"Pirates of the Caribbean. The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan






Capitolo quindicesimo.
“Hidden River”

Fu una delle tempeste più violente e distruttive che avessero flagellato Port Royal e le altre isole circostanti negli ultimi dieci anni.
Un temporale che sembrava non aver mai fine aveva infuriato per tutta la notte sostenuto da raffiche di vento talmente forti da sradicare la buona parte delle belle palme decorative nei giardini delle ville nobiliari. Anche le foreste vergini che circondavano le spiagge e le insenature rocciose vennero sconvolte da tanta rabbia devastante. La pioggia era scesa come raffiche di pallottole su foglie e rami spezzandoli e contorcendoli. Le mangrovie che affollavano le acquitrinose rive di alcuni piccoli fiumi erano state spezzate e portate al largo.
L’unico tratto di mare che rimase relativamente tranquillo fu quello racchiuso nell’abbraccio della baia del porto, ma ciò non impedì ad alcune navi, sballottate da onde alte e ruggenti, di cozzare tra di loro provocando una serie di danni considerevoli. Quasi tutte le abitazioni avevano i vetri rotti e i tetti di legno da riparare e all’alba, i giardinieri della nostra famiglia si dovettero disperare nel vedere in che stato pietoso erano state ridotte le belle aiuole di rose e orchidee. Solo la siepe di ibisco rosso sembrava non aver minimamente risentito dell’uragano. Quando uscii sulla veranda, lo trovai pressoché intatto, punteggiato da un’infinità di nuovi boccioli. Ne raccolsi qualcuno e mettendone uno tra i capelli, li portai a casa per metterli in un piccolo vaso da posare sul tavolo della colazione.
Avrei voluto essere sola, ma sapevo bene di non poter evitare in realtà un nuovo attacco verbale di mia madre, sostenuta stavolta anche dal parere di altre autorevoli dame che erano venute a conoscenza della “splendida notizia”. L’ ammiraglio d’ Angecourt aveva intenzione di chiedere la mia mano al Governatore, e tutte le signore aristocratiche del luogo si erano sentite in dovere di dare il loro autorevole parere.
“Lady Blackmille si augura che tu accetti, cara. E anche la contessa di Rose è dello stesso avviso.”
Evitai di ricordarle che la mia opinione personale non avrebbe influito minimamente sulla decisione finale. E mylady sapeva altrettanto bene che questo era l’unico caso in cui non potevo imporre la mia volontà. Potevo solo sperare che Lord Swann temporeggiasse, e trovasse qualsiasi scusa per scongiurare un’unione che avrei odiato fino alla mia morte.
“Avete intenzione di scrivere allo zio allora?” domandai assaggiando di malavoglia un po’ delle mie uova strapazzate.
“Lo farò oggi, e affiderò la lettera al corriere che partirà stasera per l’Inghilterra. Gli spiegherò ogni cosa, ma so già cosa risponderà.”
“Lo so anch’io” commentai cupamente posando la forchetta. Dovevo aver assunto un’aria remissiva e sottomessa, a giudicare dal sorriso che sfolgorò sul viso di mia madre. Un nodo di rabbia e impotenza mi chiuse la gola, ma non ribattei in alcun modo.
Ero da sola in questa battaglia, nemmeno Lily e William avrebbero potuto venire in mio soccorso. L’ipotesi di un nuovo matrimonio in vista, così importante e prestigioso, doveva eccitare non poco le lingue pettegole dell’alta società coloniale, era giusto ciò che ci voleva per dar lustro alle tradizioni dopo la clamorosa infrazione di miss Swann…avevo contro tutte le circostanze, e per di più l’uomo che mi desiderava suscitava in me un ribrezzo viscerale. La sua ammaliante bellezza e i suoi modi cavallereschi erano solo uno specchio illusorio, ma stava ben attento a non tradirsi di fronte agli altri; conduceva il suo gioco spietato solo con me, e io dovevo usare ogni grammo d’astuzia e intelligenza per non cadere sotto le sue regole.
“A proposito, Sybelle. Oggi non dovresti andare a Fort Charles?”
“Sì, dal dottor Norton. Vuole che lo assista all’operazione di uno dei marinai feriti nell’ultima uscita dell’ Aiglon.”
“Per quanto tempo hai intenzione di proseguire una cosa tanto inutile come la medicina? Ben presto avrai cose molto più importanti a cui pensare.”
“Lo faccio solo per aiutare chi soffre…anche voi donate del denaro al convento gesuita per beneficenza, non è la stessa cosa?”
“Io non torno a casa con gli abiti sporchi di sangue e la testa piena di chissà quali termini chirurgici!” ribatté punta nel vivo della sua fasulla carità di facciata.
“Nemmeno io, perché i miei vestiti sono sempre puliti” precisai con calma. “Non è ancora detto che io mi sposerò…e fino ad allora non voglio cambiare la mia vita.”
Il maggiordomo Henshingly entrò appena prima che lady Russel fosse tentata di scagliarmi addosso il suo tovagliolo. “Miss, la signorina Swann desidera vederla.”
“Fatela accomodare nel salotto della veranda, arrivo subito.”
Elizabeth mi accolse con uno dei suoi sorrisi più abbaglianti e ci abbracciammo forte.
“Ecco qui l’unica sposa felice di esserlo!” commentai scompigliandole i capelli come facevo quando eravamo piccole.
“Scommetto che questa tua ironia mattutina è ispirata dalle voci che ho sentito.”
“Mia madre scriverà a mio zio, a Londra…e temo che per allora non ci sarà più nulla da fare.”
“Non puoi arrenderti ora, Sybel! Non dopo quello che mi hai detto di voler fare.”
“Non ho mai parlato di questo…è solo che la mia scomparsa susciterà uno scalpore che non avrebbe se questo d’ Angecourt non si fosse messo in mezzo. Allora, hai parlato con Will?”
“Sono venuta qui proprio per questo. Stamani è dovuto andare a controllare la nostra casa, ma ho le informazioni che volevi.”
Abbassò di colpo la voce, e andammo a sederci sul divanetto più appartato.
“Sybel, gli unici che possano sapere qualcosa su che fine abbiano fatto i membri dei Fratelli della Costa sono gli abitanti di Tortuga. Potresti imbarcarti su uno dei mercantili che fanno scalo nelle isole lì vicino e poi raggiungerla. Will mi ha detto che conosce qualcuno a cui possiamo affidarti per non essere sola…e non sorridere così divertita! Siamo davvero preoccupati per te.”
“Lo so, mia piccola Lily. E vi sarò grata per sempre per l’aiuto che mi state dando.”
“Io spero solo che tutto vada bene. Non sono tempi buoni per viaggiare questi, perché persino i pirati finiranno per andare l’uno contro l’altro se qualcuno non ferma quella dannata nave!”
“Ehi, non ti ho mai sentita così piena di fervore! Vedrai che ce la farò.”
“Lo credo. Sei identica a Lord Robert…e questo deve pur significare qualcosa.”
Le sorrisi dolcemente, stringendole una mano. “Ti prometto che non appena saprò qualcosa di certo tornerò indietro, qui, e metterò al corrente tuo padre di ogni cosa. Non mi caccerò nei guai.”
Lily annuì. “Sai, l’ibisco ti dona…” commentò scherzosamente additando il fiore che faceva capolino da dietro un orecchio.
“Che ne dici di portarne qualcuno anche a mio padre?” le domandai con una piccola risata.
Andammo a raccoglierli insieme, allegre e spensierate come se non fossimo state sveglie anche noi per la tempesta appena consumatasi. Il sole adesso splendeva luminoso, e il giardino, sconvolto nel suo lindo ordine da prati e cespugli arruffati aveva una bellezza selvaggia che mi piaceva.
Non saremmo andate al cimitero, dopo, no. Ci aspettava la spoglia scogliera dove avevo gettato al vento decine di corolle color del sangue, molti anni prima. Era quello il luogo dove dormiva Lord Russel, il mare che rombava cupo tra gli scogli e che mi faceva ascoltare la sua voce.
Quando arrivammo, mi stupii nel vedere l’oceano calmo e piatto, una distesa cristallina e scintillante per nulla sconvolta dalle onde.
Anche il suo suono era cambiato…l’aria frizzante e ancora fredda era pervasa da un mormorio mesto, quasi triste e dimesso, spesso sovrastato dal canto delle sule e dei gabbiani dispettosi.
Rimasi ferma col mio mazzo di fiori per qualche lungo istante, senza comprendere perché questo cambiamento mi turbasse tanto. Mi sentivo quasi triste, oppressa da una strana sensazione che non avrei saputo definire se non come malinconia.
Qualcosa non andava…e l’acqua, come aveva già fatto altre volte, sembrava volermelo dire.
Non so perché mi voltai verso Lily, che mi stava fissando senza capire. Ricordo solo che le chiesi una cosa apparentemente senza senso.
“E’ successo qualcosa stanotte, oltre il tifone?”
“Cosa?”
“Non so…ma non mi sento tranquilla. Sarà perché non ho chiuso occhio, ero impegnata a scongiurare l’ennesima crisi di nervi di mia madre dovuta al maltempo…”
Spalancai le braccia, e lasciai liberi gli ibischi di volare e tuffarsi nell’abisso.

La colata d’oro penetrò fluida nello stampo di pietra posto vicino al braciere. Will attese qualche istante, poi posò le tenaglie con cui aveva sorretto il crogiuolo. Si tolse i pesanti guanti di pelle e cuoio, posandoli su un tavolaccio ingombro di martelli e altri strumenti.
Si riavviò i capelli lunghi e ricci legati in una coda ormai lunga e folta, e attese pazientemente nella quiete della sua officina.
La sera era scesa placidamente su Port Royal, e stavolta nessuna nuvola minacciosa segnava l’orizzonte trapunto di stelle. Qualche viandante camminava per la via, e scoppi di risa gli fecero capire che le taverne erano già piene di clienti.
“E’ ora” si disse con un piccolo fremito d’entusiasmo e rinfilando i guanti per precauzione.
Allentò le cerniere sottili in ferro che tenevano fermo lo stampo, lo divise nelle sue due metà con estrema cautela. Gli occhi scuri brillarono di gioia nel rimirare il lavoro finito.
In due nicchie circolari, una leggermente più grande dell’altra, splendevano due fedi d’oro zecchino: il suo regalo di nozze per Elizabeth, gli anelli che si sarebbero scambiati una volta davanti all’altare. Poteva dirsi certamente soddisfatto dell’effetto ottenuto…anche come artigiano orafo improvvisato non era da buttar via.
Non vedeva l’ora di potermele mostrare…ero l’unica a sapere cosa stesse facendo in gran segreto, e non mi ero lasciata sfuggire nulla davanti a Lily.
Qualcuno iniziò a bussare alla porta, anche se sarebbe stato più corretto dire che chiunque fosse il visitatore sembrava fermamente intenzionato a buttarla giù tanto stava picchiando contro il battente.
Will si alzò perplesso e andò ad aprire, finendo praticamente investito dalla sagoma incappucciata che si precipitò contro di lui. Si sbilanciò indietro, ma la confusione lo annebbiò per pochi istanti; senza parlare, stese una mano al suo fianco arrivando a uno dei sostegni dove teneva appese le armi che finiva di forgiare. Con un movimento rapidissimo, afferrò con sicurezza la prima spada utile e balzò di lato, facendo cadere malamente il suo aggressore. Questi imprecò sottovoce, ma perse l’uso della parola quando si trovò una lama puntata esattamente a pochi millimetri dalla fronte ancora coperta dalla cappa del logoro mantello che indossava.
“Adesso puoi tranquillamente dirmi chi sei” disse Will con una calma glaciale. Lentamente, una piccola, stridula risata risuonò nel laboratorio.
“Non hai certo perso il tuo ardore, figlio di Sputafuoco Turner!”
Sentendo quella voce così limpida e cristallina, Will per un attimo rimase senza parole. La fece alzare bruscamente e le scoprì il volto: due impertinenti occhi neri orlati da ciglia setose spiccavano su un viso delicato, dalla pelle piacevolmente scura. Le labbra piene e ben disegnate erano aperte in un sorriso malizioso e qualche ciocca di capelli corvini era sfuggita alla sommaria coda in cui erano stati legati.
“Anamaria!” esclamò ad alta voce con un sorriso stupito. Corse a chiudere l’uscio e poi si voltò verso di lei. “Cosa ci fai qui?”
La giovane perse di colpo l’aria baldanzosa e sicura con cui si era presentata. Abbassò lo sguardo, e strinse i pugni contro i fianchi.
“Il capitano…” mormorò cercando di non far vedere la disperazione che la stava facendo impallidire.
“Il capitano? Vuoi dire che la Perla Nera è qui?”
“Sì, ma non sarei così felice fossi in te…” senza aggiungere altro, afferrò Will per le spalle e lo sbatté contro la parete. “Lui morirà…lui morirà se non mi aiuterai!” quasi gridò con le iridi velate di lacrime traditrici ed infide.
“Anamaria!” urlò di rimando per farla calmare. Non l’aveva mai vista in quello stato…e non poteva essere certo un buon segno. “Cerca di calmarti e di dirmi cosa è successo alla tua nave e a Jack!”

Ero a casa, la sera in cui il destino prese a girare vorticosamente anche per me.
Mia madre era stata invitata da Lady Blackmille per una cena in cui le avrebbe parlato diffusamente delle ultime mode parigine, e degli splendidi matrimoni che la corte francese sapeva allestire per le grandi occasioni.
Tutti davano già per scontato che le nozze tra me e Allen d’Angecourt si sarebbero svolte, e questo non faceva altro che aumentare la rabbia e la frustrazione. Cercavo di tenerle nascoste nel mio animo, ma non avrei resistito ancora per molto…la settimana prossima, ci sarebbe stato il ricevimento per il fidanzamento ufficiale di Will e Lily, e pochi giorni dopo la loro cerimonia. Dovevo cercare di non cedere proprio adesso; una volta che i miei amici fossero stati marito e moglie, sarei potuta partire, destare l’ennesimo scandalo e distruggere una volta per tutte la mia reputazione…e tutto questo invece che farmi disperare mi faceva sentire sollevata. Una volta demolita una vita, avrei potuto ricostruirne una completamente mia, in cui sarei potuta essere me stessa.
Ero seduta al mio scrittoio, e stavo finendo di sistemare delle garze che mi sarebbero servite l’indomani.
Un rumore ruppe il silenzio. Alzai appena il capo, ma non ci feci caso.
Il rumore si ripeté e stavolta vidi anche il piccolo sasso che colpì il vetro di una delle mie finestre. Corsi ad aprirla e alla luce incerta della luna appena sorta vidi Will, Elizabeth e…qualcun altro. Una ragazza vestita come un uomo, il volto coperto da un cappello nero.
“Da quando dovete chiamarmi in questa maniera?!”
Mi venne naturale parlare a voce bassa.
“Ti prego, facci entrare senza che ci vedano i tuoi servitori!” rispose Lily, e il suo tono nervoso mi fece correre un brivido di paura lungo la schiena.
“Andate sul retro, alla veranda!” dissi in fretta prima di uscire dalla mia camera. Scesi le scale scalza, tenendo ben chiusa la veste da camera verde che copriva il candore della camicia da notte. Per fortuna, la servitù stava ancora cenando nelle cucine.
Aprii le ante della porta-finestra, e li feci entrare.
“A dopo le spiegazioni!” aggiunsi decisa vedendo Will che voleva parlare. “Seguitemi!”
Anche la sconosciuta obbedì senza fiatare, lanciando strane occhiate piene di sospetto mentre ci dirigevamo verso la biblioteca.
“Qui non verrà nessuno” dissi una volta dentro. “Cosa sta succedendo? Perché non volete essere visti?”
“Prima le presentazioni. Sybelle, lei è Anamaria, vice nostromo della Perla Nera. Anamaria, lei è l’unica persona che ci possa aiutare.”
Per la prima volta, fissai quegli occhi scuri e diffidenti. Una donna pirata…e faceva parte proprio di una delle ciurme più famigerate del Mar dei Caraibi. Mi scrutò da capo a piedi, girandomi intorno e bersagliandomi con occhiate tutt’altro che amichevoli.
“E questa…sarebbe il medico di cui mi avete parlato tanto bene?” domandò incredula. “Carnagione chiara…mani affusolate adatte a ricamare, non a cucire ferite purulente! Scommetto che vomiti, alla vista del sangue!”
“Anamaria!”
“Lasciala sfogare, Lily. Forse così mi dirà anche cosa vuole da me” dissi severamente e fissandola dritta in faccia.
“Ho bisogno di un medico. Per cosa non t’importa.”
“Se hai bisogno di me” e calcai bene quella piccola parola“devo sapere perché. Voglio sapere di chi mi devo prendere cura.”
“C’è stata una battaglia in mare” iniziò Will posando una mano sulla spalla della sua bellicosa amica. “Tra la Perla e la nave pirata che sta facendo impazzire inglesi, francesi e filibustieri. Li hanno attaccati fino a mandarli contro la tempesta che ci ha colpito ieri…e il loro capitano…Jack…” fu una mia impressione, o la voce di Will s’incrinò?… “…è stato ferito gravemente.”
Forse Anamaria s’aspettava che sopprimessi a stento un grido di sgomento, ma ero già calma, ferma.
Un dottore doveva diventare freddo come un pezzo di ghiaccio, all’occorrenza, per essere sicuro di avere il coraggio e la competenza bastevoli per salvare una vita. E questa era una di quelle occasioni, perché si stava parlando dell’uomo che aveva salvato la vita ai miei amici, e a cui erano legati con un’amicizia salda e forte come la nostra. Gli dovevo moltissimo, indirettamente. Mi aveva riportato due dei miei tesori più importanti.
“Da cosa è stato colpito? Un proiettile di pistola?Oppure era vicino al punto in cui è esplosa una palla di cannone?”
“Bhe…da delle schegge da esplosione” balbettò la giovane sorpresa dalla mia serietà. “Schegge della muratura della plancia del timone.”
“E dove è stato colpito?Braccia, petto…testa?” nel domandarlo, sperai ardentemente che non fosse così. Nessuno poteva sopravvivere a lungo con un corpo estraneo conficcato nel cranio, o negli occhi.
“Il braccio destro, perché ha fatto in tempo a ripararsi.”
“E voi come l’avete soccorso?”
“Abbiamo cercato di pulire la ferita, di togliergli ogni pezzo estraneo, ma…non guarisce.”
Un secondo brivido, viscido e letale, mi ghiacciò il velo di sudore che mi aveva imperlato la fronte. No…se fosse stata per colpa di quello…
Dovevo saperlo.
“Il braccio rimane gonfio, e da ieri notte il comandante ha la febbre altissima.”
“La pelle…di che colore è?” Signore, ti prego…fa che non risponda nera e livida…
“Rossa, e bollente… perde del liquido, sembrerebbe acqua e pus, credo.”
“Allora posso ancora fare qualcosa!” esclamai risoluta. Non era un caso di necrosi, di avvelenamento del sangue impossibile da contrastare.
“Ascoltami, Anamaria. Ti devi fidare di me. E’ l’unico modo per salvare il tuo capitano, mi hai capito? Ho bisogno del tuo aiuto, fino in fondo. Adesso ditemi dove siete con la vostra nave!”
“Qui” ammise semplicemente, mentre tre persone la guardavano allibite. “Nella foce di un fiume nella parte Ovest dell’isola, dove la vegetazione è più fitta. Nessuno può vederci.”
Proprio sotto il naso dei loro nemici più spietati…una mossa degna dell’unico pirata riuscito a scampare a tutti i mandati di cattura spiccati contro di lui per i sette mari.
“Puoi portarci là?”
“Sì, ma a piedi…”
“Ho dei cavalli, non preoccuparti di questo” borbottai febbrilmente iniziando a riordinare vari astucci di velluto con dentro cose che mi sarebbero servite. Dovevo pensare velocemente, senza rimorsi e dubbi.
“Allora lo aiuterai?”
“Will…è grazie a lui che siete tornati sani e salvi. E’ grazie a lui se potrai sposare Lily. Glielo devo, e spero di salvarlo. Non sarò un vero dottore…Lily, passami quelle garze svelta!…ma non sono da meno di uno autorizzato dal giuramento di Ippocrate!”
“E se scoprissero che non sei più a casa?” chiese Elizabeth fissandomi angosciata.
“Tu ora tornerai a villa Swann. Dì che sono con te, e che per un po’ sarò tua ospite e non voglio vedere nessuno perché…perché voglio parlarti del mio fidanzamento e chiarirmi per bene le idee!”
“E credi che qualcuno si berrà una tale quantità di menzogne?”
“Dovrai farle sembrare reali. Nemmeno tu vuoi che Jack Sparrow muoia, no?”
Lily abbassò il capo e non ribatté.
L’abbracciai brevemente, poi andai ad alzare il copriletto, prendendo la mia spada. “Non ho tempo per cambiarmi…ma questa può servire.”Aggiunsi sguainandola e controllandone il filo.
“Andiamo!Lily, prima tu. Andrà tutto bene.”
Mi sorrise e poi andò a baciare Will sulle labbra, carezzandogli una guancia. “Fammi sapere come sta, e siate prudenti, potrebbero scoprirvi in qualsiasi momento.”
La guardammo scendere le scale, e sparire nella penombra del salone.
La nostra partita a scacchi con la fortuna iniziava adesso; poteva andare tutto bene, come poteva accadere l’esatto contrario. Ogni mossa andava improvvisata, e personalmente avevo il cuore che rischiava di esplodere dalla tensione. Da una parte mi chiedevo perché mai lo stessi facendo, dall’altra invece qualcosa mi spronava ad agire, nonostante avessi qualche dubbio sulla mia lucidità mentale.
Will si fidava ciecamente di me, e non potevo lasciarlo solo…e quella ragazza, Anamaria…per quanto volesse dimostrarsi sprezzante e distaccata, bruciava dal desiderio di salvare qualcuno di estremamente importante per sé stessa e per molti altri uomini.
“Da questa parte” sibilai mentre uscivamo quatti nel giardino, e nonostante indossassi delle semplicissime scarpette di raso, corsi più veloce di tutti alle stalle. Indicai le selle a Will e con un certo disappunto dovetti dirgli di metterne una da donna su Wildstorm: non potevo certo cavalcare come al solito con una gonna. Anamaria non era mai stata su un cavallo, e comunque cercò di non farlo capire e rispettai il suo orgoglio. Lei era la prima di cui dovevo conquistare la stima, se non l’amicizia.
“Andrai con Will, e c’indicherai la strada. Dobbiamo solo sperare che non ci siano pattuglie in giro.”
“Perché, di solito ce ne sono?”
“Con l’arrivo delle navi della Compagnia delle Indie Orientali sono aumentati i controlli…e ora in sella!”
La notte ci baciò fredda e insidiosa; le luci di Port Royal rischiaravano la baia alle nostre spalle, mentre davanti si profilava, sempre più netta e minacciosa, la jungla inesplorata che mangiava ancora buona parte dell’isola.
“Di qua!” indicò Anamaria. Will affondò i talloni nei fianchi del suo stallone e presto venimmo inghiottiti dall’intrico fitto di liane e alberi che ci chiudevano la vista del cielo stellato.
Il sentiero divenne sempre più stretto, e prese a scendere. Osservai per quanto potevo le rocce che ogni tanto affioravano dalla vegetazione, e all’improvviso m’incantai a osservare qualcosa che emergeva dal mio passato felice.
Cresceva ancora rigoglioso, punteggiato dalle corolle bianche ora chiuse ed esalanti un profumo dolce, malinconico.
L’unico gelsomino che riusciva a crescere nell’abbraccio asfissiante della natura dei tropici. Mio padre, un giorno, ne aveva raccolto un rametto per me quando…era tornato da una sua esplorazione. Aveva scoperto un sentiero che scendeva nel cuore verde di Port Royal fino a condurlo a un luogo segreto, che io avevo visto dal ponte di una nave che non avrei mai potuto dimenticare.
“Il posto dove stiamo andando!” dissi all’improvviso. “Si chiama Hidden River per caso?”
“Sì, ma come lo sai?” domandò Anamaria lasciando per la prima volta che lo stupore le trapelasse dal volto.
“Will, da qui in poi non possiamo andare a cavallo! Per arrivare al fiume dobbiamo andare avanti a piedi!”
Sapevo che Wildstorm e il suo compagno sarebbero tornati a casa senza problemi, dovevo crederlo. Li lasciammo andare dando una pacca sulla loro groppa e osservandoli sparire tra le foglie immense dei banani che ci circondavano
“Allora, mi spieghi dove stiamo andando?”
“C’è un fiume che scorre sempre coperto dalla foresta, fino ad arrivare alla costa. E ha una laguna abbastanza grande da nascondere una nave, se necessario! Mio padre mi portò a visitarla con la The Braver, e dal mare è praticamente impossibile vedere la foce a causa delle mangrovie e degli altri alberi che ne riparano le rive. Quella baia è l’esatto opposto di quella accogliente e totalmente spoglia dove sorge la città.”
“Ne sai di cose” disse la giovane nostromo con un notevole sforzo nel dovermi riconoscere qualcosa.
“Spero che lo ripeterai anche dopo” ribattei cupa.
“Ecco, ormai ci siamo…”
“FERMI DOVE SIETE, CANI!” Tuonò una voce dall’alto di una palma. Portai d’istinto la mano alla spada, ma rimasi sconcertata quando vidi Will che invece di fare altrettanto si mise a ridere.
“Gibbs!” gridò divertito alzando il capo. “A quanto pare questa deve essere una riunione al completo!”
“Gibbs?” ripetei letteralmente intontita. O mi stavo per trovare di fonte a un caso di sensazionale omonimia, oppure oggi era il giorno delle sorprese inaspettate.
Dalle piante vicino a noi, scesero altri pirati.
Uno di loro, dalla corporatura robusta, il viso largo e abbronzato dalla barba ispida, mi era incredibilmente famigliare. Un tempo era stato lui a definirmi “una degna figlia dei Russel”.
Una mattina nebbiosa di più di dieci anni prima.
“Non ci posso credere!” sbottò con un grande sorriso quando mi riconobbe. “Miss Sybelle, posso sapere cosa ci fate qui?”
“Questo dovrei chiederlo io!” replicai ancora sotto shock. “Will, a quanto pare hai dimenticato qualcosa nel tuo racconto!Che ci fa il signor Gibbs nella ciurma della Perla Nera?”
“Ne parleremo dopo!” tagliò corto Anamaria. “Come sta Jack, piuttosto?”
Il vecchio lupo di mare allargò le braccia in un gesto sconsolato. “La febbre non accenna a diminuire. Abbiamo pulito ancora la ferita, ma il gonfiore…”
“E’ sempre rosso, vero?” m’intromisi ottenendo l’immediata attenzione di tutti i marinai posti a guardia del sentiero. Una bella fanciulla vestita di un semplice abito bianco, con sopra una veste da notte di seta ricamata…saltavo all’occhio come un rubino nella cenere. E mi mettevo a parlare come un dottore, in aggiunta!
“Io posso curarlo” mi affrettai ad aggiungere, cercando di giustificarmi in qualche maniera. “Mio padre…mio padre era un medico, e mi ha fatto imparare il suo lavoro.” Lanciai un’occhiata significativa a Gibbs intimandogli di non dire nulla.
“Credo che possiamo fidarci” disse poi Anamaria ai suoi compagni ancora diffidenti. “In fondo, se Will ha detto che può farcela…”
“Allora cosa stiamo facendo ancora qua?” proruppe un altro del gruppo, col volto scavato segnato da una cicatrice a croce sul mento appuntito. “Presto, al fiume!”
Rimasi al fianco di Will per il resto del tragitto, fino a quando arrivammo al corso d’acqua. Fu lui ad aiutarmi a salire in barca, e mi passò la bisaccia dove avevo radunato alla rinfusa tutto ciò che poteva servirmi. Certo, non avevo potuto reperire nemmeno dell’alcool puro da usare come anestetico, ma l’importante era avere almeno i miei bisturi e forbici. E una lama-la mia spada, per esempio- da usare se avessi dovuto cauterizzare…questo avevo evitato di spiegarlo al mio amico, e stavo ancora pregando di non dover ricorrere a qualcosa di tanto estremo.
Sentivo addosso gli occhi di quattro tra i filibustieri più temuti dei Caraibi, e solo questo mi doveva bastare per mantenere l’aria decisa che avevo assunto. Avevo le gambe pesanti, i piedi fradici nelle inutili scarpette che avevo messo nella fretta, ma tenni la schiena diritta e lo sguardo fermo, lasciando il rimbombo cupo del mio cuore impazzito nel fondo della mia gola arida.
“Miss…avete per caso freddo?” mi chiese una voce esitante che scoprii apparteneva al pirata con la cicatrice. I suoi occhi di un verde acquoso erano rispettosi, quasi timidi. Mi accorsi che tutti mi fissavano con quello stesso sguardo, un misto di timore e stupore che non mi sarei mai aspettata, parlando con sincerità.
“No, grazie. Sto bene.” Risposi con un timido sorriso. Will si voltò verso di me, e vidi nelle sue iridi un bagliore rassicurante. “Guarda, ci siamo.”
Alzò un braccio, indicandomi la foce.
La laguna era completamente oscurata dalla sagoma imponente di una delle navi più belle che avessi mai visto. Più bella dell’ Interceptor, più regale della pomposa Dauntless…più pericolosa e letale della The Braver.
Le sue fiancate nere scintillavano laddove erano accarezzate dalle onde, ed erano ancora ben visibili le ferite lasciate dalle cannonate nemiche. Le vele erano state ammainate, e la parte finale del pennone del trinchetto era tranciato via di netto. Alcuni volti apparvero e sparirono oltre il parapetto della fiancata di tribordo, e subito alcune fiaccole scacciarono l’umida oscurità di Hidden River. Sembrava impossibile che subito dopo la foresta ci fosse la civiltà.
La Perla Nera meritava in pieno un nome che annunciava da subito quanto fosse splendida: una goletta dalla stazza possente eppure dotata di una grazia particolare, dovuto anche al colore delle sue assi che ne slanciava le forme. La polena rappresentava un leggiadro angelo femminile scolpito con la stessa abilità che si ritrovava identica nei fregi che abbellivano l’alta poppa. L’avevo vista una sola volta in mare…lanciata verso l’infinito, finalmente libera da una maledizione che l’aveva trasformata in un demonio.
Venne calata una scala di corda, e la prima ad arrampicarsi fu Anamaria. Io chiusi la fila, mettendomi a tracolla la borsa.
“Il giovane Turner! Ehi, chi si rivede!”
Molti marinai si avvicinarono a Will, riempiendogli la schiena di pacche fraterne.
“Allora, ragazzo!Ti stai per sposare, a quanto pare!”
“Io lo invidio…miss Swann non ha per caso una sorella?”
“E cosa ti fa credere che vorrebbe te scusa?”
“Allora, l’ hai portata con te?”
“Bhe…” balbettò lui cercando di parlare. “Non esattamente.”
Tornò verso il parapetto, e mi prese per mano mentre per la prima volta salivo a bordo della Perla.
Il silenzio che calò sulla ciurma fu immediato. Mi strinsi nelle spalle, non sapendo come fare per spezzare la tensione.
“E’ la sorella di miss Swann!” sussurrò qualcuno con fervente ammirazione.
“A dire la verità no” dissi cogliendo l’occasione al volo. “E nemmeno una sua lontana cugina, mi dispiace.”
“Jefferson, non è qui per essere corteggiata!” borbottò Anamaria decisamente infastidita. “Tornate a riparare lo scafo, e lasciatemi portare il medico dal nostro capitano!”
“Una donna…medico?”
Con questo mormorio lasciai il ponte per andare sotto coperta, nel quadro di poppa. Appena entrai nel corridoio, l’odore dei medicinali e della malattia mi schiaffeggiò le narici. Anche Will si era fatto muto di colpo, e il suo viso attraente era pallido per la preoccupazione che gli saettava nervosamente negli occhi che teneva fissi davanti a sé.
Respirai a fondo, e passai oltre la porta che mi venne aperta davanti.
Attraversammo una piccola anticamera illuminata solo da una candela posta su un comodino, poi arrivammo alla cabina vera e propria.
La prima cosa che notai fu l’ammasso di bende sporche buttate alla rifusa su una poltrona stile Luigi XIV, dall’altro schienale di legno chiaro laccato imbottito di velluto cremisi. L’intera stanza era arredata con eleganza, ma quei mobili lussuosi ed imponenti passavano in secondo piano a causa della confusione che regnava ovunque. Un candelabro d’oro massiccio illuminava l’ambiente che odorava di sangue e chiuso, e la sua luce tremolante gettava ombre incerte sulle coperte del grande letto dalle colonne scolpite.
“Visite anche di notte?” domandò qualcuno che sembrava visibilmente divertito dal ricevere ospiti a un’ora tanto assurda. “Mi dispiace, ma non ho abbastanza Rum per brindare a un tale evento…”
“Possibile che tu riesca a scherzare anche da mezzo morto?” domandò Will esasperato e facendo un passo avanti per farsi riconoscere.
“Il giovane William! Cosa ci fai qui ragazzo?” chiese il capitano Jack Sparrow cercando di sedersi. Il suo petto era coperto solo dal fitto intrico di nuove garze, anche queste già macchiate di rosso in più punti. Era pallido sotto l’abbronzatura e gli occhi, profondi e brillanti come carboni ardenti, erano cerchiati da lividi che nulla avevano a che fare col tocco di kajal che li evidenziava. Una fitta di dolore lo costrinse ad accasciarsi contro i cuscini, piegandosi sul braccio ferito.
“Scommetto che è divertente vedermi così…” sussurrò a denti stretti cercando comunque di sorridere.
“Non lo è, per questo sono qui. Ho portato una persona che ti può aiutare.”
“E tu…con tutti i nuovi problemi che hanno gli inglesi con quelli della Compagnia…e la tua futura, deliziosa sposa, che sarà sicuramente preoccupata…sei venuto fin qui rischiando di farti scoprire dai soldati del Governatore?”
“Avete bisogno di un medico, comandante!” esclamò Anamaria. “E io l’ ho portato qui!”
Quegli occhi penetranti, che parevano in grado di trafiggerti l’anima per poterla rubare e leggerla con comodo come e quando avesse voluto, finalmente mi videro.
Il mio cuore mancò di un battito.
Mi fissò a lungo, come se le lunghe dita delle sue mani forti potessero realmente sfiorarmi i capelli, e indugiare quel tanto che bastava sul collo.
Avrebbe potuto chiedermi chi diavolo ero, cosa ci facevo lì e cosa avevo a che fare con l’unico amico di cui si era fidato dopo molto tempo.
Non lo fece.
“Tu puoi…aiutare me e gli altri feriti?” mi domandò semplicemente, mentre la febbre riprendeva a bruciarlo.
“Sì” risposi con naturalezza. L’ultima cosa che volevo in quel momento, era apparire fragile davanti a lui.
“Perché?”
Non era un perché detto a caso…e scoprii di non potergli mentire.
“Te lo devo. Hai salvato delle persone a cui tengo molto.”
Jack Sparrow soppesò per qualche istante la mia risposta, poi un lieve sogghigno scoprì i suoi denti d’oro.
“Sai scegliere le tue amicizie, giovane Turner. Ragazze come questa sono rare.”

Note dell’autrice: e finalmente ci siamo!!!L’incontro è avvenuto! Quindi per adesso ho scongiurato qualsiasi attentato alla mia persona…e finalmente la storia entra nel vivo, e quindi vorrà dire che si complicherà orrendamente…sarete abbastanza pazzi e coraggiosi da seguirmi fino alla fine?Posso contare sulle mie sorelline Corsare?
Lo vedremo presto…spiegare tutte le vele, nostromo! Tortuga e nuovi misteri ci attendono, comprendii?!
Yo-ho, beviamoci su!
Ricchan.