggioso lasciar loro credere che lui fosse realmente un deo, e la sua si era rivelata una tranquilla permanenza sull'isola. Mowko era morta di parto qualche giorno dopo la partenza di Jack e Kamira aveva atteso con fiducia il ritorno del suo padrone.
L'attesa era finita.
Kamira, che Jack aveva soprannominato Shorty a causa della sua altezza, conosceva molto bene quella parte dell'isola, sarebbe stata una guida perfetta.
-Pensi che dovremmo fidarci?- Will guardò Shorty con sospetto, quel nano non lo convinceva affatto.
-Se ha salvato Jack una volta non vedo perché dovrebbe tradirlo adesso- Gibbs scrollò la testa in un'alzata di spalla. Il ragazzo però non sembrò convincersi, cercò Duarte, accanto al fuoco a parlare con Jack. In quel momento un urlo si levò dall'interno della capannina, Shorty corse fuori spaventato, seguito da Brenda, ancora più spaventata di lui
-Aaaaaah!- urlava –La scimmia! la scimmia urlatrice!- continuò, afferrando un bastone e brandendolo in aria con fare minaccioso. Shorty trovò riparo dietro Jack.
-Heyheyhey Missy!- la fermò lui, parandosi davanti alla ragazza –E' tutto ok. Quella non era una scimmia---
-Lo è, invece, l'ho vist-----
-Non è una scimmia, Missy.- la guardò con pazienza –Shorty! Esci fuori, presentati a Miss Brenda!
Lentamente, con circospezione Shorty sbucò da dietro le spalle di Jack, in un timido inchino.
Brenda lo guardò stupita –Cosa ci faceva questo…- cercò in fretta la parola più giusta, le venne in mente "nano" ma la sua gentilezza e la sua educazione non le permisero di pronunciarla -…LUI nella capanna?- si portò le mani ai fianchi, in una posizione che ricordò Jack più di quanto Brenda non si rendesse conto.
Will si avvicinò alla ragazza –Cosa ci facevi?-
Shorty guardò Jack con aria greve, era solo entrato per curiosità, non sapeva ci fosse ancora qualcuno addormentato…per di più una donna.
-Padrone…io non…- il suo inglese peggiorava le cose. Tacque.
Will mosse un passo avanti, la sua convinzione si rafforzava –Allora?-
Jack mise le mani avanti –Hey Will, Will…- gli si avvicinò, sfiorando quasi il suo viso –Ragazzo- mosse le dita in aria –Ti fidi del Capitano Jack Sparrow?- attese, puntandogli gli occhi contro.
-Andiamo Jack----
-No, no, no, no.- l'interruppe lui –Ti fidi o no del Capitano Jack Sparrow?-
Will lo guardò, sospirò annuendo –Certo.-
-Jack sorrise –Perfetto.- tornò a guardare Brenda –Missy, Shorty è un mio amico- disse, prendendo il piccolo uomo e avvicinandolo alla ragazza.
Brenda lo guardò combattuta, poi scrollò la testa, chinandosi –Ciao Shorty…- gli tese la mano, l'uomo s'inchinò come aveva fatto prima, lei si sentì ancora più impacciata.
Più tardi, il piccolo drappello era di nuovo in cammino nella jungla, questa volta con Shorty a guidare la fila, sicuro e attento.
-Il padrone deve andare a grande testa di scimmia, vero?- chiese, con il suo inglese distorto.
Jack annuì.
-Shorty conosce strada breve, padrone da a Shorty permesso di portare padrone lì?-
Jack annuì di nuovo, una scorciatoia, perfetto, avrebbero guadagnato tempo.
Il nano voltò con disinvoltura per un sentiero nuovo, tra liane e alti alberi che raramente avevano visto esseri umani. Tranciò con insospettata forza una gigantesca pianta che occludeva il passaggio, saltando per superarla.
-Siamo ancora lontani?- domandò Duarte guardandosi attorno.
-No Duarte, Shorty ci sta portando verso una scorciatoia. Grazie a lui raggiungeremo prima il------
Shorty si fermò, con aria soddisfatta si voltò indicando la scorciatoia. Gli altri si affacciarono per dare un'occhiata. Col fiato sospeso si voltarono verso Jack, in attesa di una risposta.
Jack alzò un sopracciglio, poi diede un'occhiata. Sobbalzò abbassando lo sguardo su Shorty.
-Ecco padrone! Ecco strada breve!- esclamò contento il nano.
Jack guardò di nuovo la scorciatoia: la jungla finiva a picco su un profondo burrone sotto al quale scorreva violento un fiume. Il fiume era troppo in basso per vederlo, ma ne sentiva il fragore. Circa 100 metri più avanti la jungla riprendeva, 100 metri nel nulla assoluto. Ad unire i due terribili baratri un ponte tibetano…un intreccio di corde di canapa che il vento faceva oscillare in modo spaventoso.
-Jack…sei davvero sicuro che Shorty qui, sia un tuo amico?- mormorò Will incapace di staccare lo sguardo dal ponte.
Il volto di Jack si contorse in una smorfia.
-In questo caso…va avanti tu!- incalzò Lenora.
Jack guardò ancora Shorty, serrò i pugni quasi volesse colpirlo, poi si riempì d'aria i polmoni e sfidando i suoi compagni allungò un piede verso quel terribile ponte.