"Pirates of the Caribbean. The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan






Capitolo tredicesimo.
“Allen”

Il Capitano Jillette vide il segnale del suo sottoposto, e sfoderò la sciabola. Al suo silenzioso ordine, i cannonieri diedero fuoco alle micce.
Nella splendida, limpida mattinata di Port Royal risuonò il rombo esaltante di trenta colpi a salve.
All’imbocco della baia si profilò la prua maestosa di una grande fregata da guerra: il legno della polena era ricoperto da un sottile strato di foglie d’oro: la superba chioma d’oro della sirena che stringeva al petto una piuma d’aquila scintillava sotto il sole.
La stazza della nave era di poco inferiore a quella della Dauntless, ma l’artiglieria a bordo doveva essere almeno il doppio: era la prima volta che vedevo postazioni per cannoni e mortaretti persino sul castello di prua. Senza rendermene conto, strinsi forte le mani in grembo, spiegazzando la batista dei miei guanti.
Il palco delle autorità era gremito; in prima fila c’erano il Governatore nella sua più alta uniforme affiancato da Elizabeth, avvolta in un trionfo di seta azzurra e argento. Will e io eravamo alle loro spalle, tutti rapiti dallo spettacolo che la Compagnia delle Indie Orientali ci stava offrendo con l’ingresso della sua flotta nel porto.
La fregata di testa era accompagnata da due golette più piccole, e su tutti i pennoni sventolava la bandiera della Compagnia, accompagnata da quella del Regno Unito.
La folla iniziò ad applaudire e acclamare quando le prima passerelle toccarono i pontili. Lord Swann mi porse il braccio, mentre Will faceva altrettanto con Lily e scortati da un gruppo di soldati andammo a ricevere i nostri ospiti.
“Attenti!” ordinò il Commodoro Norrington ai suoi uomini. Con un unico movimento sincronico, venti spade crearono una lucente processione lungo la banchina.
Un uomo comparve all’inizio della gradinata di legno. Era alto, fasciato nella sua splendida giacca scarlatta rifinita con ricami in oro e argento. Una fascia di pizzo inamidato chiudeva il colletto di un’impeccabile camicia, i cui ampi sbuffi coprivano delle mani affusolate, allenate e temprate dall’esercizio della scherma. Il viso dai tratti affilati, decisi ed attraenti era ombreggiato da un cappello a tre punte, che copriva una fluente coda di capelli biondi, appena ondulati. Incrociò le braccia dietro la schiena, poi prese a scendere con passi lenti e misurati. Portò la mano destra alla fronte, salutando militarmente il Commodoro, poi procedette verso di noi con la flemma di prima. Due occhi grigi, sottili e sottolineati dal segno leggiadro e preciso di un paio di chiare sopraciglia, scorsero dal Governatore a me e uno sguardo di nebbia, indecifrabile ma penetrante come una freccia si piantò silenziosamente nel mio. Un nodo di segreta inquietudine mi serrò la bocca dello stomaco, ma continuai a guardarlo.
“Lord Swann, sono felice di conoscervi. Sono Allen de Angecourt, ammiraglio in capo dell’ Aiglon e funzionario delle rotte dell’ Atlantico per conto della Compagnia delle Indie Orientali. Chiedo il permesso di attraccare a Port Royal.”
“Permesso accordato, ammiraglio. A voi e ai vostri soldati. Vi presento Miss Sybelle Russel, figlia del visconte di Chester, Lord Russel. Sono il suo tutore per conto di suo padre, e lei…” Elizabeth s’inchinò in una profonda riverenza, tenuta per mano da Will “…è mia figlia Elizabeth, con il suo fidanzato, William Turner.”
“Ho sentito parlare di lui, è un nome famoso nei Caraibi. E ho sentito parlare anche di voi, Miss Russel…”
A pochi passi da me, mia madre tossì lievemente e mi decisi ad alzare il braccio per accettare il suo baciamano. L’etichetta andava rispettata, antipatie istintive a parte. La stretta delle sue dita inaspettatamente forti fu decisamente sfacciata, troppo lunga.
“Ciò che si dice sulla vostra bellezza e quella di Miss Swann non rende giustizia alla realtà” concluse senza lasciare la presa, continuando a osservare minuziosamente ogni particolare del mio viso. Strinsi impercettibilmente le labbra e ritirai decisa la mano. Colsi un brillio divertito e malizioso nelle sue iridi mentre si allontanava per omaggiare le altre nobildonne e salutate dignitari e gli altri aristocratici invitati alla cerimonia.
“Ti senti bene?” mormorò Lily sfiorandomi una spalla.
“Non mi piace. Non mi piace per nulla” risposi laconicamente, avviandomi verso la carrozza che ci avrebbe portato al forte per l’inevitabile ricevimento.
La festa era stata organizzata in maniera impeccabile; se ne sarebbe parlato per molti giorni dello sfarzo e dell’allegria che avrebbero allietato il forte. Il basso porticato a colonne che divideva il cortile dalla terrazza sulla scogliera era stato adornato da nastri di fiori e coccarde colorate; un’orchestra di violini suonava motivi allegri e famosi che facevano furore nelle lontane corti europee; lo champagne, insieme ad altri vini pregiati, scorreva abbondante e servito in impeccabili calici di cristallo da valletti in calze di seta.
Come era prevedibile, l’ammiraglio de Angecourt stava riscuotendo un successo enorme tra le varie dame presenti; molte figlie delle famiglie più altolocate dell’isola s’assiepavano attorno a lui, rapite dal fascino dei suoi lunghi racconti avventurosi e non solo da quello: con i suoi capelli biondi e fluenti, la voce bassa e virile, le occhiate languide lanciate con estremo calcolo, Allen aveva praticamente trafitto tutti i cuori delle fanciulle in età da marito.
“Non ho mai visto un uomo più attraente” disse mia madre simulando un sospiro d’ammirazione. Per poco non sputai indecorosamente il sorso di vino che stavo bevendo; la sua affermazione aveva dello sconvolgente, era dalla morte di mio padre che non sentivo parole del genere da parte sua. Con una punta d’orrore, mi chiesi se anche l’altera lady Seymour-Russel non stesse cedendo alle lusinghe dell’ospite del Governatore.
Per la prima volta dopo molto tempo, la osservai con un occhio critico ed obiettivo: mylady era ancora una splendida donna; in fin dei conti, aveva solo trent’otto anni e ne dimostrava comunque meno grazie alla sua figura slanciata, sottolineata da bustini aderenti, la pelle candida e senza un’imperfezione, le trecce di fiamma dei suoi capelli sempre impeccabilmente acconciate. Avrebbe potuto avere tutti gli uomini che desiderava, ma sapeva come una vedova veniva giudicata dalle menti bigotte ed ipocrite della nostra nobiltà.
Posai il mio bicchiere su un vassoio, cercando di non lasciar trapelare quanto fossi turbata; era un disturbo a livello istintivo, una sensazione di malessere senza prove che lo giustificassero, ma quando vidi ancora l’espressione di mia madre, scoprii di avere il cuore in gola per l’agitazione. E non era un buon segno.
Will e Lily stavano conversando con alcuni ufficiali, tra cui il capitano Jillette; decisi di raggiungerli in fretta, per sottrarmi alla nausea che mi aveva inacidito la gola.
“Miss Russel, tutto bene?”
“Commodoro Norrington…”
Douglas mi sorrise brevemente, inchinandosi per il baciamano di rito; era la prima volta che parlavamo da quando Jack Sparrow era fuggito per la seconda volta alla forca di Port Royal.
“Sembrate turbata.” Non aggiunse altro, ma i suoi occhi chiari e sottili dovevano aver visto la stessa scena a cui avevo dovuto assistere. Annuii evasivamente, non sapendo come intavolare anche il discorso più frivolo con lui; era sempre stata una persona onesta e leale, serviva coraggiosamente il suo Paese, seguendo scrupolosamente la legge. La sua aria severa e solenne nascondeva un animo coraggioso, e di sicuro stava cercando di superare il dolore dato dal rifiuto di Elizabeth.
“Forse lo sono davvero” aggiunsi con un altro cenno desolato del capo. “Siate sincero…vi piacciono questi uomini arrivati oggi?”
“Non molto, ma purtroppo abbiamo bisogno dei loro mezzi, miss. La nostra flotta ha bisogno di nuove forze, e l’esercito inglese è troppo occupato in America per prestare aiuto qui, dove la situazione per lo meno è stabile.”
“E’ uno scenario sconfortante, quello che mi avete descritto.”
“Possiamo solo continuare a combattere, anche se so che disapprovate.”
“Disapprovo le rappresaglie, i bombardamenti di villaggi colpevoli solo di dare rifugio a chiunque ne abbia bisogno!” puntualizzai stizzita. “Ci deve essere un modo per far smettere almeno queste!”
“Vorreste forse…trattare con dei pirati?”
“Conoscete la mia risposta, come io conosco la vostra, signore” risposi arrendendomi. “Ma se si andrà avanti così, non ci sarà nessun vincitore. Solo vinti.”
“Quanto ardore nelle parole di una nobildonna così bella!” intervenne una voce che avrei preferito non sentire per il resto della giornata. L’ammiraglio Allen s’inchinò profondamente e io mi sforzai di non essere scortese, non del tutto almeno.
“Non amo sentire che qualcuno ascolta le mie conversazioni” dissi freddamente.
“Non ho potuto farne a meno, perdonatemi. Sapete molto di quello che sta accadendo in questi mari, siete ammirevole. La degna figlia di una leggenda come Lord Russel… avete il suo stesso, incrollabile idealismo.”
Calcò bene l’ultima parola, in modo inequivocabile. Voleva provocarmi?Bene, allora sarei stata al gioco.
“Cosa intendete dire?”
“Che è giusto perseguire le idee in cui si crede, ma non è saggio farlo quando non sono così condivisibili. Trattare una resa con dei delinquenti della peggior specie non è consigliabile. Non c’è nulla di buono in un pirata.”
Will era a pochi passi da me, e sentì perfettamente le sue parole. Con la coda dell’occhio, vidi Elizabeth trattenerlo per un braccio.
“Questo lo dite voi” ribattei alzando lievemente il capo in un moto di sfida “Io non lo credo. O non lo crederò fino a quando saprò anche di persone che nascondendosi dietro a chissà quale istituzione compiono azioni deplorevoli come e peggio un abbordaggio.”
Ero stata ben accorta a non fare nomi, ma gli avevo comunque fatto intendere a chi mi riferivo. Mi congedai con una riverenza sprezzante e lasciai gli invitati, avvolta dal brusio scandalizzato o ammirato della folla.
Feci chiamare la mia carrozza, ne avevo abbastanza di ipocrisia e finti sorrisi. Qualcuno mi disse di fermarmi e prima di voltarmi, la mano gentile di Will mi sfiorò la spalla.
“Lo hai affondato. Complimenti, io non avrei saputo fare di meglio.”
“Tu invece devi cercare di non esporti. Per quanto detestabile, quell’uomo è un importante funzionario di una temuta compagnia commerciale. Devi stare attento, lo capisci vero?”
“Allora anche tu hai avuto la mia stessa sensazione: ovvero che sappia molte più cose su noi di quanto crediamo.”
“Esatto, per questo mi fa ancora più paura. Il nemico di cui non si conoscono le intenzioni è il più pericoloso. Ora torna da Lily, stalle accanto. Dovete recuperare un bel po’ di tempo perduto, no?”
Ridacchiammo insieme, poi dovetti andare.
“Sybelle, oggi pomeriggio vorrei mostrarti la nostra casa. Che ne dici?”
“Che è un’ottima idea! Anzi, porta anche la tua spada…vediamo se riesco a cavarmela con uno che ha duellato con uno dei pirati più famosi dei Caraibi…”

“Oh, è meravigliosa!”
Lily batté la mani deliziata, e poi si girò verso me e Will abbagliandoci col suo sorriso contagioso.
Le fondamenta della casa erano state ultimate nei tempi previsti, ed era stato delimitato anche lo spazio del giardino, che in un angolo si sarebbe chiuso con il nostro vecchio salice.
Sarebbe stata una dimora splendida, una volta finita; un piccolo chalet di legno e pietra, confortevole e senza le assurde pretese di una villa costruita in chissà quale stile; lì non ci sarebbe stato nulla di frivolo o troppo lussuoso, come imponeva l’ultima pazza moda del momento pervenuta dalla Francia barocca e rococò, ma solo amore, e calore. Personalmente, morivo dalla voglia di potermi sedere nel soggiorno la cui veranda sarebbe stata costruita rivolta verso il mare…un paesaggio da mozzare il respiro.
“Lord Swann si è ancora intromesso?” domandai mentre passeggiavamo per i prati dove avevamo amato giocare da bambini.
“No, ma i carpentieri che ha assoldato sono dei veri artisti nel loro lavoro, e sinceramente preferisco un aiuto di questo genere che una villa in dono.”
Risi ad alta voce, serrandomi addosso le falde della giacca nera di mio padre. Mi ero sbarazzata dell’abito di gala appena ero rientrata, vestendomi più confortevolmente con i miei calzoni e gli stivali. Lì, circondata dai miei amici, potevo sentirmi più libera.
“E dimmi…” gli sussurrai con fare complice. “Il regalo per Lily come procede?”
“Sybel!Will! Cosa ci fate così indietro, andiamo fino al promontorio!”
“Arriviamo subito!…allora?”
Lui mi sorrise furbescamente, alzando le spalle. “Procede, procede. Potrai vedere a che punto sono, se verrai a trovarmi in officina.”
Raggiungemmo Lily, e poi osservai con malinconia la coppia che procedeva davanti a me lungo il sentiero.
Elizabeth lasciava che il vento le carezzasse i capelli biondi sciolti sulla schiena, e teneva il capo contro la spalla di Will che l’aveva attirata a sé cingendole dolcemente la vita. La loro gioia sgorgava naturale dai gesti e dagli sguardi che si scambiavano; chi li osservava, poteva arrivare a credere che l’amore vero, quello letto solamente nelle fiabe e nei romanzi, potesse esistere.
Ed era quello che adesso credevo anch’io, provando comunque della tristezza; mi rendevo conto che comunque il nostro rapporto d’amicizia sarebbe mutato, era inevitabile. Solo io ero rimasta sola, senza una persona speciale a cui appoggiarmi con tutta la mia fiducia, a cui chiedere sempre aiuto.
Non sentivo però l’impellente esigenza di fidanzarmi, di trovare a tutti i costi un buon partito da sposare: adesso era l’ultima cosa di cui avevo bisogno. L’unico vero legame matrimoniale che avevo ben presente era stato quello dei miei genitori; un’esperienza infelice e disgraziata, come molte ne accedevano nello scintillante mondo dell’aristocrazia conservatrice. Ci si univa non con un marito o una moglie, ma con la famiglia prestigiosa che lo sposo rappresentava, con degli interessi, con delle nuove ricchezze. Si subiva la vita in passivo, senza chiedersi nulla, senza mai rimpiangere quello si avrebbe voluto realmente avere…io non sarei stata così. Non avrei accettato alcuna imposizione, non avrei indossato dei paraocchi fatti di convenienza ed ipocrisia.
Non avrei mai ceduto.
Fissai il mare che scintillava alla mia sinistra, immenso e senza confini. Le sue onde erano la voce di mio padre che dormiva per sempre nei suoi abissi, e l’avrei ricordata insieme a tutto ciò che mi aveva insegnato. Era stato lui a rendermi la donna che ero: sempre curiosa, testarda, combattiva. Ero l’unica che conosceva una parte del segreto che si era trascinato nella tomba, e sapevo dove potevo trovare i pezzi mancanti…
Metri e metri sotto di me, un’onda più grossa delle altre s’infranse contro gli scogli.
Il momento stava per giungere, il richiamo diventava sempre più forte e ormai ero pronta.
Presto, molto presto avrei lasciato questa vita passata in una prigione d’oro.
Era un’idea talmente folle che ci credevo con tutta me stessa, senza riserve: imbarcarsi su una nave, vedere di nuovo le vele dispiegarsi, e navigare verso la verità che Lord Russel voleva che scoprissi: il suo ultimo desiderio prima di essere ucciso.
Tirai dietro l’orecchio una lunga ciocca di capelli corvini che mi sbatteva sul seno, e sorrisi più ampiamente guardando i miei amici allontanarsi. Non si erano accorti che mi ero fermata, quindi attesi che svoltassero la curva in discesa e lentamente, senza fretta, tornai indietro lasciandoli soli.
Wildstorm stava pascolando tranquillamente nei pressi dell’albero a cui lo avevo legato.
Fischiai debolmente per attirare la sua attenzione, e andai a carezzargli il muso fiero.
Gli offrii alcuni ciuffi di erba, giocando poi con la criniera e continuando a pensare alle mie pazze pazze.
Sarei potuta partire dopo le nozze di Will ed Elizabeth, e in questo caso avrei dovuto confessare loro il significato della lettera…ma poi? Mi avrebbero sostenuto, avrebbero coperto la mia fuga? E dove sarei potuta andare?
“Un problema per volta” mi dissi sottovoce calmandomi “Il primo lo hai già superato, il resto verrà da sé…”
Smisi di badare al mio cavallo; avevo sentito un rumore strano dietro di me, proveniente dal sentiero alberato chiuso dal vecchio cancello.
Non mi mossi, continuando a far finta di nulla. Non avevo idea di chi potesse essere, oggi non doveva esserci nessuno al lavoro lì…
Portai la mano destra all’elsa della spada, trassi un profondo respiro e la sguainai con un movimento perfetto e fluido, pronta a fronteggiare chi stava arrivando di soppiatto.
“Ma…cosa…cosa ci fate voi qui?!” esclamai esasperata abbassando l’arma.
L’ammiraglio Angecourt non si scompose di un millimetro, limitandosi a portare le braccia dietro la schiena.
“Potrei chiedervi la stessa cosa, mademoiselle.” Solo allora mi accorsi del pesante accento francese con cui parlava la mia lingua. “Ma sarebbe una bugia. In realtà sapevo benissimo di trovarvi qui.”
“Forse non ve l’ ho detto prima, scusate l’imperdonabile mancanza…ma detesto anche essere inseguita!”
“Ma io non vi stavo seguendo. Sono stato invitato col Governatore a un the nella vostra dimora, lady Seymour-Russel è davvero una donna gentile e di classe; non vedendovi, ho chiesto alle vostre cameriere dove potevate essere.”
Jane!Maledetta! imprecai mentalmente; non aveva mai tradito le mie confidenze, nemmeno davanti agli interrogatori più pressanti e minacciosi di mia madre…e adesso le era bastato vedere un uomo, per quanto bello, per capitolare?
“Quindi…” iniziò a dire guardandosi intorno con aria incuriosita e soddisfatta “…miss Swann verrà a vivere qui con suo marito. Un posto splendido, appartato quanto basta e con una vista da far invidia ai palazzi europei.”
“Lo ha scelto Will” dissi mettendoci tutto l’orgoglio che potei.
“Quel giovane sa il fatto suo, in tutti i campi.Ha ottimi gusti.”
“In che senso?” domandai alzando minacciosamente la voce; ero bravissima nello scovare doppi sensi nelle frasi, anche le più diplomatiche.
Gli occhi grigi e calmi di Allen divennero di colpo taglienti, scuri come nuvole di tempesta.
Il suo viso perfetto perse la tipica espressione di calma e venni trafitta da un sorriso obliquo, ferino. Mi afferrò per le spalle e mi sospinse contro l’albero a cui eravamo vicini. Cercai di dibattermi furiosamente, ma rimanevo pur sempre una donna, e lui possedeva una forza insospettabile. Cercando di allontanare da me quello sguardo penetrante e beffardo, quella presa che mi soffocava gettandomi in un panico sconosciuto, ottenni l’effetto opposto: invece di farlo desistere, lo provocai a continuare, come se vedermi in suo potere lo deliziasse più di ogni altra cosa.
Mi bloccò il volto stringendo il mento tra due dita, e mi costrinse a guardarlo.
“Sempre pronta a difendere chi amate, non è vero miss?” mi sibilò sul collo studiandone interessato la forma e il colorito della pelle. “Coraggiosa e fin troppo ardita per qualsiasi uomo…è questo che si dice e io ne so molto di più… su di voi e su chi…”
Lo vidi avvicinarsi e non pensai più; alzai una gamba, piegandola, e colpii.
Pochi istanti dopo, quando riaprii gli occhi, lo trovai steso bocconi a terra. Un valoroso uomo di mare sconfitto da un…colpo basso, letteralmente!
“Non…” presi più fiato “…Non m’importa cosa sapete di me, ma questo non vi autorizza a trattarmi come un animale da domare! E un’altra cosa…lasciate stare i miei amici. Occupatevi di quello che siete venuto a fare, e basta!”
Montai in sella e pronai Wildstorm, senza voltarmi indietro.
Il sangue rombava contro le tempie, urlandomi nelle vene. Ero confusa, non capivo più nulla, pensavo solo ad allontanarmi da lui, e da quello che gli avevo letto finalmente in faccia.
Era per questo che quando lo avevo visto per la prima volta non mi era piaciuto.
Non era chi voleva far credere di essere al mondo intero; era un individuo ambiguo, un serpente che se ne stava calmo prima di attaccare la sua preda. Mi aveva mostrato il suo vero volto, pochi istanti fa, perché voleva intimorirmi, voleva farmi capire cosa stesse per accadere a Port Royal…e non era nulla di piacevole.
Aveva voluto iniziare uno strano gioco, e non sapevo ancora perché avesse scelto me.
Dovevo avere delle risposte…prima che il peggio si scatenasse. Qualsiasi forma avesse.

“Ci ha lasciato soli” disse Will tornando a voltarsi verso la ragazza che teneva stretta a sé.
“Così pare…e non ce ne siamo nemmeno accorti!”esclamò ridendo, e allungandogli una carezza sui ribelli ricci scuri che gl’incorniciavano il volto.
“Non vedo l’ora che la nostra casa sia finita” le mormorò contro le labbra prima di baciarla a lungo. Elizabeth però si ritrasse, arrossendo lievemente.
“Cosa c’è?”
“Stavo pensando…che…sarò un disastro!” disse tutto d’un fiato evitando il suo sguardo. “ Quando vivremo insieme…non so nemmeno cucinare!”
“E questo come puoi dirlo?” domandò perplesso ma anche divertito.
“Perché non ho mai provato” ammise con un bisbiglio.
Elizabeth si aspettava qualsiasi reazione, tranne che una sua risata, lenta e sommessa. Will chiuse le mani a coppa sul suo viso, posando un lieve bacio sulla sua bocca dischiusa.
“Se non hai mai provato, allora non è detto che non sei capace.”
“Will, smettila di scherzare! Parlavo sul serio!”
“Anch’io. Credi forse che ti amerei di meno per questo?”
Lily non rispose, abbassando sconfitta il capo contro il suo petto. “Sono stata una sciocca, non è vero?”
“Non lo saresti mai” rispose abbracciandola più forte, e contemplando la distesa azzurra e brillante dell’oceano.
Il richiamo stridulo di un gabbiano lo fece sorridere. Ricordava perfettamente quando uno di quegli uccelli di era andato a posare pigramente sul parapetto dell’ Interceptor, in una giornata limpida come questa. E ricordava anche di aver sorpreso il capitano Jack Sparrow a fissarlo in silenzio, in uno dei suoi rari momenti di serietà.
“Ti stai chiedendo dove sarà adesso?” domandò Lily alzando gli occhi.
“Sì.”
“Qualche giorno fa, mi hai detto una cosa. Non scherzavi nemmeno allora?”
“Devi ammettere che sarebbe sensazionale, no?”
Elizabeth soffocò una risatina contro la sua casacca, figurandosi la scena. “Il capitano Jack Sparrow come tuo testimone di nozze! Un bel colpo, non c’è che dire!”
“Vorrei comunque che lo sapesse. Se non altro, per vantarsi di qualcosa di nuovo…se lo conosco bene, penserà che sia per merito suo che tutto questo è accaduto.”
“Pensi che lo rivedremo?”
“Lo deciderà il mare…lui direbbe così.”

Per essere ricevuta dal Governatore, stavolta seguii scrupolosamente l’etichetta.
Mi vestii con un abito di seta avorio, aggiustandone scrupolosamente le pieghe di raso. Misi in mostra il ciondolo di mio padre, il mio unico gioiello, e dopo aver raccolto i capelli in uno chignon lasciando libere due ciocche lungo i lati del viso,vi posai sopra un vezzoso cappellino.
Quando scesi le scale, persino mia madre mi guardò sgranando gli occhi, senza riuscire a parlare. Le passai accanto sorridendo appena, poi uscii nel giardino, dove la carrozza mi aspettava.
Era ormai il tramonto, e Lord Swann fu molto stupito nel sapere che volevo un incontro con lui a quell’ora così insolita.
Quando arrivai alla sua villa, vidi molti ufficiali della Compagnia raccolti nell’ingresso principale, quasi a voler protrarre ancora la festa conclusasi da poco al forte.
“Da questa parte, miss Russel” mi disse cerimoniosamente il maggiordomo aprendo la porta di un piccolo, delizioso salotto dipinto d’azzurro. Fu con evidente sollievo che sentii chiudere i battenti, sottraendomi alle occhiate insistenti che mi avevano seguito passo dopo passo.
“Sybelle, che piacere! Prego, accomodati. E’ raro che tu mi chieda di vedermi con tante formalità.”
“Vi devo parlare di cose molto importanti, mylord, e ho bisogno che siate sincero. Non me ne andrò finché non avrò saputo tutto!”
Tolsi gli spilloni che trattenevano il cappello, e lo posai sulla specchiera laccata. Quella pausa di silenzio era voluta; il Governatore doveva capire che non stavo scherzando.
“Cosa è accaduto, mia cara?”
“La Compagnia delle Indie Orientali. Voglio sapere il vero motivo per cui è qui. Non provate a mentirmi, verrei a sapere cosa mi avete nascosto dai soldati che stiamo curando a Fort Charles, potete scommetterci.”
Lord Swann mi guardò a lungo, per poi sorridere mestamente allargando le braccia in un gesto di rassegnazione.
“Te ne parlerò, non devi ricorrere a delle minacce.”
“Scusatemi, ma volevo essere chiara fin da subito.”
“Non devi scusarti…siediti. Però ti pregherei di non parlarne ad Elizabeth. Non voglio darle nuove preoccupazioni ora che sta per sposarsi.”
Alla fine, accettai. Nemmeno io sarei stata molto entusiasta se avessi dovuto dirle di avvenimenti spiacevoli.
“Allen de Angecourt è qui per sorvegliare il nostro operato. Il nostro Re teme per la sicurezza delle rotte, e vista la delicata situazione che sta nascendo con la Francia, ha bisogno di certezze. Crede che non stiamo facendo abbastanza nella lotta contro la pirateria, e vuole evitare che i francesi inizino una guerra personale contro di essa, porterebbe solo altra confusione. Abbiamo perso molti uomini, molte navi, e nessuno rispetta più il minimo codice d’onore. Abbiamo bisogno di alleati, per quanto essi usino mezzi poco…ortodossi.”
“Ortodossi?” ripetei incredula “Mylord, sono affaristi senza scrupoli! Calpestano leggi e diritti, usano l’inganno e il ricatto! Tutti sappiamo questo, non sono certo meglio dei contrabbandieri che il Commodoro appende alla forca!”
“Questo lo so benissimo anch’io, ma sono ordini della Corona, e posso solo rispettarli. Siamo costretti a farlo, anche alla luce di cosa ho saputo oggi. Secondo i rapporti dei nostri agenti, una nuova nave pirata sta seminando il terrore lungo le coste sud-americane. Nessuno ne aveva mai sentito parlare prima, e temo che ben presto anche noi avremo a che fare con loro.”
“Si sa il suo nome?”
“Nessuno è sopravvissuto per dircelo, e i nostri informatori non vogliono nemmeno pronunciarlo. Secondo alcune fonti, attaccherebbero anche i loro stessi compagni. A Tortuga non sono più tornate parecchie golette, e anche tra i filibustieri inizia a circolare la paura.”
Alzai una mano, interrompendolo. Non avevo bisogno di sentire altro, per adesso.
Mi alzai, andando a spalancare la finestra e respirando a pieni polmoni l’aria della sera, cercando di non pensare più al nodo che mi aveva chiuso lo stomaco.
Si era arrivato a un punto di non ritorno: non importava più a nessuno chi avesse iniziato questa guerra assurda. Non si poteva più distinguere tra vittima, assalitore e carnefice. La differenza non avrebbe salvato l’uno, né condannato l’altro.
“Quindi ci aspettano tempi duri…mi chiedo se qualcuno abbia mai pensato che poteva esistere un’altra strada, che ci evitasse di arrivare a tanto.”
“Anche tuo padre pensava la stessa cosa. Era fermamente convinto che si dovesse tentare un approccio diverso al problema, ma fu sempre osteggiato dai comandi superiori. Eppure non ha mai smesso di crederci…Sybelle, cos’ hai?Stai impallidendo…”
Scossi il capo in un cenno di frettoloso diniego, e cacciai via le lacrime portate dalle ultime frasi sentite.
E’ vero…papà ci aveva creduto fino alla morte, al suo ideale segreto…ed era mio compito svelarlo per portarlo al termine. Strinsi forte in mano il mio diamante, fino a far tremare il pugno.
Era venuto il momento di volare via, e di seguire i gabbiani.

I mesi volavano ancora più rapidi, se si passavano a bordo di una delle navi più temute e veloci dei Caraibi.
La Perla Nera scivolava sul mare calmo come un frammento dimenticato dalla notte, fendendo le onde carezzandole per poi tramutarle nella scia di spuma che si lasciava alle spalle.
Veleggiava verso le prime isole dell’arcipelago, dopo aver abbandonato la cosiddetta “rotta del caffè”, chiamata così per via del carico che i velieri erano soliti trasportare. Portava direttamente ai paesi costieri del Sud-America, i cui porti erano perennemente invasi dai raccolti provenienti dalle varie piantagioni del Brasile.
Anche un seme modesto come quello di questa pianta poteva rivelarsi una ricchezza smisurata. Jack Sparrow questo lo sapeva bene: l’ Europa andava pazza per qualsiasi novità proveniente dal Nuovo Mondo, e anche i lontani paesi orientali, ormai facenti parte di regni come Francia e Inghilterra, non volevano essere da meno; un buon carico di materia prima diventava un bottino di ottima qualità da smerciare al prezzo che più conveniva nei porti franchi, dove le tasse erano ridotte a barzellette senza senso.
L’ultimo abbordaggio della Perla era stato a danno di un’imponente,tozzo mercantile spagnolo.
Era stato Gibbs, di turno sulla tolda, ad avvistarla e nel giro di pochi attimi, il capitano aveva dato ordine che ogni metro quadro di vela fosse dispiegato. Docile ai suoi comandi, la nave dalla polena d’angelo s’era impossessata del vento di poppa, raddoppiando la velocità
Alcuni marinai si erano tuffati nei meandri bui della stiva per riemergere coi primi barilotti di polvere da sparo. Anche Cotton, nonostante la lingua tagliata che lo costringeva al mutismo, si era dato ben da fare portando sul ponte molte casse di munizioni, mentre il suo inseparabile pappagallo svolazzava attorno cantando come un pazzo tra i fischi della ciurma.
La figura snella e nervosa di Anne aveva controllato febbrilmente la carica di ogni cannone e una volta accertatati che tutto fosse pronto, si era tolta il cappello agitandolo verso il suo comandante.
“Siamo pronti!”
Jack aveva impugnato il cannocchiale, puntandolo sulla loro preda; sogghignando, si umettò le labbra con la punta della lingua.
“Ci devono aver avvistati” constatò tra sé e sé.
“Signori e signore!” gridò con voce autoritaria. “Vi prego di concentrare la vostra attenzione sui nostri futuri ospiti!La vostra accoglienza deve essere calorosa, ma non eccedete, siamo intesi?”
Un compatto “SI’!” aveva risposto al suo incitamento; tutti adesso sapevano che il saccheggio era permesso, ma senza uccidere l’intero equipaggio.
La battaglia non era stata particolarmente cruda, o lunga: un naviglio spagnolo aveva come primo difetto proprio le sue dimensioni, che non gli permettevano manovre agili. La guarnigione a bordo per assicurare la protezione della merce era stata tutto tranne che numerosa e determinata; tutti, compresa l’intera ciurma dell’ Infanta, erano finiti legati ai pali degli alberi, mentre i sacchi di caffè e cotone erano passati di proprietà senza che nessuno potesse interferire.
Dopo alcuni giorni, il tempo di consumare uno scalo in uno dei tanti mercati isolani, gli uomini di Jack avevano potuto dividersi un ingente guadagno, più il resto delle ricchezze tolte al mercantile, tra cui nuovi cannoni e certi splendidi candelabri d’oro massiccio trovati nelle cabine degli alti ufficiali.
Adesso li aspettava Tortuga e poi un nuovo, breve viaggio.
Il capitano aveva deciso la meta seguendo un impulso d’obbligo, dopo aver sentito certe voci sicure, e aveva deciso che un avvenimento simile non poteva mancarlo. Cascasse il mondo.
Il giovane Turner e la splendida, focosa miss Swann…l’eco che si sarebbero sposati al più presto era volata in ogni angolo dei Caraibi e quando l’aveva raggiunto, Jack aveva gongolato di gioia quasi paterna…il figlio di Sputafuoco che si accasava! E per merito suo, checché ne pensasse Anamaria.
“Comandante! Se il vento continua a reggere, presto saremo a casa!”
“Questo già lo sapevo Gibbs…ne dubitavi?” domandò al suo ufficiale lanciandogli un’occhiata obliqua, senza perdere di vista il timone che reggeva con la solita, fluida sicurezza.
“Dubito più per quello che ci ha raccontato quel mozzo, ti ricordi?”
Jack alzò gli occhi al cielo per un breve istante, portandosi la mano libera sul fianco e chinando leggermente il busto in avanti. Picchiettò nervosamente le assi di legno con il tacco dello stivale, poi si voltò di scatto verso Gibbs.
“Credi davvero a una storiella raccontata da un ragazzino alla sua prima, seria bevuta di Rum?”
“A dire la verità, sei tu che mi stupisci; sembrava che ci credessi, fino a qualche istante fa.”
“Io non sottovaluto mai nulla” ribadì con fare saccente “ma non ho alcuna intenzione di mancare a un matrimonio. Io adoro i matrimoni!”
“E sfidereste i cannoni della Compagnia delle Indie Orientali pur di assistervi?” domandò ironicamente Anamaria salendo sulla plancia. “Lo sapete anche voi che adesso la Marina inglese è appoggiata da essa, e se ci aggiungete che una nave pirata si sta divertendo a sterminare anche i nostri compagni…”
“…questo da tutto un altro tocco alla vicenda!” concluse il capitano con una risata. “ Un tocco d’avventura, comprendii?”
“Non potreste semplicemente ammettere che quei due ragazzi vi mancano?”
Anne e Gibbs lo fissarono, in attesa di una risposta. Il capitano si appoggiò di peso alla ruota del timone, le braccia in avanti con le mani che ciondolavano appena.
“E se così fosse, missy?” replicò con uno dei suoi sorrisi più maliziosi e seducenti. “Saresti gelosa?”
La ragazza scoppiò a ridere divertita,e si voltò per scendere la scaletta. “Non sarei gelosa. Vi considererei solo più umano.”
“E tu che dici, vecchio ubriaco?” domandò rivolto al suo sottoposto assumendo una posa fintamente drammatica. “Sto forse cambiando in peggio?”
“No, capitano, sei sempre lo stesso. Solo…era molto tempo, che non ti fidavi più di nessuno.”
“Adesso vedete di non esagerare…ho anche altri motivi per cui devo tornare a Port Royal.”
“Riguardano la pergamena di Barbossa?”
Jack stavolta non rispose.
“Ho capito. Ne parlerai al momento giusto” disse tornando sul ponte.
Il capitano osservò Gibbs tornare a governare la ciurma, poi chiuse gli occhi per un attimo.
Una voce, una volta, gli aveva detto qualcosa.
Qualcosa di molto importante.

“Se dovessi morire, vorrei che lo proteggessi tu. E’ solo un bambino…ma è mio figlio, e lo amo anche se è lontano…”

“Mi hai incastrato, dannato Sputafuoco” sussurrò sogghignando, scotendo il capo tenendo il capello ben calcato sugli occhi scuri. “Ma ci dovresti essere tu, al matrimonio di tuo figlio. Io ho anche un altro motivo…”
Portò una mano sul cuore, dove teneva la pergamena.
“Iniziamo la nostra partita, Lord Russel. Spero di riuscire a chiuderla restando vivo.”

Note dell’autrice: nonostante abbia attinto a piene mani da libri di Storia di vario tipo, avviso di una cosa: ho piegato certi fatti all’ottica della storia, prendendomi alcune libertà. Il personaggio di Allen d’ Angecourt è di mia invenzione, ed era nato ancora quando questo racconto era un abbozzo pieno di punti oscuri. E adesso cosa accadrà?Mah…io non posso dire nulla…anche perché un certo capitano mi sta guardando male, e sarà peggio se svelo di più…perciò vado a pulire il ponte senza fiatare!
Ricchan-Edhelwen.