PIRATES OF THE CARIBBEAN IV: NEGLI ABISSI DELL'HISPANIOLA
By Bridget
Cap
4: A BORDO DELLA BLACK PEARL E DENTRO LE PRIGIONI
(track
13, track 6 ost potc)
Nicole ammirò lo
splendido galeone nascosto dietro la profonda insenatura. Il
Jolly Roger era stato fatto sparire, ma bastava uno sguardo
per capire che quella era una nave dei pirati. Rarissime navi
nere solcavano i mari da quelle parti ed ancora meno erano
governate da militari. Ma l'insenatura era abbastanza profonda
da nasconderla e comunque la via del mare presa dalla maggior
parte delle navi in arrivo verso Port Salut era esattamente
dall'altra parte. La Perla Nera era dunque perfettamente al
sicuro.
Senza scambiarsi alcuna parola, Nicole e Vertigo si
prepararono ad essere issati a bordo.
-Finalmente!
Cominciavamo a pensare fosse successo qualcosa. Avete portato
Miss La Croix al sicuro?-
Nicole guardò Will corrugando la
fronte, ma fu Vertigo a rispondere -Non esattamente. Non ha
voluto essere accompagnata che oltre il molo, ed onestamente
credo avesse ragione. Port Salut è piena di militari, non è
saggio per noi restare ancora.-
Will guardò Lenora,
aspettandosi qualcosa da lei -Vertigo ha ragione. La miglior
cosa da fare è allontanarci da qui in gran
fretta.-
-Aye...glielo dici tu a Jack!- mormorò, scuotendo
la testa. Il vento soffiò portando con sè deliziosi segreti di
mare.
-Che vuoi dire?-
-E' nella sua cabina, con un tipo
strano, un Conte...così almeno si è presentato. Non hanno
fatto altro che bere, e confabulare tra loro come amici di
vecchia data, ho ragione di credere siano irrimediabilmente
ubriachi, e se devo proprio dirtelo, Lenora, quel Conte non mi
piace affatto.-
Gli occhi della ragazza si fissarono a
lungo in quelli di Will -Un Conte...- scrollò le spalle -Sono
ancora sottocoperta?-
-Si.-
-Dov'è Pearl?-
-E' con
Duarte e Brenda, vuoi che te la chiami?-
-...no, mi
occuperò prima di Jack e di quel Conte.- sorrise appena,
dirigendosi a falcate decise verso le scalette, scomparve
presto all'interno della nave, mentre Will e Vertigo si
lanciavano sguardi divertiti.
-Chi diavolo è questo Conte?-
volle sapere il pirata, affrettandosi a raggiungere gli altri,
Will, camminandogli accanto scosse la testa.
-Letteralmente
comparso dal nulla. Dice di essere un Conte ma non so per
quale motivo ho la sensazione sia un ciarlatano. Ha perfino
farfugliato qualcosa sulla reale identità di Miss La
croix----
-Mh?-
-Mah...non so dirti di preciso cosa
volesse dire, perché Jack ha voluto restare solo con lui e non
ho potuto ascoltare altro, ma secondo il Conte quella ragazza
non è Isabelle La Croix!-
Vertigo si fermò a guardare il
giovane pirata, con aria interrogativa.
-Will!-
Era la
voce di Lenora, lo stava chiamando con una certa urgenza, lo
chiamò ancora una volta prima che il ragazzo la raggiungesse
-Che c'è?-
-Will, aiutami a trascinare via quei due
ubriaconi!-
Insieme si affrettarono per le scale,
raggiungendo la cabina. L'aria era satura di vino, sette
bottiglie vuote tenevano compagnia ai due uomini addormentati
sul tavolo. Nicole alzò una bottiglia, osservandola, ne annusò
l'aroma -Alicante...- convenne. -Trasciniamo fuori il Conte. A
Jack penserò io.-
Will annuì, aiutando la ragazza a portare
fuori dalla cabina il corpo vinto dall'alcohol del Conte, lo
trasportarono lungo le scalette, portandolo sulla tolda
-Lasciamolo qui. Un pò di aria fresca non gli nuocerà.-
-E
perchè non gettarlo in mare?- commentò Will fissando l'uomo.
Nicole lo guardò in silenzio, poi si apprestò a raggiungere la
cabina.
Si chiuse la porta alle spalle, camminando
lentamente verso il tavolo sul quale Jack giaceva
addormentato. Nicole si portò le mani ai fianchi, fissando le
spalle dell'uomo -A noi due, ora.-
-Molto bene!- i
profondi occhi scuri del Commodoro s'insinuarono con forza in
quelli di Lenora, ora in piedi davanti a lui, circondata dai
fedeli uomini in divisa. Il Commodoro era un uomo
discretamente alto, dall'aria nobile ma austera, più consona
certo ad un militare che ad un uomo d'alto rango. -La Muerte
Negra, finalmente!- continuò, celando il suo senso di trionfo,
riservandolo a quando sarebbe finalmente rimasto solo con
quella creatura sfuggita all'Inferno, per un conto in sospeso
che solo lui e quella demoniaca donna conoscevano.
Lenora
si lasciò sfuggire una smorfia, scuotendo lentamente la testa
"Ecco!" pensò "Ci siamo!". Non aprì bocca.
-Dunque
giustizia verrà fatta, signori.- continuò il Commodoro,
rivolto ai suoi uomini senza però distogliere lo sguardo dagli
occhi di Lenora. La ragazza gli accennò un sorriso, quasi
assaporando l'euforia che il Commodoro tentava tanto
accanitamente di celare. L'uomo sembrò disturbato da quel
gesto, solo allora distolse lo sguardo -Portatela alle
prigioni, e mi raccomando: non perdetela d'occhio per un solo
istante. Questa donna ha un appuntamento con la forca e la
forca ha già atteso abbastanza.- si voltò in un composto mezzo
giro, avvantaggiandosi verso l'uscita.
Nicole
adagiò sul letto Jack, in un ultimo sforzo. L'uomo giacque
immobile, la testa rovesciata da un lato, le braccia sopra la
testa, in un rantolo simile ad un lungo russare.
-Il
famigerato Jack Sparrow!- commentò lei, scuotendo la testa
-Eccolo qui, un vecchio ubriacone addormentato...- salì su di
lui afferrandolo per il mento, lo osservò -Eh sorellina.
Esattamente come nostra madre, non sai davvero sceglierti gli
uomini.- lo guardò ancora, sorrise. Non era affatto male, ma
doveva avere senz'altro qualche annetto più di lei, pensò,
divertita. Gli sbottonò la camicia spalancandola in un unico
gesto, passandogli le dita sul petto liscio ed abbronzato. Si
chinò su di lui, annusandone la pelle. Gli guardò gli occhi
addormentati, sorridendo -Il tuo comportamento non rende certo
giustizia alla tua fama, Jack Sparrow- mormorò, scuotendolo
leggermente. Jack si mosse, mormorando qualcosa di
incomprensibile.
-Avanti Capitano, svegliati!- gli disse,
mordicchiandogli un orecchio. L'uomo sospirò, aprendo un
occhio non senza fatica. Faticò a realizzare dove fosse e
soprattutto con chi, si ricordò di essere stato in compagnia
del Conte di Cardenas e per un breve secondo ebbe la
sensazione di avercelo addosso, ma poi trovò la forza di
muovere la testa e si ritrovò a fissare il volto sorridente di
Lenora. La guardò tentando di non cedere alla voglia di
chiudere gli occhi, aveva un terribile dolore alle tempie e
desiderava solo dormire. Lenora, invece, non sembrava essere
dello stesso parere, sentì le sua labbra sfiorarlo, la sua
lingua sul collo, mentre tentava di slacciargli la cinghia dei
pantaloni.
Jack le fermò le mani raccogliendo le forze -Non
farlo.- mormorò. Lo sguardo sorpreso della ragazza lo destò
dalla sbornia -Non vorrei rovinare la mia fama,
comprendiii?-
-Oh, la tua fama non subirà contraccolpi,
Jack. Sta tranquillo, non lo saprà nessuno...- mormorò
lei.
Jack scosse la testa, sorridendo -Ma lo saprò io,
Capitano. Non immagini che sbornia mi sia preso. Hai già
conosciuto il Conte di Cardenas? Un vero gentiluomo, oltre
ogni dubbio.- continuò lui, spostando delicatamente la
ragazza. Sbadigliò sentendo il sonno tornare all'arrembaggio
-Tutto bene con la ragazzetta?-
Lei sospirò delusa -Si,
Jack.-
Jack si voltò verso di lei, baciandola
inaspettatamente con ardore, ma troppo brevemente perché
Nicole potesse anche solo tentare di convincerlo a stare un pò
con lei -Domani saprò farmi perdonare, Lenora Sparrow.- disse,
cedendo al sonno un attimo dopo.
Nicole si abbandonò
accanto all'uomo, fissando il soffitto di legno nero, sospirò
-Sicuro Capitano Sparrow?- mormorò, in un
ghigno.
Il Commodoro Victor Adain osservò
affascinato le delicate movenze della bella moglie. Era seduta
davanti ad un maestoso specchio, per la sua toletta serale.
Spazzolava morbidamente i propri capelli, così luminosi e
profumati. Indossava una leggera vestaglia color lilla, che le
scendeva morbida sulle dolci curve di quel corpo che per così
a lungo aveva amato in segreto. Le sorrise guardandola
attraverso lo specchio.
-Come ti senti?-
Lei sorrise,
senza smettere di spazzolarsi i lunghi capelli -Molto meglio,
adesso. Tu piuttosto...hai finalmente catturato il tuo peggior
nemico!- conosceva il marito, sapeva che la sua educazione
militare non gli permetteva di esternare i suoi stati d'animo
neppure quando si trattava di gioire di un successo personale
che si rifletteva sulla tranquillità dell'intera Port Salut.
-L'intera Port Salut te ne sarà grata.- prese delicatamente
una nuova ciocca di capelli, spazzolandoli con cura -Ha
confessato?-
L'uomo rimase immobile -No. Ma non mi
aspettavo comunque lo facesse. Sono riuscito a sapere solo il
suo nome, ma ho intenzione di tornare da lei, non devo darle
tregua se voglio che parli.-
-E qual'è il suo
nome?-
-Lenora. Virginie, sai che non mi piace parlare di
queste cose con te.- Victor sorrise soddisfatto -Domani sera
ci sarà una festa, al Palazzo del Governatore. Festeggeremo
anche la fine de la Muerte Negra. E all'alba dell'indomani
quella donna sarà solo un brutto ricordo per Port Salut.- si
accostò alla moglie, poggiandole le mani sulle spalle -E tu
sarai la più bella tra le dame, come sempre, Amore mio.- si
chinò a baciarle la nuca, poi con un sorriso uscì dalla
stanza.
Virginie continuò a sorridere al marito attraverso
lo specchio, rimasta sola lasciò cadere la spazzola sul
piccolo tavolino, perdendo l'aria spensierata e divertita che
aveva tenuto sino a quel momento. Ora era sola in camera, non
era più necessario fingere. Fissò la propria immagine allo
specchio, odiandosi quasi.
Suo marito l'adorava e lei non
provava che stima per lui, per il suo impegno, per la sua
integrità. Aveva tentato, convincendo se stessa che un giorno
si sarebbe svegliata ed avrebbe scoperto di provare per lui
quello che una buona moglie prova per il proprio marito, ma
quel giorno non era mai arrivato.
Detestava mentirgli,
fingere, eppure non poteva farne a meno. Ed improvvisamente
era diventato tutto più difficile, insopportabile, era bastato
uno sguardo ed il suo cuore si era finalmente destato da un
sonno che credeva senza fine.
Chiuse gli occhi,
concedendosi un lungo sospiro. Doveva pensare, capire,
agire.
E farlo in fretta.
Lenora batteva
ritmicamente le dita sulle sbarre, ormai da tempo
indeterminato. Di tanto in tanto lanciava occhiate al
corridoio deserto. L'aria umida e stantia regnava sovrana in
quel luogo illuminato da torce e piccole finestrelle
scure.
La sua cella confinava con quella di un uomo, un
pirata a giudicare dai vestiti. Se ne stava seduto a
guardarla, quasi aspettando che lei gli rivolgesse la
parola.
-Come mai ti hanno rinchiusa qua dentro, hai rubato
una gallina?- disse l'uomo, ridendo subito dopo alla sua
stessa battuta. Lenora annuì sorridendogli, senza smettere di
tamburellare sulle sbarre.
-Oppure hai messo mano nella
cesta delle offerte, eh?- il pirata rise ancora.
Lenora
sospirò. Si alzò avvicinandosi alle sbarre dove sedeva l'uomo,
gli sorrise ciondolando -Divertente...davvero!-
ironizzò.
Il pirata tirò fuori la lingua, passandola su una
delle sbarre, ghignando alla ragazza.
-A quanto pare non ho
bisogno di chiedere a te perché sei dentro.- sorrise
Lenora.
Il volto dell'uomo cambiò espressione
repentinamente -Che vai insinuando, ragazzina?- esclamò
deciso, balzando in piedi -Ripetilo e considerati
morta.-
-Lenora!-
La ragazza si voltò verso l'entrata
della cella, da dove veniva la voce. In piedi, nel suo solito
stile composto, l'uomo la guardava severo.
Lei sorrise,
avvicinandosi -Aye...per essere la persona che più detestate
al mondo venite a trovarmi piuttosto spesso...Commodoro!-
strinse i pugni attorno alle sbarre, guardandolo senza
smettere di sorridere. L'uomo non sembrò essere toccato dalle
parole della ragazza.
-Farete meglio a conservare il fiato
per rispondere alle mie domande, Lenora...o dovrei chiamarvi
Muerte Negra?-
Nell'udire quelle parole il pirata nella
cella accanto sobbalzò allontanandosi, impallidendo
visibilmente -Ah! La Muerte Negra!- esclamò, in un
brivido.
Lenora alzò gli occhi al cielo, poi si voltò di
soppiatto verso l'uomo -Bu!- urlò, facendolo gridare. Rise
divertita dal suo spavento.
-Non ho dimenticato il nostro
primo incontro.- disse il Commodoro, in un'espressione
dura.
Lenora alzò le sopracciglia guardandolo
-Ahem...certo....-corrugò la fronte, non aveva minimamente
idea di cosa stesse parlando quell'uomo.
-Dovete ancora
confessare dove tenete nascosto tutto l'oro rubato.-
Gli
occhi della ragazza si incendiarono, ecco un argomento che le
interessava! -L'oro? Finalmente parliamo di affari,
dunque!-
-Dove l'avete messo?-
Lenora si portò un dito
al mento, alzando gli occhi al cielo, come per ricordare
-Voi...avete qualche sospetto?-
La rabbia del Commodoro
colorì le sue gote, sembrò volerla uccidere con lo sguardo
-Siete l'essere più disgustoso che conosca.- mormorò, a denti
stretti.
Lenora annuì, pensando a Nicole
-.......moralmente, ecumenicamente, grammaticalmente. In altre
parole, Commodoro, senza ombra di dubbio.-
L'uomo sembrò
vacillare dalla rabbia, cosa stava facendo quella fuorilegge
senzadio, si stava forse prendendo gioco di lui? Possibile non
temesse neanche la forca? La giustizia divina? Cosa aveva
nell'animo, quella donna? Doveva forse credere alle voci che
la volevano realmente figlia del Demonio? Una strega?
-Tra
due albe cesserete di essere così spavalda., Lenora. Ve lo
garantisco.- disse, allontanandosi lungo il corridoio di
pietra.
Lenora restò a guardarlo finché non lo vide
scomparire oltre le scale, sospirò scuotendo la testa, poi si
accomodò a terra, per la notte.