JOHNNY CI HAI RUBATO IL CUORE
di Paola Malanga



Occhi bistrati, andatura perennemente barcollante, gestualità manuale da ipnosi, gioielli pescati nel repertorio personale, grazia spadaccina e sorridente alla Errol Flynn, acconciatura e dentatura da sacerdote del rock anni settanta, look da filibustiere che a metà degli anni ottanta avrebbe fatto la gioia di Vivienne Westwood…Il pirata incarnato da Johnny Depp è di quelli che non si dimenticano. Un monumento ondivago alla controcultura degli ultimi trentacinque anni. Un cartone animato in carne ed ossa che strega bambine e bambini di ogni età. Un seduttore sublime di fronte al quale si cedono volentieri tutte le armi.
E dire che quando si è saputo della sua partecipazione al film Disney 'La maledizione della Prima Luna', in molti avevano scommesso su ravvedimenti familiari e rientri nei ranghi degli studios. A quarant'anni, con moglie e figli, mica si può continuare a stare fuori dagli schemi. E una svolta alla propria carriera, sempre in precario equilibrio tra film di amici sciroccati e autori da festival senza mercato, forse è arrivato il momento di darla…Addio outsider, insomma.
Ma quando si è corsari nell'animo non c'è ruolo né marchio che tengano. Jack Sparrow, ormai è chiaro, è una figura degna di stare accanto a Edward mani di forbice, William Blake, Ed Wood, Don Juan de Marco, Raoul Duke, Ichabod Crane. Vale a dire le migliori creature che popolano non solo il curriculum artistico di Johnny Depp, ma anche il nostro immaginario cinematografico recente, così povero di personaggi da chiamare per nome.
Chi si aspettava, da parte dell'attore 'ribelle' la resa all'establishment hollywoodiano più classico, ha trovato l'arrembaggio più sottile e resistente. Entrato nel 'Regno del Topo', al cospetto dell'icona americana per eccellenza insieme alla Coca Cola, Johnny Depp ha fatto educatamente l'inchino e si è alzato nei panni di Jack Sparrow, del suo Jack Sparrow. Perché il pirata in esilio, capace di sconfiggere gli zombie sul loro stesso terreno, non è solo un altro personaggio formidabile in una galleria di dropout autentici: è la summa del Depp-pensiero e del Depp-style, sullo schermo come dal vivo, in continua evoluzione eppure sempre fedeli a se stessi.
Chi ha avuto la fortuna di incontrare Johnny Depp, sa che la parola chiave nel suo caso è 'carisma'. Ha fatto miracoli con la data di nascita che si ritrova, il 1963. Fosse venuto al mondo trent'anni prima, avrebbe trovato posto nell'olimpo dei selvaggi al fianco di Marlon Brando, con cui ha poi lavorato in 'Don Juan De Marco maestro d'amore' e che ha diretto in 'The Brave-il coraggioso'. E avrebbe attraversato l'America on the road con il suo idolo Jack Kerouac, di cui raccoglie manoscritti e cimeli con passione folle, o con Hunter S. Thompson, inventore del gonzo-journalism nell'Era dell'Acquario, di cui ha fatto un ritratto memorabile in 'Paura e delirio a Las Vegas'. Fosse nato negli anni quaranta, forse sarebbe stato uno dei protagonisti della scena pop-rock più trasgressiva insieme a personaggi tipo Iggy Pop, che ha poi conosciuto grazie a Kusturica in 'Arizona Dream', o Keith Richards, a cui ha chiesto il permesso per modellare Jack Sparrow a sua immagine e somiglianza.
Nato invece a Owensboro, Kentucky, nei primi Sessanta, Johnny Depp si è affacciato allo schermo-piccolo, troppo piccolo per lui- negli ottanta con il serial '21 Jumpstreet' si è ritirato quasi subito nonostante le 10.000 lettere al mese che riceveva dalle sue fans, e quanto al carisma si è dovuto arrangiare, facendo i conti con un'epoca conservatrice, rifugiandosi davanti alla macchina da presa dei pochi registi allergici al mainstream, specializzandosi in personaggi spostati, dislocati sempre altrove, alle prese con realtà parallele, sdoppiamenti di vario genere. Per non parlare di trucchi e travestimenti che di volta in volta funzionano su di lui come una seconda pelle: dal volto color gesso di Edward a quello insanguinato di 'C'era una volta in Messico', dal golfino di angora rosa di Ed Wood, alla pelliccia di Dead Man, dagli abiti gotici di 'Il Mistero di Sleepy Hollow' agli sgargianti completi da drag queen di 'Prima che sia notte', dalla collezione di occhiali Ray-Ban di 'Blow' ai capelli e alle T-shirt originali di 'Paura e delirio a Las Vegas', la filmografia di Depp è un paradiso per cinofili feticisti. Lui esce indenne da qualsiasi cosa, con il gusto di essere sempre e solo se stesso. E solo a lui è riuscito di diventare un (anti)divo rifiutando uno dietro l'altro ruoli che al box-office hanno fatto la fortuna di colleghi come Brad Pitt (Vento di Passioni), Tom Cruise (Intervista col Vampiro), Keanu Reeves (Speed).
Anche il ruolo del pirata Disneyano è stato trattato alle sue condizioni. Del resto Jack Sparrow esisteva già: l'abbiamo intravisto qualche anno fa durante un incontro a Londra con l'attore in occasione della presentazione di Donnie Brasco. Dopo averlo ammirato sullo schermo nei panni di un agente FBI in incognito (e il vero agente Joe Pistone non riusciva a capacitarsi di tanta abilità furtiva e mimetica), ci si aspettava di vederlo in abiti civili, magari ancora vagamente ispirati al personaggio. Invece si presenta con una maglietta rossa a brandelli, anfibi ai piedi, dita coperte di anelli, capelli lunghi sciolti. Una specie di angelo sterminatore, un no global ante litteram, un moderno corsaro del cinema disponibile a ogni genere di incursioni fuori programma. Si ferma sulla soglia, forse per veder l'effetto che fa. Poi attraversa la stanza camminando quasi a passo di danza, con l'eleganza e la leggerezza di Fred Astaire. Si accende una sigaretta e comincia a salutare i presenti chiacchierando del più e del meno con grazia inimitabile. Nel giro di pochi minuti, la platea di critici e giornalisti è completamente rapita. Nessun dubbio: Johnny Depp è un pirata nato. Irresistibile