PIRATES OF THE CARIBBEAN IV: NEGLI ABISSI DELL'HISPANIOLA
By Bridget
Cap
5: LO SBARCO A PORT SALUT ED UNA VISITA A SORPRESA.
(track
7/ track12 ost potc)
Da diversi minuti
Pearl, in piedi sul castello di poppa, osservava la vita sulla
Black Pearl, l'alba era ormai quasi un ricordo ed il ritmo
sulla tolda era incessante. Le piaceva starsene in disparte a
guardare tutti quegli uomini al lavoro, le dava la sensazione
di appartenere ad una grande famiglia. Era nata e cresciuta su
una nave, figlia di due capitani, ed aveva il mare nel sangue.
Lo sentiva. Lo sentiva tutte le volte che guardava
quell'immensità azzurra ed inafferrabile, lo sentiva quando
era sulla terraferma e fremeva per tornare a navigare. Jack e
Lenora, i suoi genitori, le avevano trasmesso tutto questo e
per lei la libertà aveva il sapore della salsedine e la forza
del vento, mentre il mare aveva il colore degli occhi di sua
madre e la profondità di quelli di suo
padre.
Istintivamente li cercò con lo sguardo, di Jack
nessuna traccia, mentre Lenora era dall'altra parte della nave
a parlare con alcuni dei pirati. Le sfuggì un sorriso, da
grande sarebbe stata come lei, avrebbe avuto una nave, forse
proprio la Black Pearl, ed avrebbe comandato su una ciurma di
uomini di mare, sarebbe stata dura ma giusta, come lo era sua
madre, ed i suoi uomini sarebbero stati coraggiosi e
fedeli.
Scese le scalette percorrendo la tolda, i pirati
sorridevano al suo passaggio, Pearl era considerata il
portafortuna della Black Pearl e non c'era pirata, a bordo,
che non avrebbe dato la vita per lei.
-Già sveglia, Pearl?-
salutò Vertigo, sorridendole. Lei ricambiò il sorriso
dedicando tutta l'attenzione alla madre, al suo
fianco.
-Non sei venuta ieri sera, ti aspettavo-
disse.
Nicole si voltò a guardarla, abbassò gli occhi
fissandola, la bambina corrugò appena la fronte, come se
avesse scorto qualcosa di diverso negli occhi della madre,
rimasero in silenzio per qualche secondo, poi Nicole le
sorrise -Scusami Pearl, ma ero molto stanca.- le rispose,
fingendosi sinceramente dispiaciuta, quella stupida di sua
sorella lo sarebbe sicuramente stata.
Pearl alzò le spalle
-Non fa niente, rimedieremo!- annuì, sentendosi stranamente a
disagio. Per qualche strana ragione c'era qualcosa di diverso,
quella mattina, qualcosa che durante la notte era cambiata, ma
non sapeva dire cosa fosse, forse era solo per via del suo
broncio, sua madre non mancava mai al loro appuntamento prima
di dormire, era un rituale al quale nessuna delle due
rinunciava, forse era per quello che sentiva quella strana
sensazione sulla pelle. -Jack non si è ancora svegliato?-
-Con tutto l'Alicante che si è bevuto ieri sera, Pearl,
tuo padre dormirà per una settimana.-
-L'Alicante regala
dolci sogni, le sue grazie hanno breve durata, Lenora
Sparrow!-
-Jack!- salutò Pearl voltandosi verso il padre.
Accanto a lui il Conte di Cardenas, sorridente e
impeccabilmente agghindato. Aveva sul serio l'aspetto d'un
nobile, l'avrebbe ammesso anche Will, pensò la bambina
fissandolo.
-Siete d'una bellezza sorprendente.- commentò
il Conte sorridendo alla bambina, alzò gli occhi su Nicole
-Dono innegabilmente fattovi da Vostra madre, Miss Pearl.-
continuò.
Jack alzò un sopracciglio, in silenzio, mentre
Nicole ricambiava lo sguardo del Conte.
-Bene bene- Jack
batté due volte i palmi, richiamando l'attenzione della ciurma
-Calare le scialuppe, raggiungiamo la terraferma!-
Nicole
corrugò la fronte -Ma di cosa stai parlando?- si guardò
attorno incrociando le braccia -Come mai ho l'impressione che
tutti sappiano di cosa si sta parlando tranne la
sottoscritta?- continuò, in tono indagatore.
-Abbiamo
deciso di passare qualche ora a Port Salut, Lenora.- spiegò
Jack.
-Abbiamo? "Abbiamo" chi?-
Jack chinò la testa da
un lato, osservandola -Qualcosa non va, Capitano?-
-Port
Salut è piena di militari, dobbiamo proseguire il nostro
viaggio, Jack, ricordi?-
-Non mi dispiacerebbe scendere un
pò sulla terraferma - commentò Brenda -E' da diverso tempo che
navighiamo, terremo gli occhi aperti. I militari non sono un
problema!-
-Credo anch'io.- continuò Duarte, annuendo.
Scratch sgusciò dalle spalle del ragazzo, soffiando al
Capitano.
Nicole serrò le mascelle resistendo alla
tentazione di tirare fuori la pistola e sparare a quegli
stupidi esseri inutili, nessuno doveva intromettersi tra lei
ed il suo piano. Il suo piano era perfetto. Perfetto. E non
avrebbe perso tempo ad accontentare quegli stolti. Ma doveva
stare attenta, un solo passo falso e sarebbe stata scoperta,
quindi, in uno sforzo che stupì Vertigo, sorrise, annuendo -E
va bene. Ma state in guardia. Io resterò qui di
vedetta.-
-Posso restare anche io.- continuò
Vertigo.
-Resterò a bordo con voi.- proseguì
Raddlejohn.
-Anch'io.- Geldert mosse un passo in
avanti
-Per tutti i fulmini!- esclamò Trap Pete facendosi
spazio -Non sia mai detto ch'io vada a divertirmi mentre tu
difendi la nave, Geldert!- lo colpì scherzosamente ad una
spalla, affiancandolo.
-Bene! Dunque si va!- Jack s'avviò
verso una delle scialuppe, seguito dagli altri.
-Aye!-
esclamò Pearl in un gridolino.
-Ferma lì!- il Capitano
l'afferrò per il colletto della camicia -resterai con tua
madre, qui a bordo!-
Gli occhi della bambina si rabbuiarono
-Ma...Jack!-
-Niente da fare, Missy! Ho già deciso, sarai
molto più al sicuro qui che a Port Salut!-
Pearl incrociò
le braccia, arrabbiata -E voi andate a divertirvi, vero? Jack,
te la farò pagare!- protestò, agitando i piccoli pugni. Jack
soffocò un sorriso, ma non cambiò idea.
La bambina rimase
ad osservare le scialuppe allontanarsi, lo sguardo fisso sulla
scialuppa che ospitava Jack ed il Conte, quella dove avrebbe
dovuto essere lei! Colpì con un calcio una delle casse,
sbuffando rumorosamente. Si promise che gliel'avrebbe fatta
pagare, e gliel'avrebbe fatta pagare davvero, prima o
poi.
Poco distante da lei, alle sue spalle, Nicole la
guardava. Taceva, fissando quella piccola miniatura di donna,
ce l'aveva fatta, le avevano lasciato la Black Pearl e le
avevano lasciato anche qualcosa di decisamente prezioso,
ghignò: Pearl Sparrow.
Lenora alzò le
sopracciglia senza nascondere il proprio stupore: quello che
stava vedendo l'aveva colta davvero di sorpresa, si alzò
togliendosi la paglia di dosso, sorridendo alla persona al di
là delle sbarre.
Dinanzi a lei, coperta da un mantello nero
dall'ampio cappuccio, l'aria tesa ed indagatrice, stava una
ragazza.
-Isabelle!- salutò il pirata, giocherellando con
le dita sulle sbarre fredde.
Il pirata nella prigione
accanto alzò il capo, osservando la scena in silenzio. Da
quando La Muerte Negra era stata catturata in quella prigione
era un continuo alternarsi di interrogatori, non c'era davvero
più pace.
La ragazza si coprì istintivamente il viso con un
lembo del cappuccio, visibilmente tesa, parlò piano, quasi
avesse paura di essere udita -E così siete Voi La Muerte
Negra!-
Lenora alzò gli occhi al cielo, sbuffando -Se è
quello che vedi!- esclamò, lasciandosi di nuovo cadere sulla
paglia.
-Voglio sapere come avete fatto!-
-Tuo padre
non ti ha detto che andare in giro per prigioni può essere
pericoloso?- continuò Lenora senza neanche guardarla, prese un
filo di paglia, infilandosene una parte in bocca
-Lasciate
perdere mio padre!-
-E tu lascia perdere me.- tagliò corto
il pirata.
La giovane strinse le sbarre di ferro,
avvicinando il volto alla porta della prigione -Domattina a
quest'ora Vi impiccheranno!- mormorò, con voce stridula. La
strana reazione colse Lenora di sorpresa, il giovane Capitano
si massaggiò il mento, senza muoversi.
-Isabelle, ho già il
Commodoro da dover sopportare, vuoi farmi il favore di sparire
dalla mia vista?-
-Voglio sapere come avete fatto a mentire
a quel modo per tutto il tempo, sulla nave.-
Lenora sollevò
il capo, guardandola -Perchè dovrei darti spiegazioni?- alzò
un sopracciglio - Non vedo profitto per me.-
-Potrei
aiutarvi, se voi mi convinceste di non essere quello che
dicono.-
-Potresti aiutarmi?- Lenora si alzò in piedi,
camminando verso di lei -Aiutarmi, dici? E come? Potresti
forse salvare mia figlia? Potresti assicurarmi che a Jack non
venga fatto alcun male?- la fissò scuotendo la testa
-Non
potresti.- sospirò, voltandosi di spalle - Non ho intenzione
di dirti niente.-
-Ascoltate Lenora. Sento parlare da
tantissimo tempo di quel diavolo che chiamano la Muerte Negra,
eppure non so perché non credo affatto si tratti di Voi. Il
Vostro destino è ormai segnato, voglio solo sapere la
verità.-
Il giovane pirata si voltò a guardarla, la testa
china da un lato -Dì un pò, ti manda tuo padre o il
Commodoro?-
-Non mi manda nessuno. E se Voi non siete la
Muerte Negra, fareste meglio a dirlo al Commodoro. Conosco
quell'uomo, è onesto e leale, non ucciderebbe mai un
innocente!-
Lenora sembrò pensarci, sospirò -Un
innocente...sono un pirata, Isabelle, non posso essere
innocente.- sorrise -Non credi?- si rese conto che quella
strana ragazza aveva un disperato bisogno di sapere, e dio
solo sapeva perché. Lenora si grattò la testa -Aye! Vuoi la
verità? Preparati ad ascoltare la storia più incredibile che
tu abbia mai sentito.- avvicinò il volto a quello della
ragazza, tenendola prigioniera con lo sguardo -Non sono la
Muerte Negra. Non ne conoscevo l'esistenza prima di ieri. Il
suo vero nome è Nicole, ed è mia sorella.-
La ragazza
ascoltò, sussultando sorpresa.
-Siamo gemelle e ci
somigliamo come due gocce d'acqua. Mi ha teso una trappola e
tutto è andato secondo i suoi piani. Ha fatto credere al
Commodoro che fossi io quella che stava cercando e lei si è
sostituita a me sulla nave.- le sorrise con ironia -Ti piace
come storia? Pensi che se la raccontassi al Commodoro mi
impiccherebbe ugualmente domattina...o lo farebbe
subito?-
-Perchè non glielo dite?-
-Perchè è una storia
assurda!- s'intromise il pirata sdraiato nella cella accanto.
Le due ragazze lo guardarono sorprese, poi Lenora continuò
-Perchè se Nicole viene a saperlo, ucciderà Pearl. E so che lo
farà.-
La ragazza scosse la testa -Ma...non puoi lasciare
che-----
-Ascolta Isabelle, lascia perdere. Torna nel tuo
palazzo e dimenticati di questa storia.-
Lei scosse il capo
e per poco il cappuccio non le scivolò sulle spalle -Vi ho
osservata sulla nave, non mi incantate con le vostre storie,
Voi non siete chi dite di essere e non siete neanche tanto
sprovveduta da farvi impiccare al posto di un altro! Devo
pensare vi state arrendendo?.-
-Non sono arresa, Isabelle.
Sto aspettando.- allungò una mano oltre le sbarre, prendendola
per la mantella - Adesso, vuoi andartene?-
Dei passi
echeggiarono per il corridoio di pietra, qualcuno stava
scendendo le scale in gran fretta, le due ragazze si voltarono
ad osservare chi fosse, Lenora sorrise, l'altra tremò: il
Commodoro.
-Oh, buongiorno Commodoro!- salutò Lenora -Posso
presentarvi------
L'uomo rimase immobile a guardare la
ragazza in piedi davanti a sé, corrugò la fronte, sorpreso
-Virginie!-
Lenora spostò lo sguardo sulla ragazza
-Virginie?- ripetè.
Virginie la guardò appena, schiarendosi
la voce, impacciata -Victor..-
-Victor?- Lenora spostò lo
sguardo sul Commodoro, sorridendo.
Il Commodoro la guardò
contrariato, tornò a dedicare l'attenzione alla moglie -Cosa
ci fai qui?-
-Volevo vedere il volto di questa donna...- si
sfiorò la fronte con le dita.
-E' un soggetto molto
pericoloso. Non saresti dovuta venire.- continuò lui con
rimprovero.
-Victor...-
-Torna a casa, Virginie.- L'uomo
le pose le mani sulle spalle, annuendo.
Lenora osservò la
scena con interesse -E' la prima cosa sensata che vi sento
dire, Commodoro!-
L'uomo sembrò voler farla sparire con lo
sguardo -Tacete! I vostri commenti sono fastidiosi ed
irriverenti!-
-Eh!- Lenora alzò le mani, scosse la testa
allontanandosi dalle sbarre, ridacchiando.
-Stai bene?-
-Si, Victor, senti....-
-Adesso va a casa, ne
parleremo più tardi.- concluse l'uomo, con fermezza ma senza
perdere il suo tono gentile. La moglie lanciò uno sguardo a
Lenora, quasi stesse per dire qualcosa, strinse i pugni
dirigendosi verso le scale. Il Commodoro attese qualche
attimo, poi tornò a dedicarsi a Lenora. La gentilezza che gli
aveva rischiarato il volto sembrava essere sparita, al suo
posto uno sguardo duro e fermo -Orbene, avete deciso di
collaborare?-
Non era certo loro intenzione
trovarsi nel bel mezzo di una folla radunata tra il mercato ed
una delle piazze principali, ma Jack e gli altri dovettero
constatare di essere stato travolti da tutta quella gente in
fermento. C'era una guardia in piedi su di un alto blocco di
pietra, e stringeva tra le mani una pergamena portante lo
stemma del Palazzo del Governatore, la folla si accalcava per
ascoltare ciò che il portavoce aveva da dire. Due ufficiali si
erano collocati ai lati dell'uomo, guardando le genti in
silenzio.
-Sembra sia qualcosa di un'importanza estrema-
commentò il Conte di Cardenas, spingendosi quasi tra le prime
file.
-Popolo di Port Salut, il Governatore Dupon da
annuncio dell’avvenuta cattura della donna conosciuta come
Muerte Negra. La donna è stata catturata ieri nei pressi del
porto, domani all'alba verrà giustiziata sulla piazza del
Forte.-
Un fragore di commenti si levò tra la folla,
qualcuno applaudì, nessuno sembrava essere dispiaciuto della
cattura della donna, poche erano le cose che accomunavano la
gente semplice ai nobili di Port Salut, l'odio e l'ostilità
per la Muerte Negra era una di queste.
-Dunque l'hanno
presa!- commentò il Conte catturato dai suoi pensieri. -Avessi
del buon vino festeggerei!-
Jack si guardò attorno con
sospetto, la folla cominciava a dileguarsi lentamente ma era
ancora impossibile per lui avere un campo visivo ampio
abbastanza da ritenersi al sicuro. -Festeggeremo più avanti,
ci sarà un luogo tranquillo dove levare in aria calici di
rum!-
Il Conte annuì sorridendo -Che io sia dannato se non
vi ci porto!-
Pearl chiuse la scatola in cui teneva
la sua collezione di conchiglie giganti, ne aveva un buon
numero ormai, sarebbe stato un regalo perfetto per il suo
piccolo fratellino, una volta tornati a Tortuga. Tamburellò
sul coperchio, guardandosi attorno. Sua madre era impegnata ad
osservare delle carte, il vento le smuoveva i capelli ed in
quel momento le sembrò dipinta sullo sfondo dell'orizzonte,
immobile e concentrata nelle letture. Un movimento quasi
impercettibile attirò l'attenzione della bambina, sorrise, era
Jules, il topolino della Black Pearl! Lo avevano scovato
all'inizio del mese, al contrario di qualsiasi altro topo si
era dimostrato socievole ed affatto spaventato dalla presenza
degli esseri umani e non era raro vederlo correre lungo la
tolda, tra le risa dei pirati. Ormai lo chiamavano tutti per
nome, e se passava qualche giorno senza che nessuno lo
vedesse, si cominciava a chiedersi che fine avesse fatto il
vecchio Jules. L'unica da cui doveva guardarsi era Scratch,
che però sembrava rincorrerlo per puro divertimento, senza
reali intenzioni di ucciderlo, ma nessun topolino, seppure
socievole come Jules, avrebbe mai accettato di fidarsi di un
gatto e di lasciarsi prendere.
La bambina rise, osservando
il topolino correre tra gli stivali di Lenora, sperò la
raggiungesse, per giocarci un pò. In quel momento vide sua
madre accorgersi di lui, si aspettò di vederla chinarsi e
prendere Jules su una mano, come le aveva visto fare decine di
volte, con orrore vide il tacco di sua madre alzarsi quel
tanto che bastava per far passare il topolino e poi calare su
di lui in un colpo secco. Vide le zampette del topolino
graffiare l'aria, la codina agitarsi, muoversi convulsamente,
poi giacere immobile a terra. Pietrificata osservò sua madre
chinarsi, prendere Jules per la coda e gettarlo in mare, in
una smorfia divertita e soddisfatta. Il cuore le pulsò in
petto talmente forte da temere d'essere udita e peggio ancora
vista, scivolò con la schiena contro una cassa,
rannicchiandosi a fissare dritto davanti a sé. Non sapeva
spiegarsi quella strana sensazione che l'accompagnava da
quella mattina e non sapeva spiegarsi tante altre cose che
sembravano non andare, ma di una cosa era più che certa:
quella donna.
Quella donna non era sua madre.