"Pirates of the Caribbean.
The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan
Capitolo
tredicesimo.
“Allen”
Il Capitano Jillette vide
il segnale del suo sottoposto, e sfoderò la sciabola. Al suo
silenzioso ordine, i cannonieri diedero fuoco alle
micce.
Nella splendida, limpida mattinata di Port Royal
risuonò il rombo esaltante di trenta colpi a
salve.
All’imbocco della baia si profilò la prua maestosa
di una grande fregata da guerra: il legno della polena era
ricoperto da un sottile strato di foglie d’oro: la superba
chioma d’oro della sirena che stringeva al petto una piuma
d’aquila scintillava sotto il sole.
La stazza della nave
era di poco inferiore a quella della Dauntless, ma
l’artiglieria a bordo doveva essere almeno il doppio: era la
prima volta che vedevo postazioni per cannoni e mortaretti
persino sul castello di prua. Senza rendermene conto, strinsi
forte le mani in grembo, spiegazzando la batista dei miei
guanti.
Il palco delle autorità era gremito; in prima fila
c’erano il Governatore nella sua più alta uniforme affiancato
da Elizabeth, avvolta in un trionfo di seta azzurra e argento.
Will e io eravamo alle loro spalle, tutti rapiti dallo
spettacolo che la Compagnia delle Indie Orientali ci stava
offrendo con l’ingresso della sua flotta nel porto.
La
fregata di testa era accompagnata da due golette più piccole,
e su tutti i pennoni sventolava la bandiera della Compagnia,
accompagnata da quella del Regno Unito.
La folla iniziò ad
applaudire e acclamare quando le prima passerelle toccarono i
pontili. Lord Swann mi porse il braccio, mentre Will faceva
altrettanto con Lily e scortati da un gruppo di soldati
andammo a ricevere i nostri ospiti.
“Attenti!” ordinò il
Commodoro Norrington ai suoi uomini. Con un unico movimento
sincronico, venti spade crearono una lucente processione lungo
la banchina.
Un uomo comparve all’inizio della gradinata di
legno. Era alto, fasciato nella sua splendida giacca scarlatta
rifinita con ricami in oro e argento. Una fascia di pizzo
inamidato chiudeva il colletto di un’impeccabile camicia, i
cui ampi sbuffi coprivano delle mani affusolate, allenate e
temprate dall’esercizio della scherma. Il viso dai tratti
affilati, decisi ed attraenti era ombreggiato da un cappello a
tre punte, che copriva una fluente coda di capelli biondi,
appena ondulati. Incrociò le braccia dietro la schiena, poi
prese a scendere con passi lenti e misurati. Portò la mano
destra alla fronte, salutando militarmente il Commodoro, poi
procedette verso di noi con la flemma di prima. Due occhi
grigi, sottili e sottolineati dal segno leggiadro e preciso di
un paio di chiare sopraciglia, scorsero dal Governatore a me e
uno sguardo di nebbia, indecifrabile ma penetrante come una
freccia si piantò silenziosamente nel mio. Un nodo di segreta
inquietudine mi serrò la bocca dello stomaco, ma continuai a
guardarlo.
“Lord Swann, sono felice di conoscervi. Sono
Allen de Angecourt, ammiraglio in capo dell’ Aiglon e
funzionario delle rotte dell’ Atlantico per conto della
Compagnia delle Indie Orientali. Chiedo il permesso di
attraccare a Port Royal.”
“Permesso accordato, ammiraglio.
A voi e ai vostri soldati. Vi presento Miss Sybelle Russel,
figlia del visconte di Chester, Lord Russel. Sono il suo
tutore per conto di suo padre, e lei…” Elizabeth s’inchinò in
una profonda riverenza, tenuta per mano da Will “…è mia figlia
Elizabeth, con il suo fidanzato, William Turner.”
“Ho
sentito parlare di lui, è un nome famoso nei Caraibi. E ho
sentito parlare anche di voi, Miss Russel…”
A pochi passi
da me, mia madre tossì lievemente e mi decisi ad alzare il
braccio per accettare il suo baciamano. L’etichetta andava
rispettata, antipatie istintive a parte. La stretta delle sue
dita inaspettatamente forti fu decisamente sfacciata, troppo
lunga.
“Ciò che si dice sulla vostra bellezza e quella di
Miss Swann non rende giustizia alla realtà” concluse senza
lasciare la presa, continuando a osservare minuziosamente ogni
particolare del mio viso. Strinsi impercettibilmente le labbra
e ritirai decisa la mano. Colsi un brillio divertito e
malizioso nelle sue iridi mentre si allontanava per omaggiare
le altre nobildonne e salutate dignitari e gli altri
aristocratici invitati alla cerimonia.
“Ti senti bene?”
mormorò Lily sfiorandomi una spalla.
“Non mi piace. Non mi
piace per nulla” risposi laconicamente, avviandomi verso la
carrozza che ci avrebbe portato al forte per l’inevitabile
ricevimento.
La festa era stata organizzata in maniera
impeccabile; se ne sarebbe parlato per molti giorni dello
sfarzo e dell’allegria che avrebbero allietato il forte. Il
basso porticato a colonne che divideva il cortile dalla
terrazza sulla scogliera era stato adornato da nastri di fiori
e coccarde colorate; un’orchestra di violini suonava motivi
allegri e famosi che facevano furore nelle lontane corti
europee; lo champagne, insieme ad altri vini pregiati,
scorreva abbondante e servito in impeccabili calici di
cristallo da valletti in calze di seta.
Come era
prevedibile, l’ammiraglio de Angecourt stava riscuotendo un
successo enorme tra le varie dame presenti; molte figlie delle
famiglie più altolocate dell’isola s’assiepavano attorno a
lui, rapite dal fascino dei suoi lunghi racconti avventurosi e
non solo da quello: con i suoi capelli biondi e fluenti, la
voce bassa e virile, le occhiate languide lanciate con estremo
calcolo, Allen aveva praticamente trafitto tutti i cuori delle
fanciulle in età da marito.
“Non ho mai visto un uomo più
attraente” disse mia madre simulando un sospiro d’ammirazione.
Per poco non sputai indecorosamente il sorso di vino che stavo
bevendo; la sua affermazione aveva dello sconvolgente, era
dalla morte di mio padre che non sentivo parole del genere da
parte sua. Con una punta d’orrore, mi chiesi se anche l’altera
lady Seymour-Russel non stesse cedendo alle lusinghe
dell’ospite del Governatore.
Per la prima volta dopo molto
tempo, la osservai con un occhio critico ed obiettivo: mylady
era ancora una splendida donna; in fin dei conti, aveva solo
trent’otto anni e ne dimostrava comunque meno grazie alla sua
figura slanciata, sottolineata da bustini aderenti, la pelle
candida e senza un’imperfezione, le trecce di fiamma dei suoi
capelli sempre impeccabilmente acconciate. Avrebbe potuto
avere tutti gli uomini che desiderava, ma sapeva come una
vedova veniva giudicata dalle menti bigotte ed ipocrite della
nostra nobiltà.
Posai il mio bicchiere su un vassoio,
cercando di non lasciar trapelare quanto fossi turbata; era un
disturbo a livello istintivo, una sensazione di malessere
senza prove che lo giustificassero, ma quando vidi ancora
l’espressione di mia madre, scoprii di avere il cuore in gola
per l’agitazione. E non era un buon segno.
Will e Lily
stavano conversando con alcuni ufficiali, tra cui il capitano
Jillette; decisi di raggiungerli in fretta, per sottrarmi alla
nausea che mi aveva inacidito la gola.
“Miss Russel, tutto
bene?”
“Commodoro Norrington…”
Douglas mi sorrise
brevemente, inchinandosi per il baciamano di rito; era la
prima volta che parlavamo da quando Jack Sparrow era fuggito
per la seconda volta alla forca di Port Royal.
“Sembrate
turbata.” Non aggiunse altro, ma i suoi occhi chiari e sottili
dovevano aver visto la stessa scena a cui avevo dovuto
assistere. Annuii evasivamente, non sapendo come intavolare
anche il discorso più frivolo con lui; era sempre stata una
persona onesta e leale, serviva coraggiosamente il suo Paese,
seguendo scrupolosamente la legge. La sua aria severa e
solenne nascondeva un animo coraggioso, e di sicuro stava
cercando di superare il dolore dato dal rifiuto di
Elizabeth.
“Forse lo sono davvero” aggiunsi con un altro
cenno desolato del capo. “Siate sincero…vi piacciono questi
uomini arrivati oggi?”
“Non molto, ma purtroppo abbiamo
bisogno dei loro mezzi, miss. La nostra flotta ha bisogno di
nuove forze, e l’esercito inglese è troppo occupato in America
per prestare aiuto qui, dove la situazione per lo meno è
stabile.”
“E’ uno scenario sconfortante, quello che mi
avete descritto.”
“Possiamo solo continuare a combattere,
anche se so che disapprovate.”
“Disapprovo le rappresaglie,
i bombardamenti di villaggi colpevoli solo di dare rifugio a
chiunque ne abbia bisogno!” puntualizzai stizzita. “Ci deve
essere un modo per far smettere almeno queste!”
“Vorreste
forse…trattare con dei pirati?”
“Conoscete la mia risposta,
come io conosco la vostra, signore” risposi arrendendomi. “Ma
se si andrà avanti così, non ci sarà nessun vincitore. Solo
vinti.”
“Quanto ardore nelle parole di una nobildonna così
bella!” intervenne una voce che avrei preferito non sentire
per il resto della giornata. L’ammiraglio Allen s’inchinò
profondamente e io mi sforzai di non essere scortese, non del
tutto almeno.
“Non amo sentire che qualcuno ascolta le mie
conversazioni” dissi freddamente.
“Non ho potuto farne a
meno, perdonatemi. Sapete molto di quello che sta accadendo in
questi mari, siete ammirevole. La degna figlia di una leggenda
come Lord Russel… avete il suo stesso, incrollabile
idealismo.”
Calcò bene l’ultima parola, in modo
inequivocabile. Voleva provocarmi?Bene, allora sarei stata al
gioco.
“Cosa intendete dire?”
“Che è giusto perseguire
le idee in cui si crede, ma non è saggio farlo quando non sono
così condivisibili. Trattare una resa con dei delinquenti
della peggior specie non è consigliabile. Non c’è nulla di
buono in un pirata.”
Will era a pochi passi da me, e sentì
perfettamente le sue parole. Con la coda dell’occhio, vidi
Elizabeth trattenerlo per un braccio.
“Questo lo dite voi”
ribattei alzando lievemente il capo in un moto di sfida “Io
non lo credo. O non lo crederò fino a quando saprò anche di
persone che nascondendosi dietro a chissà quale istituzione
compiono azioni deplorevoli come e peggio un
abbordaggio.”
Ero stata ben accorta a non fare nomi, ma gli
avevo comunque fatto intendere a chi mi riferivo. Mi congedai
con una riverenza sprezzante e lasciai gli invitati, avvolta
dal brusio scandalizzato o ammirato della folla.
Feci
chiamare la mia carrozza, ne avevo abbastanza di ipocrisia e
finti sorrisi. Qualcuno mi disse di fermarmi e prima di
voltarmi, la mano gentile di Will mi sfiorò la spalla.
“Lo
hai affondato. Complimenti, io non avrei saputo fare di
meglio.”
“Tu invece devi cercare di non esporti. Per quanto
detestabile, quell’uomo è un importante funzionario di una
temuta compagnia commerciale. Devi stare attento, lo capisci
vero?”
“Allora anche tu hai avuto la mia stessa sensazione:
ovvero che sappia molte più cose su noi di quanto
crediamo.”
“Esatto, per questo mi fa ancora più paura. Il
nemico di cui non si conoscono le intenzioni è il più
pericoloso. Ora torna da Lily, stalle accanto. Dovete
recuperare un bel po’ di tempo perduto, no?”
Ridacchiammo
insieme, poi dovetti andare.
“Sybelle, oggi pomeriggio
vorrei mostrarti la nostra casa. Che ne dici?”
“Che è
un’ottima idea! Anzi, porta anche la tua spada…vediamo se
riesco a cavarmela con uno che ha duellato con uno dei pirati
più famosi dei Caraibi…”
“Oh, è meravigliosa!”
Lily
batté la mani deliziata, e poi si girò verso me e Will
abbagliandoci col suo sorriso contagioso.
Le fondamenta
della casa erano state ultimate nei tempi previsti, ed era
stato delimitato anche lo spazio del giardino, che in un
angolo si sarebbe chiuso con il nostro vecchio
salice.
Sarebbe stata una dimora splendida, una volta
finita; un piccolo chalet di legno e pietra,
confortevole e senza le assurde pretese di una villa costruita
in chissà quale stile; lì non ci sarebbe stato nulla di
frivolo o troppo lussuoso, come imponeva l’ultima pazza moda
del momento pervenuta dalla Francia barocca e rococò, ma solo
amore, e calore. Personalmente, morivo dalla voglia di potermi
sedere nel soggiorno la cui veranda sarebbe stata costruita
rivolta verso il mare…un paesaggio da mozzare il
respiro.
“Lord Swann si è ancora intromesso?” domandai
mentre passeggiavamo per i prati dove avevamo amato giocare da
bambini.
“No, ma i carpentieri che ha assoldato sono dei
veri artisti nel loro lavoro, e sinceramente preferisco un
aiuto di questo genere che una villa in dono.”
Risi ad alta
voce, serrandomi addosso le falde della giacca nera di mio
padre. Mi ero sbarazzata dell’abito di gala appena ero
rientrata, vestendomi più confortevolmente con i miei calzoni
e gli stivali. Lì, circondata dai miei amici, potevo sentirmi
più libera.
“E dimmi…” gli sussurrai con fare complice. “Il
regalo per Lily come procede?”
“Sybel!Will! Cosa ci fate
così indietro, andiamo fino al promontorio!”
“Arriviamo
subito!…allora?”
Lui mi sorrise furbescamente, alzando le
spalle. “Procede, procede. Potrai vedere a che punto sono, se
verrai a trovarmi in officina.”
Raggiungemmo Lily, e poi
osservai con malinconia la coppia che procedeva davanti a me
lungo il sentiero.
Elizabeth lasciava che il vento le
carezzasse i capelli biondi sciolti sulla schiena, e teneva il
capo contro la spalla di Will che l’aveva attirata a sé
cingendole dolcemente la vita. La loro gioia sgorgava naturale
dai gesti e dagli sguardi che si scambiavano; chi li
osservava, poteva arrivare a credere che l’amore vero, quello
letto solamente nelle fiabe e nei romanzi, potesse
esistere.
Ed era quello che adesso credevo anch’io,
provando comunque della tristezza; mi rendevo conto che
comunque il nostro rapporto d’amicizia sarebbe mutato, era
inevitabile. Solo io ero rimasta sola, senza una persona
speciale a cui appoggiarmi con tutta la mia fiducia, a cui
chiedere sempre aiuto.
Non sentivo però l’impellente
esigenza di fidanzarmi, di trovare a tutti i costi un buon
partito da sposare: adesso era l’ultima cosa di cui avevo
bisogno. L’unico vero legame matrimoniale che avevo ben
presente era stato quello dei miei genitori; un’esperienza
infelice e disgraziata, come molte ne accedevano nello
scintillante mondo dell’aristocrazia conservatrice. Ci si
univa non con un marito o una moglie, ma con la famiglia
prestigiosa che lo sposo rappresentava, con degli interessi,
con delle nuove ricchezze. Si subiva la vita in passivo, senza
chiedersi nulla, senza mai rimpiangere quello si avrebbe
voluto realmente avere…io non sarei stata così. Non avrei
accettato alcuna imposizione, non avrei indossato dei
paraocchi fatti di convenienza ed ipocrisia.
Non avrei mai
ceduto.
Fissai il mare che scintillava alla mia sinistra,
immenso e senza confini. Le sue onde erano la voce di mio
padre che dormiva per sempre nei suoi abissi, e l’avrei
ricordata insieme a tutto ciò che mi aveva insegnato. Era
stato lui a rendermi la donna che ero: sempre curiosa,
testarda, combattiva. Ero l’unica che conosceva una parte del
segreto che si era trascinato nella tomba, e sapevo dove
potevo trovare i pezzi mancanti…
Metri e metri sotto di me,
un’onda più grossa delle altre s’infranse contro gli
scogli.
Il momento stava per giungere, il richiamo
diventava sempre più forte e ormai ero pronta.
Presto,
molto presto avrei lasciato questa vita passata in una
prigione d’oro.
Era un’idea talmente folle che ci credevo
con tutta me stessa, senza riserve: imbarcarsi su una nave,
vedere di nuovo le vele dispiegarsi, e navigare verso la
verità che Lord Russel voleva che scoprissi: il suo ultimo
desiderio prima di essere ucciso.
Tirai dietro l’orecchio
una lunga ciocca di capelli corvini che mi sbatteva sul seno,
e sorrisi più ampiamente guardando i miei amici allontanarsi.
Non si erano accorti che mi ero fermata, quindi attesi che
svoltassero la curva in discesa e lentamente, senza fretta,
tornai indietro lasciandoli soli.
Wildstorm stava
pascolando tranquillamente nei pressi dell’albero a cui lo
avevo legato.
Fischiai debolmente per attirare la sua
attenzione, e andai a carezzargli il muso fiero.
Gli offrii
alcuni ciuffi di erba, giocando poi con la criniera e
continuando a pensare alle mie pazze pazze.
Sarei potuta
partire dopo le nozze di Will ed Elizabeth, e in questo caso
avrei dovuto confessare loro il significato della lettera…ma
poi? Mi avrebbero sostenuto, avrebbero coperto la mia fuga? E
dove sarei potuta andare?
“Un problema per volta” mi dissi
sottovoce calmandomi “Il primo lo hai già superato, il resto
verrà da sé…”
Smisi di badare al mio cavallo; avevo sentito
un rumore strano dietro di me, proveniente dal sentiero
alberato chiuso dal vecchio cancello.
Non mi mossi,
continuando a far finta di nulla. Non avevo idea di chi
potesse essere, oggi non doveva esserci nessuno al lavoro
lì…
Portai la mano destra all’elsa della spada, trassi un
profondo respiro e la sguainai con un movimento perfetto e
fluido, pronta a fronteggiare chi stava arrivando di
soppiatto.
“Ma…cosa…cosa ci fate voi qui?!” esclamai
esasperata abbassando l’arma.
L’ammiraglio Angecourt non si
scompose di un millimetro, limitandosi a portare le braccia
dietro la schiena.
“Potrei chiedervi la stessa cosa,
mademoiselle.” Solo allora mi accorsi del pesante accento
francese con cui parlava la mia lingua. “Ma sarebbe una bugia.
In realtà sapevo benissimo di trovarvi qui.”
“Forse non ve
l’ ho detto prima, scusate l’imperdonabile mancanza…ma detesto
anche essere inseguita!”
“Ma io non vi stavo seguendo. Sono
stato invitato col Governatore a un the nella vostra dimora,
lady Seymour-Russel è davvero una donna gentile e di classe;
non vedendovi, ho chiesto alle vostre cameriere dove potevate
essere.”
Jane!Maledetta! imprecai mentalmente; non
aveva mai tradito le mie confidenze, nemmeno davanti agli
interrogatori più pressanti e minacciosi di mia madre…e adesso
le era bastato vedere un uomo, per quanto bello, per
capitolare?
“Quindi…” iniziò a dire guardandosi intorno con
aria incuriosita e soddisfatta “…miss Swann verrà a vivere qui
con suo marito. Un posto splendido, appartato quanto basta e
con una vista da far invidia ai palazzi europei.”
“Lo ha
scelto Will” dissi mettendoci tutto l’orgoglio che
potei.
“Quel giovane sa il fatto suo, in tutti i campi.Ha
ottimi gusti.”
“In che senso?” domandai alzando
minacciosamente la voce; ero bravissima nello scovare doppi
sensi nelle frasi, anche le più diplomatiche.
Gli occhi
grigi e calmi di Allen divennero di colpo taglienti, scuri
come nuvole di tempesta.
Il suo viso perfetto perse la
tipica espressione di calma e venni trafitta da un sorriso
obliquo, ferino. Mi afferrò per le spalle e mi sospinse contro
l’albero a cui eravamo vicini. Cercai di dibattermi
furiosamente, ma rimanevo pur sempre una donna, e lui
possedeva una forza insospettabile. Cercando di allontanare da
me quello sguardo penetrante e beffardo, quella presa che mi
soffocava gettandomi in un panico sconosciuto, ottenni
l’effetto opposto: invece di farlo desistere, lo provocai a
continuare, come se vedermi in suo potere lo deliziasse più di
ogni altra cosa.
Mi bloccò il volto stringendo il mento tra
due dita, e mi costrinse a guardarlo.
“Sempre pronta a
difendere chi amate, non è vero miss?” mi sibilò sul collo
studiandone interessato la forma e il colorito della pelle.
“Coraggiosa e fin troppo ardita per qualsiasi uomo…è questo
che si dice e io ne so molto di più… su di voi e su
chi…”
Lo vidi avvicinarsi e non pensai più; alzai una
gamba, piegandola, e colpii.
Pochi istanti dopo, quando
riaprii gli occhi, lo trovai steso bocconi a terra. Un
valoroso uomo di mare sconfitto da un…colpo basso,
letteralmente!
“Non…” presi più fiato “…Non m’importa cosa
sapete di me, ma questo non vi autorizza a trattarmi come un
animale da domare! E un’altra cosa…lasciate stare i miei
amici. Occupatevi di quello che siete venuto a fare, e
basta!”
Montai in sella e pronai Wildstorm, senza voltarmi
indietro.
Il sangue rombava contro le tempie, urlandomi
nelle vene. Ero confusa, non capivo più nulla, pensavo solo ad
allontanarmi da lui, e da quello che gli avevo letto
finalmente in faccia.
Era per questo che quando lo avevo
visto per la prima volta non mi era piaciuto.
Non era chi
voleva far credere di essere al mondo intero; era un individuo
ambiguo, un serpente che se ne stava calmo prima di attaccare
la sua preda. Mi aveva mostrato il suo vero volto, pochi
istanti fa, perché voleva intimorirmi, voleva farmi capire
cosa stesse per accadere a Port Royal…e non era nulla di
piacevole.
Aveva voluto iniziare uno strano gioco, e non
sapevo ancora perché avesse scelto me.
Dovevo avere delle
risposte…prima che il peggio si scatenasse. Qualsiasi forma
avesse.
“Ci ha lasciato soli” disse Will tornando a
voltarsi verso la ragazza che teneva stretta a sé.
“Così
pare…e non ce ne siamo nemmeno accorti!”esclamò ridendo, e
allungandogli una carezza sui ribelli ricci scuri che
gl’incorniciavano il volto.
“Non vedo l’ora che la nostra
casa sia finita” le mormorò contro le labbra prima di baciarla
a lungo. Elizabeth però si ritrasse, arrossendo
lievemente.
“Cosa c’è?”
“Stavo pensando…che…sarò un
disastro!” disse tutto d’un fiato evitando il suo sguardo. “
Quando vivremo insieme…non so nemmeno cucinare!”
“E questo
come puoi dirlo?” domandò perplesso ma anche
divertito.
“Perché non ho mai provato” ammise con un
bisbiglio.
Elizabeth si aspettava qualsiasi reazione,
tranne che una sua risata, lenta e sommessa. Will chiuse le
mani a coppa sul suo viso, posando un lieve bacio sulla sua
bocca dischiusa.
“Se non hai mai provato, allora non è
detto che non sei capace.”
“Will, smettila di scherzare!
Parlavo sul serio!”
“Anch’io. Credi forse che ti amerei di
meno per questo?”
Lily non rispose, abbassando sconfitta il
capo contro il suo petto. “Sono stata una sciocca, non è
vero?”
“Non lo saresti mai” rispose abbracciandola più
forte, e contemplando la distesa azzurra e brillante
dell’oceano.
Il richiamo stridulo di un gabbiano lo fece
sorridere. Ricordava perfettamente quando uno di quegli
uccelli di era andato a posare pigramente sul parapetto dell’
Interceptor, in una giornata limpida come questa. E ricordava
anche di aver sorpreso il capitano Jack Sparrow a fissarlo in
silenzio, in uno dei suoi rari momenti di serietà.
“Ti
stai chiedendo dove sarà adesso?” domandò Lily alzando gli
occhi.
“Sì.”
“Qualche giorno fa, mi hai detto una cosa.
Non scherzavi nemmeno allora?”
“Devi ammettere che sarebbe
sensazionale, no?”
Elizabeth soffocò una risatina contro la
sua casacca, figurandosi la scena. “Il capitano Jack Sparrow
come tuo testimone di nozze! Un bel colpo, non c’è che
dire!”
“Vorrei comunque che lo sapesse. Se non altro, per
vantarsi di qualcosa di nuovo…se lo conosco bene, penserà che
sia per merito suo che tutto questo è accaduto.”
“Pensi che
lo rivedremo?”
“Lo deciderà il mare…lui direbbe
così.”
Per essere ricevuta dal Governatore, stavolta
seguii scrupolosamente l’etichetta.
Mi vestii con un abito
di seta avorio, aggiustandone scrupolosamente le pieghe di
raso. Misi in mostra il ciondolo di mio padre, il mio unico
gioiello, e dopo aver raccolto i capelli in uno chignon
lasciando libere due ciocche lungo i lati del viso,vi posai
sopra un vezzoso cappellino.
Quando scesi le scale, persino
mia madre mi guardò sgranando gli occhi, senza riuscire a
parlare. Le passai accanto sorridendo appena, poi uscii nel
giardino, dove la carrozza mi aspettava.
Era ormai il
tramonto, e Lord Swann fu molto stupito nel sapere che volevo
un incontro con lui a quell’ora così insolita.
Quando
arrivai alla sua villa, vidi molti ufficiali della Compagnia
raccolti nell’ingresso principale, quasi a voler protrarre
ancora la festa conclusasi da poco al forte.
“Da questa
parte, miss Russel” mi disse cerimoniosamente il maggiordomo
aprendo la porta di un piccolo, delizioso salotto dipinto
d’azzurro. Fu con evidente sollievo che sentii chiudere i
battenti, sottraendomi alle occhiate insistenti che mi avevano
seguito passo dopo passo.
“Sybelle, che piacere! Prego,
accomodati. E’ raro che tu mi chieda di vedermi con tante
formalità.”
“Vi devo parlare di cose molto importanti,
mylord, e ho bisogno che siate sincero. Non me ne andrò finché
non avrò saputo tutto!”
Tolsi gli spilloni che trattenevano
il cappello, e lo posai sulla specchiera laccata. Quella pausa
di silenzio era voluta; il Governatore doveva capire che non
stavo scherzando.
“Cosa è accaduto, mia cara?”
“La
Compagnia delle Indie Orientali. Voglio sapere il vero motivo
per cui è qui. Non provate a mentirmi, verrei a sapere cosa mi
avete nascosto dai soldati che stiamo curando a Fort Charles,
potete scommetterci.”
Lord Swann mi guardò a lungo, per poi
sorridere mestamente allargando le braccia in un gesto di
rassegnazione.
“Te ne parlerò, non devi ricorrere a delle
minacce.”
“Scusatemi, ma volevo essere chiara fin da
subito.”
“Non devi scusarti…siediti. Però ti pregherei di
non parlarne ad Elizabeth. Non voglio darle nuove
preoccupazioni ora che sta per sposarsi.”
Alla fine,
accettai. Nemmeno io sarei stata molto entusiasta se avessi
dovuto dirle di avvenimenti spiacevoli.
“Allen de Angecourt
è qui per sorvegliare il nostro operato. Il nostro Re teme per
la sicurezza delle rotte, e vista la delicata situazione che
sta nascendo con la Francia, ha bisogno di certezze. Crede che
non stiamo facendo abbastanza nella lotta contro la pirateria,
e vuole evitare che i francesi inizino una guerra personale
contro di essa, porterebbe solo altra confusione. Abbiamo
perso molti uomini, molte navi, e nessuno rispetta più il
minimo codice d’onore. Abbiamo bisogno di alleati, per quanto
essi usino mezzi poco…ortodossi.”
“Ortodossi?” ripetei
incredula “Mylord, sono affaristi senza scrupoli! Calpestano
leggi e diritti, usano l’inganno e il ricatto! Tutti sappiamo
questo, non sono certo meglio dei contrabbandieri che il
Commodoro appende alla forca!”
“Questo lo so benissimo
anch’io, ma sono ordini della Corona, e posso solo
rispettarli. Siamo costretti a farlo, anche alla luce di cosa
ho saputo oggi. Secondo i rapporti dei nostri agenti, una
nuova nave pirata sta seminando il terrore lungo le coste
sud-americane. Nessuno ne aveva mai sentito parlare prima, e
temo che ben presto anche noi avremo a che fare con
loro.”
“Si sa il suo nome?”
“Nessuno è sopravvissuto per
dircelo, e i nostri informatori non vogliono nemmeno
pronunciarlo. Secondo alcune fonti, attaccherebbero anche i
loro stessi compagni. A Tortuga non sono più tornate parecchie
golette, e anche tra i filibustieri inizia a circolare la
paura.”
Alzai una mano, interrompendolo. Non avevo bisogno
di sentire altro, per adesso.
Mi alzai, andando a
spalancare la finestra e respirando a pieni polmoni l’aria
della sera, cercando di non pensare più al nodo che mi aveva
chiuso lo stomaco.
Si era arrivato a un punto di non
ritorno: non importava più a nessuno chi avesse iniziato
questa guerra assurda. Non si poteva più distinguere tra
vittima, assalitore e carnefice. La differenza non avrebbe
salvato l’uno, né condannato l’altro.
“Quindi ci aspettano
tempi duri…mi chiedo se qualcuno abbia mai pensato che poteva
esistere un’altra strada, che ci evitasse di arrivare a
tanto.”
“Anche tuo padre pensava la stessa cosa. Era
fermamente convinto che si dovesse tentare un approccio
diverso al problema, ma fu sempre osteggiato dai comandi
superiori. Eppure non ha mai smesso di crederci…Sybelle, cos’
hai?Stai impallidendo…”
Scossi il capo in un cenno di
frettoloso diniego, e cacciai via le lacrime portate dalle
ultime frasi sentite.
E’ vero…papà ci aveva creduto fino
alla morte, al suo ideale segreto…ed era mio compito svelarlo
per portarlo al termine. Strinsi forte in mano il mio
diamante, fino a far tremare il pugno.
Era venuto il
momento di volare via, e di seguire i gabbiani.
I mesi
volavano ancora più rapidi, se si passavano a bordo di una
delle navi più temute e veloci dei Caraibi.
La Perla Nera
scivolava sul mare calmo come un frammento dimenticato dalla
notte, fendendo le onde carezzandole per poi tramutarle nella
scia di spuma che si lasciava alle spalle.
Veleggiava verso
le prime isole dell’arcipelago, dopo aver abbandonato la
cosiddetta “rotta del caffè”, chiamata così per via del carico
che i velieri erano soliti trasportare. Portava direttamente
ai paesi costieri del Sud-America, i cui porti erano
perennemente invasi dai raccolti provenienti dalle varie
piantagioni del Brasile.
Anche un seme modesto come quello
di questa pianta poteva rivelarsi una ricchezza smisurata.
Jack Sparrow questo lo sapeva bene: l’ Europa andava pazza per
qualsiasi novità proveniente dal Nuovo Mondo, e anche i
lontani paesi orientali, ormai facenti parte di regni come
Francia e Inghilterra, non volevano essere da meno; un buon
carico di materia prima diventava un bottino di ottima qualità
da smerciare al prezzo che più conveniva nei porti franchi,
dove le tasse erano ridotte a barzellette senza
senso.
L’ultimo abbordaggio della Perla era stato a danno
di un’imponente,tozzo mercantile spagnolo.
Era stato Gibbs,
di turno sulla tolda, ad avvistarla e nel giro di pochi
attimi, il capitano aveva dato ordine che ogni metro quadro di
vela fosse dispiegato. Docile ai suoi comandi, la nave dalla
polena d’angelo s’era impossessata del vento di poppa,
raddoppiando la velocità
Alcuni marinai si erano tuffati
nei meandri bui della stiva per riemergere coi primi barilotti
di polvere da sparo. Anche Cotton, nonostante la lingua
tagliata che lo costringeva al mutismo, si era dato ben da
fare portando sul ponte molte casse di munizioni, mentre il
suo inseparabile pappagallo svolazzava attorno cantando come
un pazzo tra i fischi della ciurma.
La figura snella e
nervosa di Anne aveva controllato febbrilmente la carica di
ogni cannone e una volta accertatati che tutto fosse pronto,
si era tolta il cappello agitandolo verso il suo
comandante.
“Siamo pronti!”
Jack aveva impugnato il
cannocchiale, puntandolo sulla loro preda; sogghignando, si
umettò le labbra con la punta della lingua.
“Ci devono aver
avvistati” constatò tra sé e sé.
“Signori e signore!” gridò
con voce autoritaria. “Vi prego di concentrare la vostra
attenzione sui nostri futuri ospiti!La vostra accoglienza deve
essere calorosa, ma non eccedete, siamo intesi?”
Un
compatto “SI’!” aveva risposto al suo incitamento; tutti
adesso sapevano che il saccheggio era permesso, ma senza
uccidere l’intero equipaggio.
La battaglia non era stata
particolarmente cruda, o lunga: un naviglio spagnolo aveva
come primo difetto proprio le sue dimensioni, che non gli
permettevano manovre agili. La guarnigione a bordo per
assicurare la protezione della merce era stata tutto tranne
che numerosa e determinata; tutti, compresa l’intera ciurma
dell’ Infanta, erano finiti legati ai pali degli alberi,
mentre i sacchi di caffè e cotone erano passati di proprietà
senza che nessuno potesse interferire.
Dopo alcuni giorni,
il tempo di consumare uno scalo in uno dei tanti mercati
isolani, gli uomini di Jack avevano potuto dividersi un
ingente guadagno, più il resto delle ricchezze tolte al
mercantile, tra cui nuovi cannoni e certi splendidi candelabri
d’oro massiccio trovati nelle cabine degli alti
ufficiali.
Adesso li aspettava Tortuga e poi un nuovo,
breve viaggio.
Il capitano aveva deciso la meta seguendo un
impulso d’obbligo, dopo aver sentito certe voci sicure, e
aveva deciso che un avvenimento simile non poteva mancarlo.
Cascasse il mondo.
Il giovane Turner e la splendida, focosa
miss Swann…l’eco che si sarebbero sposati al più presto era
volata in ogni angolo dei Caraibi e quando l’aveva raggiunto,
Jack aveva gongolato di gioia quasi paterna…il figlio di
Sputafuoco che si accasava! E per merito suo, checché ne
pensasse Anamaria.
“Comandante! Se il vento continua a
reggere, presto saremo a casa!”
“Questo già lo sapevo
Gibbs…ne dubitavi?” domandò al suo ufficiale lanciandogli
un’occhiata obliqua, senza perdere di vista il timone che
reggeva con la solita, fluida sicurezza.
“Dubito più per
quello che ci ha raccontato quel mozzo, ti ricordi?”
Jack
alzò gli occhi al cielo per un breve istante, portandosi la
mano libera sul fianco e chinando leggermente il busto in
avanti. Picchiettò nervosamente le assi di legno con il tacco
dello stivale, poi si voltò di scatto verso Gibbs.
“Credi
davvero a una storiella raccontata da un ragazzino alla sua
prima, seria bevuta di Rum?”
“A dire la verità, sei tu che
mi stupisci; sembrava che ci credessi, fino a qualche istante
fa.”
“Io non sottovaluto mai nulla” ribadì con fare
saccente “ma non ho alcuna intenzione di mancare a un
matrimonio. Io adoro i matrimoni!”
“E sfidereste i cannoni
della Compagnia delle Indie Orientali pur di assistervi?”
domandò ironicamente Anamaria salendo sulla plancia. “Lo
sapete anche voi che adesso la Marina inglese è appoggiata da
essa, e se ci aggiungete che una nave pirata si sta divertendo
a sterminare anche i nostri compagni…”
“…questo da tutto un
altro tocco alla vicenda!” concluse il capitano con una
risata. “ Un tocco d’avventura, comprendii?”
“Non potreste
semplicemente ammettere che quei due ragazzi vi
mancano?”
Anne e Gibbs lo fissarono, in attesa di una
risposta. Il capitano si appoggiò di peso alla ruota del
timone, le braccia in avanti con le mani che ciondolavano
appena.
“E se così fosse, missy?” replicò con uno dei suoi
sorrisi più maliziosi e seducenti. “Saresti gelosa?”
La
ragazza scoppiò a ridere divertita,e si voltò per scendere la
scaletta. “Non sarei gelosa. Vi considererei solo più
umano.”
“E tu che dici, vecchio ubriaco?” domandò rivolto
al suo sottoposto assumendo una posa fintamente drammatica.
“Sto forse cambiando in peggio?”
“No, capitano, sei sempre
lo stesso. Solo…era molto tempo, che non ti fidavi più di
nessuno.”
“Adesso vedete di non esagerare…ho anche altri
motivi per cui devo tornare a Port Royal.”
“Riguardano la
pergamena di Barbossa?”
Jack stavolta non rispose.
“Ho
capito. Ne parlerai al momento giusto” disse tornando sul
ponte.
Il capitano osservò Gibbs tornare a governare la
ciurma, poi chiuse gli occhi per un attimo.
Una voce, una
volta, gli aveva detto qualcosa.
Qualcosa di molto
importante.
“Se dovessi morire, vorrei che lo
proteggessi tu. E’ solo un bambino…ma è mio figlio, e lo amo
anche se è lontano…”
“Mi hai incastrato, dannato
Sputafuoco” sussurrò sogghignando, scotendo il capo tenendo il
capello ben calcato sugli occhi scuri. “Ma ci dovresti essere
tu, al matrimonio di tuo figlio. Io ho anche un altro
motivo…”
Portò una mano sul cuore, dove teneva la
pergamena.
“Iniziamo la nostra partita, Lord Russel. Spero
di riuscire a chiuderla restando vivo.”
Note
dell’autrice: nonostante abbia attinto a piene mani da
libri di Storia di vario tipo, avviso di una cosa: ho piegato
certi fatti all’ottica della storia, prendendomi alcune
libertà. Il personaggio di Allen d’ Angecourt è di mia
invenzione, ed era nato ancora quando questo racconto era un
abbozzo pieno di punti oscuri. E adesso cosa accadrà?Mah…io
non posso dire nulla…anche perché un certo capitano mi sta
guardando male, e sarà peggio se svelo di più…perciò vado a
pulire il ponte senza
fiatare!
Ricchan-Edhelwen.