"Pirates of the Caribbean. The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan






Capitolo decimo.
“Il dono del capitano Jack Sparrow”

“Lily, davvero non vuoi uscire?”
Lord Swann attese speranzoso, ma nessun rumore oltre la porta chiusa gli fece capire che sua figlia lo stesse ascoltando.
“Cara, io capisco che tu sia molto stanca, ma dovresti scendere a mangiare qualcosa. Hai bisogno di forze.”
Ancora, nessun suono, nemmeno minuscolo.
Il governatore sospirò scotendo affranto il capo, e scese le scale.
Elizabeth stette in ascolto dei suoi passi che si allontanavano, e solo allora si mosse dal letto dove stava rannicchiata in un angolo, nascosta dalle cortine di pizzo del baldacchino. Goffamente, quasi non si ricordasse più di come si cammina e ci si muove, andò davanti all’elegante specchio che stava sopra un catino di fine porcellana. Affondò le mani pallide nell’acqua, portandola lentamente al volto una volta, poi due, poi tre. Sentiva le gocce scivolarle sulle guance, lungo le braccia fino a macchiarle la leggera veste bianca che aveva sostituito la divisa rossa indossata nel suo viaggio di ritorno dall’ Isla de Muerte. Era stato un abito d’emergenza, ma estremamente utile quando era fuggita dalla Dauntless per tornare in quella grotta maledetta.
Nessuno le aveva voluto credere? Nessuno aveva prestato ascolto al suo racconto altamente inverosimile su pirati maledetti e immortali? Bene, si era arrangiata. Si era ribellata incurante del pericolo in cui si voleva gettare nuovamente, ma non le era importato. Perché in quella spelonca, la più grande che avesse mai visto e traboccante di ogni genere di tesori, c’era ancora Will…
Gemette impercettibilmente, e si gettò con violenza un altro schiaffo d’acqua gelida sul viso, sui capelli sciolti e disordinati. Lentamente, drizzò le spalle e affrontò il riflesso mandatole dallo specchio.
Nulla da fare.
La sensazione orribile di ribrezzo, di schifo verso se stessa non diminuiva: si sentiva sporca, intaccata, maledetta anche lei e macchiata da una colpa che l’avrebbe perseguitata per sempre.
Desiderava che tutto smettesse di girarle intorno: il mondo, gli avvenimenti, le voci…c’era troppo caos, troppo rumore, e lei non aveva bisogno di sentirlo…non voleva sentirlo.
Scrutò con odio la sua gemella riflessa, poi si voltò via di scatto correndo ancora verso i cuscini, affondandovi la faccia bagnata anche dalle prime lacrime.
Lo aveva perso. Era questa l’unica cosa a cui riusciva a pensare nel grigio livido del rimpianto.
Non aveva alcuna importanza tutto quello che aveva subito, la paura che l’aveva accompagnata, l’orrore e la disperazione cacciate in giù, in fondo alla gola, per rimanere risoluta e fiera di fronte al capitano Barbossa e alla feccia che comandava. Erano solo fatti di piccola importanza, incapaci di ferirla come l’unica vera tragedia accaduta.
Will…non potrò più chiederti di chiamarmi per nome…Non potrò più chiederti nulla.
Soffocò rabbiosamente un singhiozzo stringendo le unghie nei guanciali, ma la sua mente non voleva saperne di rimenare vuota, inerte per farle trovare un briciolo di pace e le fece rivivere il ricordo più amato e dannato nato in quei giorni.

“No…!” aveva sussurrato cercando di tirare indietro il braccio.
Le stive dell’ Interceptor erano buie, se si escludeva la candela accesa sul tavolo dove erano seduti lei e Will.
Il ragazzo, seduto di fronte a lei, era rimasto immobile, con un capo della benda in mano e l’altro stretto al suo palmo delicato, attraversato da un taglio ancora rosso di sangue.
I suoi occhi scuri -da quando possedevano quella luce intensa, sensuale, che la catturava?- si posarono interrogativamente sul suo viso. Che avesse di nuovo stretto troppo la garza? Le aveva fatto ancora male?
“No…” ripeté a fatica, incapace di distogliere lo sguardo da lui. Sentire il calore delle sue dita strette protettivamente al suo polso sottile, guardarlo a lungo come mai si era permessa di fare, indugiare su quelle labbra sottili, appena dischiuse…e il brivido proibito dato dall’attrazione sempre più forte…voler sapere quanto fossero calde quelle labbra sulle sue…
“Volevo dire…non smettere…”mormorò roca chinandosi leggermente in avanti. Verso la sua tentazione.
La fiamma rossa e arancione crepitò lentamente quando la mano di Will si alzò verso di lei; le sfiorò la guancia, iniziando una lunga carezza, timida, lenta, colma di tenerezza ed aspettative. Nella penombra, solo iridi scure in cui si era sentita affondare, imprigionare…e il suo respiro che le stava sfiorando il collo lasciato scoperto dalla scollatura del vestito…
“Elizabeth…”
La sua bocca sempre più vicina.
Il cuore in gola che urlava di gioia, perché aveva desiderato per troppo tempo anche un solo, semplice bacio…

Stavolta non poté trattenere un singhiozzo straziante, battendo un pugno sul materasso e scoppiando in lacrime.
Aveva rovinato tutto, all’ultimo momento aveva esitato, aveva avuto paura che un giorno si sarebbe pentita di quel gesto.
Non era più una bambina, non era più così ingenua: avrebbe potuto continuare a sperare in una sorta di sogno irrealizzabile, ma sapeva che prima o poi la realtà l’avrebbe afferrata e posta davanti al suo destino: un destino degno della sua posizione sociale, del suo rango. Non avrebbe avuto più bisogno di sentimenti spontanei, veri, perché con essi non si contava nulla nella nobiltà. Prima sarebbe piombata la disillusione, poi il cinismo, infine l’arte del trovare sempre un compromesso vantaggioso per aver nuovo prestigio, nuova visibilità.
Ma come aveva potuto temere Will, il suo adorato Will, l’unico che rischiando tutto, anche la libertà e l’onore, l’aveva salvata? Forse perché, avendolo visto con quel pirata, aveva scorto come sarebbe potuto diventare, essendo figlio di un corsaro. Scoprire il suo passato era stato come spararsi un colpo al petto, ed era stata proprio Lily a premere il grilletto.
Gli aveva svelato il mistero racchiuso in un vecchio medaglione, una moneta d’oro di un antico tesoro azteco, era stata costretta dagli avvenimenti a confessargli che l’aveva preso lei, in quella lontana giornata di nebbia e morte per salvargli la vita una volta di più.
Bastavano delle semplici parole, fatte di vento e inconsistenza per aprire un baratro e allontanare così l’unica persona che si amava? Se qualcuno glielo avesse chiesto, adesso conosceva la terribile, breve risposta da dare.
Aveva dovuto scegliere e portare avanti con coraggio la corsa verso l’addio e la rovina.
Perché Will non l’avrebbe più vista con quegli occhi colmi di passione, adorante timidezza e amore, per questo non aveva potuto fare diversamente quando, una volta tratta in salvo sulla Dauntless, aveva sentito il Commodoro ordinare di partire, di lasciare il ragazzo al destino che si era tracciato compiendo azioni tanto avventate.
“Ma lo ha fatto per me! Lo ha fatto per salvare me!”…lo aveva urlato d’istinto, senza riflettere, con le lacrime che le pizzicavano le ciglia. Norrington allora si era voltato, guardandola…comprendendo forse cosa nascondeva tanto ardore.
“Vi prego! Se resterete per liberarlo, io…” Dio, perdonami…ma preferisco saperlo vivo, che morto per causa mia! “Accetterò la vostra proposta di matrimonio.”
Anche solo…vivo…
Adesso Will era salvo, ma lo aveva ferito e solo lei poteva sapere quanto profondamente. Non ci sarebbe stata pena peggiore per Elizabeth: vivere per sempre rimpiangendo il suo vero futuro, l’unico sogno cresciuto nel suo animo nel corso degli anni.
L’unica che l’aveva compresa, come sempre, era stata la sua “sorellina”.
Le avevo scritto un lungo biglietto affidato poi alla discrezione devota di Jane e lo aveva letto fino a mandarlo a memoria.
Non potevo andarla a trovare, questa influenza maledetta mi costringeva a stare a riposo quando era meno opportuno ma l’avevo comunque pregata di non cedere, perché qualcun altro aveva bisogno della sua forza e soprattutto della sua influenza sul governatore Swann.
Anche se non conoscevo ancora tutta la storia e cosa era successo da quando Lily era caduta in mare dal picco di Fort Charles, c’eravamo trovate d’accordo su un punto:il pirata Jack Sparrow non meritava la condanna a morte. L’unica cosa che sapevo per certo era che lui mi aveva permesso di rivedere i miei amici vivi…sentivo che era così, e il mio istinto sbagliava raramente. Non avevo nemmeno mai visto quest’uomo, non sapevo che idea farmene, viste le voci contraddittorie che giravano su di lui, ma mi ero accorta di non voler sapere nulla di questa confusione.
Solo, avrei voluto avere l’occasione di vederlo, avevo scritto a Lily. Di domandargli se aveva saputo di mio padre, chi fosse stato, e soprattutto…cosa doveva fare in segreto, per ordini diretti della Corona inglese.
Elizabeth prese di nuovo in mano il mio foglio, lo piegò accuratamente e chiuse gli occhi.
Non doveva arrendersi, non poteva. Le ali del suo destino le appartenevano ancora, non erano state legate da nulla di inevitabile.
Una notte di tanti anni prima, due bambine si erano confidate sul ponte di una nave spersa nell’oceano. Una delle due, bionda, esile, ma piena di fuoco mitigato solo dalla sua naturale dolcezza, aveva sussurrato una speranza alle onde.
“Ameremo dei pirati!”
Ripetendo ad alta voce quella frase, andò verso uno dei suoi armadi, aprendolo risoluta e iniziando a gettare abiti in ogni angolo della stanza e vestendosi in fretta.
Avrebbe combattuto un ultima volta per avere il diritto di essere se stessa, e doveva vincere stavolta.Anche a costo di andare contro suo padre, la sua famiglia e le convenzioni di un mondo finto, pieno di misere esistenze dietro l’abbaglio di gioielli e oro.

La folla era chiassosa, multicolore, un fiume di voci e volti che s’incanalava nella stretta via che portava all’ingresso di Fort Charles.
C’erano madri con nugoli di bambini attaccati alle gonne, pescatori annoiati da una giornata di scarso raccolto e in cerca di un’emozione forte, i proprietari delle varie locande della città, alcuni commercianti, il proprietario della farmacia posta a pochi metri dall’officina del signor Brown.
Will si guardò attorno ancora per qualche istante, prima di riprendere a camminare risoluto verso il portone aperto per accogliere la cittadinanza. Si strinse addosso il lunghi lembi dell’ampio mantello che indossava, nascondendo alla vista delle guardie la spada che teneva al fianco sinistro e la cinta di cuoio portata lungo il petto, dove erano assicurati alcuni piccoli pugnali: sentiva di aver bisogno anche di loro, quando avrebbe agito.
Il cortile si stava riempiendo rapidamente ma lo spiazzo centrale era sgombro di persone, in modo da permettere una vista perfetta della forca allestita dai carpentieri. Il boia, incappucciato di nero, stava finendo di stringere il nodo scorsoio del cappio.
Tra pochi istanti il governatore, sua figlia e il suo promesso sposo, il Commodoro Norrington, si sarebbero affacciati dietro il palco per assistere all’esecuzione.
Elizabeth non ce l’aveva fatta a intercedere per far graziare Jack Sparrow. Lord Swann aveva dovuto cedere alla legge, non al senso di giustizia e riconoscenza.
Appena il nome della ragazza amata gli passò nella mente, Will provò un brivido lungo la schiena; si calcò bene sul capo il capello piumato imponendosi di rimanere calmo, e di rassegnarsi.
Era finita.
Il suo amore era perduto, come era giusto che accadesse del resto: quando mai si era sentito di un fabbro che aspirava alla mano di una fanciulla aristocratica?
Era stato uno sciocco anche solo a crederci, a illudersi…per la società non contava nulla un’infanzia condivisa, un’amicizia complice, senza secondi fini, un legame così puro nato perché così era giusto che fosse…lui, un orfano, figlio di William “Sputafuoco” Turner, uno dei pirati più temuti nel Mar dei Caraibi, non aveva nulla da donare alla splendida Elizabeth Swann, un angelo dai capelli biondo antico, un volto delicato e solare…
Per molto, troppo tempo, Lily era stata la sua fata, la sua principessa irraggiungibile e intoccabile a cui votare solo adorazione…ma era stato impossibile non cedere all’amore, alla passione, all’assurda forza che gli aveva permesso di salvarla da qualcosa di ben più rischioso di una volgare ciurma di pirati senza regole.
Sull’Interceptor, e poi all’ Isla de Muerte erano stati realmente vicini. Tanto vicini da toccarsi, da lasciar vedere all’altro cosa in realtà si provava. Ma un’illusione non aveva diritto di diventare realtà: non nell’universo formale e ipocrita della nobiltà inglese nelle colonie caraibiche.
La sua adorata Lily avrebbe sposato Douglas Norrington, un ottimo partito sotto tutti i punti di vista, senza aver mai sentito cosa Will provava per lei. Perché era un vigliacco, lo era sempre stato…
“…Era questo, il momento giusto” gli aveva borbottato qualcuno tra le montagne di dobloni, tiare e scrigni sepolti in una grotta marina, rammentandogli il suo silenzio davanti alla ragazza che se n’era andata col capo chino di fronte al suo ostile mutismo.
Questo lo dici tu, capitano si disse stringendo le labbra e poi aprendole in un sorriso ferino.Adesso vedremo se mi hai insegnato cosa vuol dire essere un pirata.
Un rullo di tamburi sovrastò il mormorio eccitato della gente, facendogli alzare il viso verso il palco di legno.
Il condannato salì le scale con la sua tipica andatura barcollante, un incrocio insolito di passi troppo fluidi e movenze feline. Quando lo si vedeva la prima volta, era inevitabile provare fastidio davanti a tanti movimenti senza senso, come passi di una danza che solo lui conosceva; poi, con il passare dei giorni, se ne rimaneva stregati perché erano una delle tante sfaccettature del suo carattere, uno dei tanti motivi del suo singolare fascino e magnetismo. Tutto, in Jack Sparrow, sembrava essere nato per attirare l’attenzione e questo l’interessato lo sapeva benissimo, godendone segretamente.
Will lo osservò caracollare verso il suo aguzzino e quando si fermò sotto il nodo di corda, con le mani legate sul ventre, il pirata tenne la testa baldanzosamente alta, stupito di quanto pubblico si fosse raccolto per il suo addio alla vita. Quegli occhi scuri, ardenti come pezzi di carbone e sottolineati da una bistrata pesante di kajal sorrisero divertiti mentre studiavano senza paura le centinaia di facce che lo commiseravano, lo studiavano, o lo maledivano per ciò che rappresentava. Non portava il suo adorato cappello a tre corna, la sua polverosa giacca stretta in vita da una fascia e nemmeno la pistola con un solo colpo, ora ben piantato in un certo cadavere in una certa isola impossibile da trovare a meno che non si sapesse dov’era. I lunghi capelli neri, arruffati dalla salsedine, in parte legati in spesse trecce tra cui tintinnavano piccole decorazioni di perline di vetro e ciondoli dalla foggia insolita, erano trattenuti solo dall’immancabile bandana rosso vivo calcata sulla fronte.
Un soldato si schiarì la voce e srotolò una lunga pergamena dove erano stati scrupolosamente segnati tutti i capi d’accusa; e ad occhio e croce dovevano essere molti, per usare un eufemismo.
Quando il banditore iniziò la sua lunga lista, Will lanciò un’ultima occhiata a Jack e non fu stupito di vederlo sogghignare mano a mano che gli venivano rammentati tutti i reati compiuti per i sette mari; con una punta d’esasperazione si chiese se nella sua vita quel pirata avesse davvero temuto qualcosa. Si fece largo nella calca fino ad andare dietro la forca, dove si trovava il palco delle autorità.
Elizabeth era splendida nel suo abito di seta color crema dai ricami scarlatti, anche se il suo sorriso era sparito sotto una maschera di sdegno e rabbia mal repressa. Agitava freneticamente il suo ventaglio, bloccandolo solo quando vide arrivare Will verso di lei. Senza preavviso, il suo cuore prese a batterle fino a farle male.
Di colpo, il rumore del cortile, le voci, il rullo dei tamburi si spense lentamente, in modo che potesse sentire solo la sua voce che salutava formalmente il Commodoro, quindi il Governatore. Will alzò lentamente la tesa del suo cappello in modo da poterla vedere completamente e…le sorrise, come non faceva da giorni: c’era qualcosa d’infinitamente dolce nel suo sguardo, e anche di triste, e determinato.
“Pertanto, secondo le leggi della nostra Corona, il pirata Jack Sparrow…”
La sentenza stava per essere letta, la botola aspettava solo di venir aperta…
“Elizabeth” iniziò Will con voce chiara, in modo che tutti lo sentissero. “Avrei dovuto dirtelo fin dal primo giorno che ti ho visto, perdonami…” rimase in silenzio per un breve attimo come se da un momento all’altro dovesse balzare al suo fianco, sollevarla tra le braccia e portarla via… “…io ti amo.”
“…E’ condannato alla pena capitale mediante impiccagione…”
Lily rimase immobile. Lentamente, un sorriso radioso, dipinto da una commozione profonda, accese il suo volto di nuova bellezza.
Anche mia madre, poco lontana da Lord Swann, sentì quelle parole e cacciò un urlo costernato quando nel forte si scatenò un vero putiferio.

Cominciò qui una battaglia crudele,
con le spade sguainate:
Neppure le piastre e le maglie dell’armatura
Reggerebbero i loro colpi…

Alzai gli occhi dalle pagine consunte dell’ “Orlando furioso”, uno dei libri che mio padre aveva letto più frequentemente e stetti in ascolto; avevo ancora qualche linea di febbre, perciò non ero potuta andare con Lily a Fort Charles per assistere all’impiccagione esemplare di Jack Sparrow. Lasciare la mia amica più cara da sola in un momento del genere, quando anche la sua ultima lotta era stata persa era molto peggio di qualsiasi malattia.
Sentii lo scalpitio dei cavalli aggiogati alla carrozza di rappresentanza, e la voce di mia madre irruppe acuta nel salone d’ingresso. Possibile che fosse già rincasata, perdendosi così l’inevitabile rito del the a casa di qualche lady ci cui non ricordavo il nome?
“Scandaloso! Scandaloso!”
Posai il volume, sbuffando; le sue urla non erano il meglio per poter continuare a leggere con calma.
“Madre, cosa è successo?” domandai comparendo sulle scale.
Lei mi fissò con gli occhi dilatati dall’orrore a cui aveva dovuto assistere, e boccheggiò vistosamente prima di trovare il fiato necessario per parlare.
“Quel…quel…Will Turner ha aiutato quel pirata! L ’ha fatto scappare un’altra volta!”
“Che cosa?”
“Non solo!Ha avuto la…sfacciataggine, l’impudicizia di…dichiarare il suo amore a Elizabeth! Ti rendi conto…”
“Certo che me ne rendo conto!” strillai felice, scendendo al volo gli ultimi gradini e andandole davanti. Lo sapevo, lo sapevo…Will, sei stato incredibile!
“Davvero lo ha fatto?”
“Lo hanno visto tutti e Lord Swann…cielo, che vergogna…sembra che non abbia obiettato quando sua figlia ha difeso quel fabbro, per poi sciogliere il suo fidanzamento col Commodoro, anche se non era stato ancora reso ufficiale! Quella ragazza dev’ essere impazzita!”
Se Lily aveva davvero perso il senno, io fui contentissima di seguire il suo esempio. Gridando ancora, piena di estasi e felicità come non mi capitava da mesi, compii una veloce piroetta, lasciando gonfiare la gonna del mio vestito blu. Questa…questa notizia era la migliore medicina del mondo!
“Lily è ancora al forte, vero?” domandai precipitandomi verso la porta, nello svolazzo di pizzi del mio scialle drappeggiato sulle spalle. Non attesi la risposta, e andai verso la carrozza ancora ferma all’entrata senza voltarmi indietro.
“Sybelle!Sybelle, ti proibisco di…”
L’ultima parte della minaccia di mia madre si perse nello schiocco di frusta con cui il cocchiere fece partire i cavalli, nel loro nitrito nervoso e nella polvere della strada. L’eccitazione che mi pervadeva era così forte da farmi dimenticare il mal di testa e gli ultimi sensi di nausea: nel giro di pochi istanti qualcosa era cambiato per sempre…nella mia vita, in quella di Will, in quella di Lily. Erano bastati pochi giorni, una manciata di istanti e un vento nuovo aveva spazzato via amarezze e dubbi, malinconie e costrizioni. Chiunque lo avesse fatto nascere…avrei voluto baciarlo in segno di riconoscenza.
Non aspettai nemmeno che la vettura fosse completamente ferma per scendere; percorsi il cortile in un turbinio di seta e merletti, non vedendo quasi il palco della forca ora deserto.
“Sybelle! Cosa ci fai qui?”
Il Governatore Swann mi venne incontro, con un’espressione gioviale e vagamente divertita. “Come stai, cara? Sei guarita ora? Sai, ti sei persa un bello spettacolo…quel pirata ha dato una lezione a tutti, e in tutti i sensi!”
“E’ riuscito a fuggire un’altra volta?”
“Ebbene sì, e ho intenzione di graziargli la vita, se mai dovesse essere catturato un’altra volta.”
“Ma…e il Commodoro?…” non ebbi il coraggio di proseguire, non volevo sembrare impertinente, non con l’uomo che aveva sostituito mio padre amandomi come una seconda figlia.
“Scommetto che lady Catherine non ti avrà tenuto nascosto nulla di ciò che è successo” disse con una piccola risata.
“Allora…avete davvero accettato che Lily…”
“Sybelle” mi disse posandomi una mano sulla spalla “rispondimi sinceramente. Esiste forse un altro uomo che pur di salvare mia figlia si allei con un ricercato famoso in tutte le colonie, rubi una nave e riesca dove il fior fiore del nostro esercito ha fallito?”
Scrollai lievemente il capo, sorridendo. “No. A meno che si tratti di William Turner.”
“Esatto. Avrei dovuto capirlo da molto che non era come tutti gli altri. Dimmi un’altra cosa…il Commodoro ha detto qualcosa a proposito della sciabola che ora possiede, e ha fatto intendere che il signor Brown c’entri poco o nulla con la sua creazione. Tu ne sai qualcosa, vero?”
Arrossii violentemente, sentendomi in trappola. “Non dovrei essere io a dirlo…” balbettai tormentandomi una ciocca di capelli.
“Me lo dirà chi di dovere, allora” concluse bonariamente. “Vai, sono alla campana, sulla terrazza.”
Lo guardai colma di riconoscenza, e passai sotto il porticato.
Vidi due figure stagliate contro il tenue color arancione del cielo prossimo al tramonto. La ragazza, inguainata nel suo splendido vestito dall’ampia crinolina di seta, teneva il capo appoggiato alla spalla del giovane, i cui lunghi capelli ricci erano appena scompigliati dalla brezza marina. Mi voltavano le spalle, intenti a contemplare, a quanto credevo, il sole che declinava verso occidente.
Il ragazzo rise sommessamente, stringendo il suo braccio all’esile vita di lei, che si provò per scherzo un capello dalla piuma azzurra che ne adornava la larga tesa, fermata da una fibbia dorata.
Li osservai per qualche istante cercando di non scoppiare a ridere deliziata, incrociando le braccia sul petto. Mi schiarii sonoramente la gola, attirando la loro attenzione.
“Elizabeth!” esordii ad alta voce, inarcando un sopraciglio e rimanendo seria di fronte alla sua espressione stupita.
“…Bel cappello” conclusi tranquillamente.
Lei e Will si scambiarono un’occhiata perplessa, poi furono loro a scoppiare a ridere di cuore.
“Si può sapere cosa avete?” chiesi sconcertata.
“Bhe, è che hai ripetuto le stesse identiche parole di una certa persona…”
“E …” li additai sgranando gli occhi. “…dopo avermi fatto passare le pene dell’Inferno, dopo aver passato voi chissà che cosa…ridete?! Ma chi me lo ha fatto fare di preoccuparmi di due pazzi sconsiderati?!”
Non resistetti più e corsi ad abbracciarli il più forte che potei, unendomi alle loro risate sempre più pazze.
“Will…Lily! Sono stata così in pensiero!…” singhiozzai contro la spalla del mio amico, mentre Elizabeth mi carezzava i capelli lentamente, calmandomi e cullandomi piano.
“Ti chiediamo scusa, davvero Sybel…ti abbiamo pensato molto, sai?”
“Ne siete sicuri?” domandai maliziosamente, allontanandomi un poco per vederli in faccia. “A me sembra invece che abbiate finalmente risolto un certo problema…ma si può sapere cosa vi è successo? Siete…siete così diversi! Non vi hi mai visto così sereni, felici…liberi, ecco.”
Will guardò teneramente Lily, sfiorandole i capelli caldi di sole con un bacio.
“E’ merito di Jack, credo. Anzi, ne sono sicuro.”
“Chiunque diventerebbe più pazzo se passa anche un solo giorno con lui” aggiunse lei ridacchiando. “Il capitano della Perla Nera è semplicemente incredibile!”
“Capitano? Scusa, sono rimasta indietro…ma non era Barbossa a capo di quella nave?!”
“Sybelle, devi prepararti a sentire una lunga storia, ma prima dovresti vedere una cosa.” Will fece cenno di salire la breve gradinata della terrazza, e di fissare l’orizzonte. “ Non è bellissima?”
A poche miglia di distanza dalla costa, un veliero si stava rapidamente allontanando.
La sua struttura era imponente ma allo stesso tempo slanciata ed elegante, capace di affrontare il mare in qualsiasi condizione atmosferica. Le grandi vele, scure come il resto dello scafo, erano tese e gonfie di vento. La luce ricca del tramonto gli scintillava tutt’attorno, dandogli un’aura completamente diversa da quella con cui l’avevo sempre vista.
Adesso non era più uno spettro rifiutato dall’Inferno stesso, ma un’aquila di mare maestosa, dalle piume nere scintillanti come schegge d’ardesia, che volava verso la cattura di un’indefinibile ideale di libertà. La stessa libertà che adesso vedevo negli occhi delle persone a me più care.
“Sì…” mormorai quasi soprappensiero, sentendomi leggera come un gabbiano in volo verso quelle vele sempre più distanti. “E’ davvero bellissima.”
Lo pensavo veramente, nonostante sapessi perfettamente cosa la Perla Nera mi aveva strappato per sempre…ma era la Perla Nera del passato, del dolore e delle lacrime.
“E mi dovrete raccontare una storia molto lunga, per giustificare cosa ho appena detto” dissi con un sorrisetto. “Che mi ripaghi del fatto di essere stata lasciata a terra!”
Elizabeth rise ancora, rimirando per un’ultima volta la Perla che scivolava verso l’infinito. Ci guardammo; era la prima volta che notavo nei suoi occhi quel bagliore dorato, sottile, pallido che aleggiava attorno alle pupille. Lo sguardo di una donna adulta, puro e gioioso.
Quando Will la sollevò per i fianchi, facendola volteggiare rapidamente per farle di nuovo toccare terra, la sua risata risuonò limpida nel forte silenzioso.
Eravamo stati così, una volta: spensierati, un po’ ingenui, ma fiduciosi nel domani. Tutto questo ci era stato tolto: dalle costrizioni, dalle delusioni, dai lutti e dagli imprevisti.
E chi ci aveva restituito questo nostro tesoro? Chi era stato il vento che ci aveva riportato il nostro inestimabile, profondo senso di libertà con cui eravamo cresciuti?
“A quanto pare devo un bacio all’ultima persona che mai mi sarei aspettata” mormorai ricordandomi cosa aveva pensato prima e arrossendo inspiegabilmente.
“Sybelle, andiamo?”
“Sì, Lily, arrivo! C’è ancora la mia carrozza…potremo usarla per tornare! Dove andiamo?”
“A casa mia!” disse Elizabeth mentre Will le porgeva il braccio. “Avremo bisogno di molto tempo, per spiegarti tutto…possibilmente, senza i commenti e lo sdegno di lady Russel.”
“Lo credo…ah, Will! Una cosa…”
“Dimmi.”
“Sbaglio, o prima mi hai chiamato per nome?”domandai ammiccando.

Il vento di poppa era robusto, e se avesse soffiato ancora per qualche ora, la flotta inglese avrebbe dovuto mettere sugli alberi il doppio delle vele per essere veloci come loro…e anche in quel caso, non potevano comunque sperare di poter raggiungere la sua nave. La sua amante più fedele, che aveva seguito per dieci anni senza sosta pur di riaverla, non era per nulla una donna facile da catturare.
“Bene, missy…vediamo di riportarti al tuo splendore…” mormorò Jack Sparrow con un mezzo sorriso, scoprendo i denti macchiati qua e là dallo scintillio di alcune capsule d’oro. “Che ne dici di un bel viaggetto molto remunerativo?”
Dalla cintura di cuoio stretta sopra la fascia che gli chiudeva in vita la casacca, prese la vecchia bussola che non indicava il Nord, ma una destinazione ben più appetibile.
Corresse di qualche grado a destra la rotta del timone, tamburellando amorevolmente le dita sui pomelli di legno consunti dall’uso.
Non esisteva sensazione più appagante che sentire sotto i piedi lo scricchiolio sommesso delle assi della plancia del timone, i richiami che la ciurma si lanciava, il rollio delle onde che s’infrangevano a prua…il profumo frizzante del mare era il più buono che avesse mai avvertito; nessuna donna, nemmeno la più bella del mondo, ne possedeva uno simile… così inebriante, avvolgente.
Si voltò indietro, verso Port Royal che diventava sempre più piccola; ora era una gemma verde indistinguibile dalle sue spiagge.
E così, alla fine il giovane Turner era riuscito a venire a patti con il suo sangue da pirata…e non era nemmeno figlio di un pirata qualsiasi, lui questo lo sapeva bene. Aveva conosciuto e stimato suo padre, uno dei pochi uomini onesti e sinceri incontrati nel suo perenne vagabondare per gli oceani…e Will junior era la copia del vecchio Sputafuoco. La sua copia esatta.
Poteva dirsi soddisfatto da come l’avventura si era conclusa, ma non appagato. Il giorno che lo fosse stato, avrebbe voluto dire che il pericolo e il mare non gli potevano dare più nulla, ma sapeva che non gli sarebbe mai successo. Aveva ancora fame…fame d’imprevisti, di tempeste d’affrontare, di nuovi tesori, di nuove avventure e rischi da superare.
Ma tutto questo non toglieva il senso quel senso di soddisfazione. Sì…ci si poteva crogiolare ancora per un po’, e bearsi ricordando lo spettacolo offerto gentilmente alla folla accorsa per vederlo penzolare dal cappio. Certo, li aveva privati di una vista memorabile, la morte del capitano Jack Sparrow, come amava sottolineare ad ogni occasione…ma si poteva non considerare cosa era successo dopo? Sogghignò continuando a osservare l’isola. Uno spettacolo memorabile, una fuga da manuale d’acrobazia.
“Vi manca qualcuno capitano?” domandò una voce argentina, che apparteneva all’unica donna ammessa nel suo nuovo equipaggio.
Anna-Maria era una ragazza intelligente, oltre che dotata di una bellezza fresca, fatta di pelle color mogano, occhi neri, intensi e sfuggenti e lunghi capelli scuri raccolti sotto il cappello da pirata che sfoggiava con l’orgoglio di un uomo.
Jack alzò brevemente le spalle, ciondolando per un attimo sulle gambe.
“Non esattamente, tesoro. Ma devo ammettere che quel ragazzo promette bene. Sarebbe stato un elemento perfetto, qui a bordo.”
“Non è che vi state prendendo anche il merito per averlo fatto andare insieme a quella ragazza?” incalzò lanciandogli un’occhiata di sottecchi, finendo di raccogliere una cima.
“Sicuramente, un po’ di merito ce l’ ho!” esclamò con un largo sorriso, arricciandosi i baffi. “Ma pensavo ad altro, in verità.”
“Ovvero?”
“Anne, tesoro, ti ha mai detto nessuno che non è bene essere troppo curiosi?” domandò stancamente appoggiandosi alla barra del timone.
“Ma se morite dalla voglia di parlarne!” sbottò distogliendo lo sguardo da quello troppo impertinente del suo comandante. Jack la studiò ancora a lungo, divertendosi come un pazzo a farla innervosire. Era una cara ragazza; un po’ troppo impulsiva, ma di valore…doveva riconoscerlo.
“Io ho fatto qualcosa di molto più importante” disse dopo qualche istante, fissando per l’ultima volta la baia, ma non aggiunse altro.
Avrebbe potuto spiegare ad Anne cosa intendesse dire.
Avrebbe potuto dirle che in realtà aveva fatto una cosa semplicissima: mostrare a delle persone il valore segreto dell’essere liberi, di decidere come e perché perseguire una strada diversa. I limiti erano imposti non da chissà quali fantomatiche forze divine, ma dagli uomini stessi…e gli uomini erano famosi per tutti gli sbagli compiuti.
Sì…avrebbe potuto svelarle di aver fatto dono a Will ed Elizabeth della libertà; aveva mostrato loro come prendersela, e a quanto pareva c’erano riusciti…ma non parlò più, limitandosi a fissare nuovamente la bussola, a correggere la rotta tornando a fissare la vastità dell’oceano.
Non c’era bisogno di dirlo, e oltretutto non era da lui condividere così profondamente con altri i suoi pensieri. Non era nel suo stile, all’apparenza frivolo ed innocuo, ma in realtà capace di lasciare il segno.
In oltre, sapeva perfettamente che quei due ragazzi avevano afferrato benissimo cosa gli aveva offerto…e il suo istinto gli diceva che presto avrebbe visto i frutti del suo insegnamento.
Perché lui era il capitano Jack Sparrow, e di lui si sarebbero sempre ricordati, nel bene e nel male.

Note dell’autrice: TADAAAAANNNN!!!!!
Il nostro affascinante capitano irrompe su queste pagine!!!!E pure con un bel botto, direi…da adesso in avanti, allieterà con la sua fascinosa ed intrigante presenza la nostra navigazione!
Prima di gettarci a peso morto sulle nuove provviste di rum (che IO ho procurato…ci terrei a precisarlo!) (Oh, luce dei miei occhi…mia perla caraibica…ndJack…*___*)…ipocrita…-___-…comunque, dicevo…prima di festeggiare, una piccola precisazione: i dialoghi del film, sparsi qua e là…non sono giusti al 100%!:P Spero di essermeli ricordati abbastanza bene, altrimenti ditemi dove ho sbagliato, che caso mai correggo…ma prima…Yo-ho, beviamoci su!^o^
Ricchan-Edhelwen