"Pirates of the Caribbean.
The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan
Capitolo secondo
"Will"
Le settimane di navigazione procedevano lente, i giorni si sovrapponevano ai giorni, e i ricordi, le esperienze che accumulavo e vivevo in quello scorrere incalzante del tempo, continuavano ad affastellarsi nella mia mente sempre più frastornata da tante cose nuove.
Anch'io, come sicuramente stava facendo la piccola Lily seguendo una linea rossa sul mappamondo, cercai di tracciare sulla mappa avuta in regalo la rotta che stavamo seguendo. Naturalmente, non ero per nulla sicura di svolgere un lavoro corretto; per questo, appena potevo e me ne veniva dato il permesso, raggiungevo alcuni ufficiali quando si consultavano col tracciatore. Me ne stavo in disparte, attenta a non disturbare, immobile sulla mia sedia e intanto ascoltavo, cercavo di capire i discorsi su calcoli, segnalazioni e venti. Quando non capivo alcune cose, sapevo che mio padre la sera stessa me le avrebbe spiegate più semplicemente. Nonostante fosse il capitano, trovava sempre il tempo di passare a trovarmi prima che mi addormentassi. Era fiero dei progressi che compivo, e dell'interesse dimostrato per una vita così diversa da quella a cui ero abituata. Ma c'era qualcosa in lui che non mi convinceva del tutto, lo si notava quando mi fissava in silenzio, perso nel mio sguardo, come se cercasse negli occhi la risposta a qualche sua angoscia segreta. Sì…in quei momenti, vedevo un velo di preoccupazione tangibile nel suo sorriso, nell'espressione serena del volto. Come se fosse sempre sul punto di rivolgermi una domanda importantissima, per poi scoprire di non averne ancora la forza.
E per me era terribile vederlo in quello stato.
Una notte, qualche giorno prima del nostro arrivo nell' arcipelago portoghese delle Azzorre, decisi che dovevo sapere. Doveva dirmelo, se gli avevo causato chissà come qualche dispiacere…
“Daddy…sei triste?” gli chiesi trattenendolo per la manica.
Mio padre esitò un attimo, quindi si sedette più comodamente sul letto.
“Perché dovrei essere triste, tesoro?”
“Lo vedo…a volte sembra che tu non sia qui con me, nonostante mi guardi.”
“Sybelle…” si avvicinò a me, allungandomi una carezza sui capelli. Era serio. Non mi aveva mai trattato come una bimba viziata, o troppo giovane per capire certe verità. “Più ti guardo, più sono felice che tu sia mia figlia. Sei intelligente, intraprendente e sincera…stai affrontando bene questa prova, eppure ogni giorno mi chiedo se ho fatto bene a insegnarti tutto questo. Tu non avevi mai visto il mare, ma già lo amavi; ho voluto che ti fosse impartita un'educazione diversa, più completa e profonda nonostante il parere contrario della mamma. Sei felice, ora? Non vorresti essere rimasta a Londra con tuo nonno?”
Per qualche istante, rimasi a osservare le sue grandi mani che stringevano le mie, piccole e minute. Il calore degli abbracci, delle carezze di papà mi facevano sempre sentire protetta, e amata. Avevo visto come lui e la mamma non andassero sempre d'accordo, avvertivo la tensione tra loro. Lady Catherine non era riuscita ad assoggettare il marito, e riversava il dolore della sua sconfitta su chiunque le capitasse a tiro. Forse, se fossi nata maschio, avrebbe avuto più potere su Lord Robert…invece io ero semplicemente io. Sybelle. Senza altri nomi, senza altri fronzoli, per favore.
“Non m'importa cosa dice la mamma” iniziai severamente. “ Io sono felice qui. Lo capirà anche lei. Londra non mi è mai piaciuta, non ho mai visto là tutte le stelle che posso vedere qui! Qui…mi sento a casa.”
Alzai il viso sorridendogli, e un sonoro bacio mi venne posato sulla fronte. Ridacchiai per il solletico dei suoi baffi sottili sulla pelle.
“E' ora di dormire, darling. Presto saremo nelle Azzorre, e voglio portarti a visitarle durante lo scalo.”
“Papà…”
“Sì?”
Mi alzai in piedi, e corsi verso la scrivania aprendo uno dei tiretti. Presi cerimoniosamente la mia mappa, e la dispiegai sulle coperte.
“Ecco, mi potresti dire se ho sbagliato qualcosa nel disegnare la rotta?”
L'oceano non è mai uguale da un giorno all'altro.
A seconda del sole, a seconda delle condizioni del tempo, il suo volto infinito e cristallino varia. Può essere azzurro, piatto come una tavola immensa; altre volte nonostante la bella giornata può essere irrequieto: onde verdi e grosse s'infrangono contro lo scafo, dividendosi in due, orlate di schiuma rabbiosa e ribollente.
La Mermaid e la The Braver navigavano sempre l'una in vista dell'altra, e quotidianamente si svolgevano delle regolari esercitazioni per i soldati a bordo. Anche se eravamo di nuovo vicini alla terra ferma, ordini precisi e preoccupati venivano impartiti ed eseguiti come un ballo ripetuto un'infinità di volte. Quando si scrutava l'orizzonte, non era necessariamente per scorgere bandiere amiche…il pericolo più temuto e mai detto ad alta voce era avvistare un lampo nero al vento, con impresso il ghigno di un teschio.
Un Jolly Roger.
Non sapevo spiegarmi il perché, ma ero segretamente convinta che la prima minaccia del viaggio non sarebbe arrivata dai pirati.
Il mio intuito mi aveva suggerito la cosa giusta.
Più terribile della furia di un gruppo di delinquenti c'è solo un'altra cosa. La furia della natura. Ovvero una tempesta, la mia prima tempesta.
Ci colse in una notte che fino a poco prima era stata prodiga nel mostraci un opulento corteo di stelle; una linea grigia, appena accennata di nuvole stava ai limiti dell'orizzonte, immobile e in agguato.
Ricordo di aver visto le vele del trinchetto prima sgonfiarsi poco a poco, per poi riempirsi di nuovo dalla parte opposta. La prima, grossa onda sollevò bruscamente la prua, l'aria si era fatta gelida.
“Signor Rice!”
L'ordine di mio padre soverchiò gli ululati del vento sempre più forte. “Fate i debiti segnali alla Mermaid, e iniziate ad ammainare le vele! Tutti i civili sotto coperta, subito!”
Con quell'espressione severa ed impersonale, aveva semplicemente voluto rendere chiaro anche alla sua famiglia che adesso non era più il mio genitore, ma il capitano della nave. Ogni suo volere equivaleva a una legge da osservare senza appello.
Margareth mi prese per mano, e si chiuse con me nella mia cabina; avevo appena fatto in tempo a vedere mia madre correre giù nel boccaporto tenendosi ben in testa il suo capellino dai nastri di seta ricamata. Si fermò appena per raccomandarmi alla governante, poi la porta della sua stanza si era richiusa con un tonfo.
Rimasi tra le braccia di Maggye senza dire nulla; il mondo intorno a me girava, girava; la sedia del mio scrittoio cadde a terra, rotolando sul pavimento a ogni sussulto della tempesta. Avevamo spento le candele per evitare che cadendo potessero appiccare fuoco al tappeto e alle tende, la The Braver affrontava la rabbia dell'oceano sfidandone i marosi, mentre il legname più esterno dello scafo gemeva come fosse stato un uomo ferito a morte.
“Signorina, non vi preoccupate…finirà tutto molto presto!”
Sapevo che mi stava raccontando una pietosa bugia, ma non avevo bisogno di conforto, no. Io ero già tranquilla, rilassata. Eravamo in mezzo al nulla, in preda a tifoni, lampi e pioggia battente, ma non avevo paura. Il battito del mio cuore stava lentamente abituandosi alla danza sfrenata dei cavalloni di schiuma che si stavano riversando sul ponte e sui marinai; divenne un tonfo fioco, a suo modo regolare e dolce…avevo amato il mare da molto prima che lo vedessi. Il mare non mi avrebbe fatto nulla, avrebbe compreso il mio amore e lo avrebbe rispettato anche in mezzo a tanta violenza.
Lo scoppio delle folgori si fece lontano, un suono cupo ai confini di un bel sogno e mi addormentai così, placidamente, ignorando l'inferno.
Da allora, fu una caratteristica che mi accompagnò in ogni mio viaggio sull'oceano. Sarei sempre stata capace di essere posata, serena e senza paura anche nel peggior ciclone, come una vera “figlia della Tempesta” che non temeva nulla.
Tra tutti i soprannomi ricevuti, questo avrebbe rappresentato orgogliosamente la mia parte più bellicosa e fiera.
Storm' s daughter…
“Sybel!”
Comparve sulla scaletta d'attracco all'improvviso, circondata dallo svolazzo dei pizzi del suo abito azzurro. Quel colore le donava particolarmente, metteva in risalto i riflessi chiari dei suoi capelli. Sembrava una piccola fata gioiosa, più che l'educata figlia di un uomo importante.
Mi corse incontro, e io feci lo stesso. Guardandola, vidi le guance accese da un bel rosso vivo, il viso aperto nel suo sorriso più sbarazzino. Nemmeno lei aveva sofferto molto per il temporale in cui la nostra piccola flotta di era imbattuta prima di arrivare nelle Azzorre, al contrario delle nostre cameriere e di lady Russel. Mamma non era riuscita a chiudere occhio per tutta la notte e aveva declinato l'invito di rimettere piede sulla terra ferma. Un'emicrania, stavolta vera e parecchio dolorosa, unita al terrore di non poter mostrarsi al massimo della sua bellezza, le aveva tolto ogni volontà di vedere di nuovo un barlume di civiltà. L'occasione si sarebbe ripresentata solo a fine traversata, a Port Royal.
Io ne avevo approfittato, lasciando a bordo il mio cappello e legando i capelli in una treccia chiusa dal fazzoletto di Jonathan Russel. Lo avrei sfoggiato con orgoglio, senza doverlo nascondere. Una volta ogni tanto, avevo vinto io!
“Piccola Lily! Allora, il signor Gibbs alla fine ti ha raccontato tutta la storia di Francis Drake?”
Un sorriso birichino le illuminò il miele scuro dei suoi occhi. “Deve essere stata un'avventura emozionante! Ha compiuto il giro del mondo!” commentò entusiasta mentre ci dirigevamo verso la piccola città costiera. Con noi c'era una scorta armata, più mio padre e il Governatore Swann. A chiudere la fila c'era un soldato che non avevo notato nella mia prima visita alla Mermaid: la sua impeccabile divisa da ufficiale era blu, e le mostrine indicavano il grado di tenente. Aveva un viso dai tratti severi, le labbra sottili e uno sguardo autoritario. A dire la verità, tutta la sua figura alta e compassata metteva soggezione. Camminava lentamente, le braccia unite dietro la schiena, e scrutava ogni via con sguardi sospettosi.
“Quello è il tenente Norrington” mi sussurrò Elizabeth. “ E' uno dei soldati più promettenti della Marina inglese, mio padre si fida ciecamente di lui…io lo trovo freddo, invece. Ha già affrontato molti pirati, le prigioni di mezzo impero le ha fatte riempire lui!”
“Sbaglio, o questo t'infastidisce?” domandai maliziosamente. Mi rispose con un'alzata di spalle, prima di chinarsi sul mio orecchio.
“Credo di sì…quando c'è presente lui, Gibbs non mi può più dire nulla…detesta la pirateria e chi la persegue.”
Continuammo il nostro giro per la città, e quella sera Lord Swann invitò la mia famiglia a cenare sulla Mermaid. Saremmo restati alla fonda ancora un paio di giorni, il tempo per rifornire le stive e raccogliere dalla capitaneria portoghese delle informazioni utili alla navigazione. L'equipaggio venne così a sapere che altri mercantili, francesi ed inglesi, stavano per raggiungere il Mar dei Caraibi. La notizia non era buona come poteva sembrarlo in apparenza…molte navi cariche di prodotti appetibili come cibo, armi, stoffe e preziosi attiravano solo una cosa…
“Ma non è questo il momento di parlarne, non davanti a delle fanciulle tanto giovani!” esclamò Nicholas Swann ridendo.
Alzai gli occhi dal mio piatto, perdendo completamente interesse per la delicata minestra che costituiva la prima portata. Incrociai lo sguardo di Elizabeth ed entrambe scuotemmo la testa deluse. Perché ogni volta che un discorso si rendeva interessante gli adulti dovevano sopprimerlo?
“Nicholas, tua figlia e la mia non sembrano approvarti” intervenne mio padre cogliendo i nostri sguardi.
“Invece dovrebbero farlo!” ribatté mylady lanciandomi un'occhiata a metà strada tra l'esasperazione e la rabbia. “Dovrebbero smetterla di andare in giro per la nave a chiedere storie di pirati…non è un comportamento consono a delle gentil donne.”
Strinsi con rabbia il tovagliolo che avevo posato sulle ginocchia. Sarebbe stato inutile dirle che per lei ero già una persona grande solo quando le faceva comodo; lei si limitava a chiudere i suoi begli occhi di fronte al minimo accenno di pericolo, fingendo che non esistesse. Io invece avrei voluto sapere cosa stava succedendo, cosa teneva in apprensione tutti i soldati. L'aria della bella sala da pranzo era densa di tensione, le luci dei tanti candelabri d'argento tremavano impazienti. Per un attimo, anche il tintinnio prezioso delle posate cessò. Avrei anche voluto scusarmi con Lily; mia madre aveva apertamente criticato lei che non era sua figlia, perciò indirettamente aveva persino accusato il Governatore, l'uomo a cui doveva rispondere papà, il suo diretto superiore…senza dire nulla, Elizabeth mi strinse una mano sotto la tovaglia di seta bianca, e con leggero sorriso mi fece capire che non era arrabbiata.
Il resto della cena fu un continuo, mirabolante esercizio verbale per non ricadere più nel problema “pirati”. Arrivati al dolce, ero felice che il supplizio nascosto da tanti modi cortesi, piatti deliziosi e ottimo vino- e succo d'arancia per le piccole miss, ovviamente- fosse giunto a conclusione; nemmeno il fatto che mi trovassi di fronte alla mia torta preferita riuscì a tirarmi su di morale e a far tornare serena la serata. Il tenente Norrington infatti continuava a osservare alternativamente mio padre e poi Lord Swann; si vedeva che la brusca entrata in scena di mia madre aveva rovinato i suoi piani e avrei scommesso qualsiasi cosa sul fatto che dopo,negli alloggi dei graduati, ci sarebbe stata una riunione straordinaria.
“Cosa credi si diranno?” mi domandò Elizabeth.
Eravamo uscite sul ponte; tutte e due necessitavamo di un po' d'aria fresca, in tutti i sensi. Alcune lanterne illuminavano il castello di poppa, e sopra le vele brillava un corteo infinito di stelle. Le sartie ondeggiavano nella brezza e una luna piena, la più grande e brillante che avessi mai visto, si stava lentamente staccando dall'orizzonte per veleggiare sulla distesa color pece dell' Atlantico.
“Non lo so” risposi mettendomi a guardare mestamente le scaglie luminose che rimanevano impigliate giocosamente sulle onde. “Però deve essere successo qualcosa, o temono che possa succedere. In entrambi i casi, non ce lo diranno mai. Siamo solo delle bambine.”
“E tu…lo trovi giusto?”
“No, ovvio…ma sai quante volte verremo trattate così? E non solo finché saremo giovani.”
Interruppi volutamente la frase, non c'era bisogno di dire altro. Entrambe venivamo da una società scintillante, fatta di inchini e privilegi. Una società che dava oro, ricchezza, rispetto, ma che esigeva qualcosa di altrettanto inestimabile in cambio. Io ero cresciuta ben sapendo il valore di quel qualcosa, me lo avevano insegnato, ricordato sempre.
La libertà.
Dalla sua sfumatura più profonda a quella più semplice: ridere e sorridere perché si era veramente felici; avere il diritto di far sapere al mondo quando si era furiosi, e perché. La possibilità di scegliere, di avere gli strumenti per compiere tali scelte.
Quando mia madre mi costringeva a partecipare a un the pomeridiano ospiti di altre famiglie nobili, avevo visto tante ragazzine, tante bambine come me dimenticare di esserlo. Avevano le labbra già truccate, le schiene irrigidite dai bustini. La loro prospettiva per il futuro non sarebbe andata al di là di un matrimonio vantaggioso…perché già a dieci anni nell'aristocrazia più asfittica di Londra si parlava dei doveri di una buona moglie, raffinata e discreta. Se ne parlava a bambine che dovevano crescere il prima possibile, e senza tante domande.Solo perché erano donne…donne-bambola che potevano solo assentire senza poter vedere il mondo e ciò che poteva offrire.
“Io…” lo bisbigliai appena verso il mare che avrebbe raccolto la mia confessione senza tradirla. “Io non voglio essere così, piccola Lily. Non voglio finire come mia madre!”
“Non diventerai come lei” mi rispose stringendo le mani. “E sai perché? Perché noi…ameremo dei pirati.”
Quest'ultima affermazione mi lasciò senza parole, avvenimento piuttosto raro. La guardai perplessa, scrutando a fondo i suoi grandi occhi ora scuri, pieni di ombre calde, sognanti.
“Vedrai, Sybel. Noi saremo diverse…lo siamo già!” asserì iniziando a ridere. “Guarda dove siamo…dove saremo per sempre!”
Volteggiò su se stessa con grazia, le braccia aperte per avvolgere la nave intera, e le luci tremolanti del porto, le montagne, le spiagge.
Sì, aveva ragione.
Eravamo solo due bambine piene di sogni, volevamo nutrirci di essi per tutta la vita, volevamo che ognuno di essi divenisse realtà. La disillusione, la tristezza dell'età adulta…erano solo chimere lontane, nubi nere che non ci avrebbero mai raggiunto. Eravamo così piccole, ed ingenue; parole grosse come amore, passione, le pronunciavamo con un impeto puro perché non ci toccavano ancora…lo scorrere degli anni avrebbe messo degli ostacoli sui nostri progetti, ma saremmo state capaci di demolirli tutti, tornando all'unica realtà che la piccola Lily aveva predetto senza saperlo, con un impeto di gioia infantile.
Avremo amato dei pirati.
Restammo a studiare il cielo e le costellazioni fino a quando non dovetti tornare sulla The Braver. Come avevo sospettato, mio padre non tornò con noi. Dormivo già profondamente quando rientrò e non potei sapere nulla di cosa era stato deciso, di quale presunto pericolo ci fosse nelle notizie dei funzionari portoghesi.
A navigazione ripresa, mi accorsi di come la mia libertà a bordo fosse stata limitata. Non potevo più attardarmi a parlare con i marinai, men che meno fermarmi sulla plancia del timone. Dovevo sempre avere al mio fianco Margareth, o Beth. Quando chiedevo testardamente cosa stava succedendo, mi veniva risposto : “Non dovete essere troppo esposta, miss.”
Io annuivo, anche se non capivo il significato segreto di una frase tanto assurda. Anche papà si era fatto taciturno, e ogni sera studiava i segnali di luce che venivano dalla Mermaid; adesso era la nave del Governatore a tracciare la rotta dell'ultima parte del viaggio. Andò tutto bene fino a quel giorno, verso fine novembre.
L'attesa stava per finire; il vento era stato costantemente ottimo e a favore della navigazione e presto, tra meno di una settimana, avrei visto per la prima volta la splendida baia di Port Royal.
Una nebbia fittissima stagnava sul mare, riducendo il mondo a uno spazio minuscolo, dai confini grigi ed opprimenti. La maggior parte delle vele venne ammainata, si procedeva a una velocità irrisoria.
Quando, dopo la colazione, salii sul ponte, un odore sgradevole e pungente mi colpì le narici. Vedevo la sagoma imponente della poppa della Mermaid e davanti a lei…dense nuvole di fumo acre, nero, che salivano spettrali nella foschia e nel silenzio irreale; sembravano nascere dall'acqua stessa.
“Signore! La Mermaid fa segnale!”
Lampi gialli nel nulla. Intermittenti, a volte più lunghi.
Lord Robert si fece portare un cannocchiale, studiò la situazione per qualche istante e quando lo riabbassò, i suoi occhi verdi erano colmi di uno strano brillio.
La visuale si schiarì appena, e vidi anch'io quello che il segnale aveva fatto sapere.
Gli ultimi resti di un incendio devastante stavano intaccando ciò che rimaneva di un grosso mercantile. La parte di prua stava ancora galleggiando come un tappo di sughero, gli occhi di legno della polena guardavano verso il cielo plumbeo. Assi, botti, casse…affioravano a pelo d'acqua insieme a strani ammassi di cose bruciate. Ero troppo lontana, e non mi accorsi che erano cadaveri che l'ustione e le fiamme aveva sfigurato.
“Dicono anche che hanno raccolto un superstite, signore!” esclamò Rice continuando ad osservare l'equipaggio del Governatore. “Chiedono il vostro aiuto, si tratta di un ragazzino!”
“Bene, Rice, fate preparare una scialuppa. Stenford, scendete nella mia cabina e prendete la valigetta nera. Tre uomini vengano con me, presto!”
Prima che potesse imbarcarsi, corsi davanti a mio padre sfuggendo dalle mani di Maggye. “Papà, lascia venire anche me ti prego! Elizabeth sarà sconvolta, voglio esserle vicino e aiutarti!”
“Non se ne parla, Sybelle!” disse mia madre avvicinandosi rabbiosamente. “E' troppo pericoloso!”
Spostai il mio sguardo da lei a mio padre, supplicandolo silenziosamente. Non, non avrei lasciato sola la piccola Lily…non in un momento come quello. Quella nebbia era così fredda, viscida…sembrava essere intessuta di paura e terrore. Era accaduto qualcosa di tremendo, inconcepibile e disumano e il mio istinto mi stava gridando di agire, di non aspettare nulla.
“Forza, sali a bordo piccola. Iniziate a calare!”
La piccola imbarcazione prese a scendere rigidamente lungo la fiancata di tribordo. Appena le cime furono sciolte, i marinai presero a remare verso la Mermaid. Ora, l'odore del fumo era più forte e stordente. Dovevamo fare attenzione a non urtare nulla. Nemmeno i poveri corpi che ancora non erano stati trascinati verso l'abisso.
Per la prima volta, vidi la faccia della morte: era quella di una giovane donna dai lunghi capelli biondi, i vestiti laceri e sporchi di sangue. Gli occhi azzurri erano sbarrati oltre l'invero-simile, e fissavano il mondo senza vederlo più. Il collo niveo, ora reso livido dall'azione dell'acqua, presentava un sorriso rosso, che vomitava ancora quel liquido scarlatto. La lama del pugnale che era stato usato per sgozzarla aveva fatto un ottimo lavoro. Un gelo improvviso mi serpeggiò nelle vene, le tempie pulsavano impazzite. Non riuscivo a pensare, a parlare, nemmeno a respirare. Quella ragazza non sarebbe mai arrivata alla sua casa, o chissà in quale altro posto…presto i suoi polmoni sarebbero stati pieni, e il suo corpo vuoto, come un guscio rotto, sarebbe affondato. Lontano dalla sua famiglia, dai suoi cari, da ogni cosa…sarebbe stata accolta solo dal freddo eterno dei fondali marini.
Strinsi spasmodicamente la mano di mio padre, ma ricacciai indietro le lacrime con uno sforzo enorme. La testa mi girò per qualche istante. Sapevo che mi stava mettendo alla prova…e non sarebbe stata l'ultima volta.
Guarda mi stava dicendo silenziosamente. Guarda e porta rispetto, prova compassione, prova disgusto e rabbia. Devi conoscere anche l'orrore del mondo.
Finalmente arrivammo alla Mermaid. Le cime vennero calate di nuovo, e mi preparai a salire. Nel gettare indietro la treccia dei miei capelli, scorsi qualcosa muoversi in lontananza, davanti a me.
Un'ombra nera, molto grande, scivolò via simile ad un incubo terrificante che spariva all'alba. Di nuovo il gelo che mi comprimeva il cuore, mi svuotava di tutto per riempirmi con un muto urlo di paura…avevo freddo…
“Miss Russel, tutto bene?”
Annuii al marinaio, ma mi sentii realmente più serena solo quando misi piede sul ponte. Elizabeth…dov'era Elizabeth?
Scorsi la sua figuretta vestita di seta cerulea sul castello di poppa, china su qualcosa. Il tenente Norrington ci portò da lei e da suo padre.
Lily stava tenendo la mano destra di un ragazzino. Era stato adagiato con delicatezza su delle coperte di lana verde, ed era completamente fradicio. La sua pelle era pallidissima, resa lucida dall'acqua, i lunghi capelli scuri disegnavano dei riccioli appiccicati alle guance terree. Indossava una camicia bianca forse troppo larga per lui, pantaloni marroni e un giustacuore di pelle da uomo. Respirava appena; il suo petto s'alzava ed abbassava con estrema fatica.
Elizabeth mi vide, e corse ad abbracciarmi con tutta la forza che aveva, artigliando le sue mani delicate alla mia mantella. Il suo primo, roco singhiozzo venne soffocato dalla mia spalla.
Papà non perse tempo e si avviò verso il suo piccolo paziente.
“Ha detto il suo nome?” volle sapere mentre gli tastava il polso.
“…Sì” balbettò Lily alzando il viso. “Si chiama Will Turner. Prima…prima si è svegliato.”
“Sei stata molto brava, Elizabeth. Tenente Norrington, cosa è successo?”
“E' stata Miss Swann a vederlo per prima. Era privo di conoscenza, steso su una parte dello scafo del mercantile su cui viaggiava. Come sta?”
“Non bene, ma è stato comunque molto fortunato. Non è ferito, ma bisogna tenerlo al caldo e fare in modo che non si ammali. Questo ragazzo ha la pelle dura.”
“Signore, non vuole sapere cosa è accaduto alla nave?”
“Posso tirare ad indovinare” rispose papà incupendosi. “Non può essere stata l'esplosione del magazzino delle polveri, anche se questi vascelli viaggiano molto armati. E' stata compiuta una strage…in mare c'è il cadavere di una donna dalla gola tagliata.”
“Lo sapevo!” tuonò Gibbs spuntando da sottocoperta. “Non ve lo avevo detto? Sappiamo tutti chi è stato a fare questo massacro!”
“Signor Gibbs, non abbiamo prove…” cercò di obiettare Lord Swann.
“Non servono prove, signor Governatore!Basta l'evidenza: qui ci sono stati dei pirati. Pirati senza scrupoli, senza timore di Dio…hanno ucciso anche le donne e questo bambino è scampato per chissà quale miracolo!”
La mano destra di Elizabeth strinse maggiormente un lembo del mio vestito. Non piangeva più, nonostante l'espressione chiusa del volto.
Lord Robert non disse altro. Avvolse Will in un'altra coperta e pregò qualcuno dell'equipaggio di preparare una cabina bel calda.
“Sybelle, aiuta Elizabeth e poi raggiungimi.”
La nebbia stava alzandosi, sparendo come era venuta. Scostai Elizabeth da me con estrema delicatezza e la portai in un angolo vuoto del ponte.
“Piccola Lily, ti senti bene? Deve essere stato terribile…”
“…Una nave.”
“Cosa?…”
“Ho visto una nave allontanarsi, Sybel. Era nera, enorme, con le vele tutte bucate e nonostante questo velocissima. Non sono impazzita, te lo giuro!”
“Lo so, lo so” le sussurrai cullandola appena. “E' la stessa che ho visto io.”
“Allora…erano…”
“Shh!” le intimai vedendo passare dei marinai. “Davvero quel ragazzo ti ha detto solo il suo nome?”
“Sì” disse, mordendosi poi un labbro. Raccolse le mani in grembo, iniziando a tormentarsele con sempre maggior nervosismo. “Era…spaventato. Avrà creduto che anch'io volessi fargli del male…”
“Solo questo?” incalzai ancora. C'era qualcos'altro che doveva essere detto; frasi che il timore le teneva chiuse nella gola.
“Ho mentito a mio padre.” Disse infine con un filo di voce. Chinando appena il capo, infilò una mano in una piccola tasca della gonna, abilmente nascosta dal drappeggio della stoffa. Protese verso di me il palmo chiuso, aprendo lentamente le dita. Un luccichio d'oro si riflesse nelle mie pupille dilatate dallo stupore.
La prima cosa che saltava all'occhio del medaglione era il teschio inciso nel mezzo, con le orbite degli occhi nere e sinistre. I denti erano aperti in un sorriso avido, ghignante. Il bordo più esterno invece rappresentava altri minuscoli teschi, tutti egualmente orrendi.
Un simbolo inequivocabile.
“Oh no…” sentii a mala pena la mia voce mentre sfioravo il monile, temendo quasi di venir fulminata all'istante.
“E' un pirata, Sybel. Non potevo…non potevo dirlo! E' così giovane e…così solo, e impaurito…”
Guardai la mia piccola Lily nei suoi occhi umidi, gonfi e arrossati dalle lacrime che non volevano essere versate. Richiusi la sua mano, le feci capire di nascondere il pendaglio. Elizabeth era molto più forte di quello che dava a vedere; era coraggiosa, determinata e disposta a tutto pur di aiutare qualcuno. Nonostante la sua età, dimostrava una saggezza da invidiare. Non mi ero sbagliata nel giudicarla, nel volerle così bene, nell'ammirarla.
“Non dirò nulla. Te lo giuro. Nessuno saprà il segreto di Will Turner.”
Feci appena in tempo a finire la frase, ritrovandomi subito soffocata dal suo abbraccio riconoscente.
“Dai, Lily…mi fai male!”scherzai ridendo. “Devo andare da papà, e vorrei arrivare intera a Port Royal.”
Mi lasciò andare mostrandomi la lingua, e mi accompagnò alla porta dove dietro c'erano mio padre e il giovane Will. Mi lasciò in silenzio, e io bussai.
“Entra pure, Sybelle.”
Lo spazio angusto della cabina era saturo di calore e dell'odore dolciastro di alcune medicine. Sul comodino accanto al semplice letto c'era un catino pieno d'acqua, con una pezza poggiata sul bordo.
Il viso di Will, adagiato contro i cuscini, sembrava modellato nella cera. Gli avevano cambiato i vestiti, ma il colore faticava a tornare sulle sue guance. Due marchi rossi disegnavano due virgole sulle palpebre inferiori.
“Come sta?”
“Spero solo che non prenda qualche forma d'influenza. Non sappiamo quanto tempo sia stato in acqua. Devo solo controllare la gola. Will…Will, mi senti?”
Non mi ero accorta che si fosse ripreso. Lo vidi muovere leggermente il capo, e aprì faticosamente gli occhi. Erano scuri,espressivi e ancora pieni di angoscia e sospetto.
“Non ti preoccupare, ragazzo. Sei al sicuro. Sono un medico, e sono stato incaricato di aiutarti.” Gli sorrise, ed evitò di porgli qualsiasi domanda su quello che aveva passato. Adesso, il bambino era come un cucciolo di gatto selvatico e la sua fiducia andava conquistata passo dopo passo.
“Lei è Sybelle, mia figlia. Tra poco tornerà anche Elizabeth…ti ricordi di lei?”
“…Sì, signore…” rispose debolmente.
“Bene, ora devi solo aprire la bocca. Devo controllare una cosa. Sybelle, prendi quella candela ed avvicinati a me.”
Will schiuse le labbra, lasciandosi esaminare la gola. “La vedi cara? Quello è il pendulo giugulare, e le tonsille. Non sono gonfie, o rovinate. Il nostro giovane amico si riprenderà in men che non si dica.”
Il ragazzino mi fissò in silenzio, ansioso e preoccupato che tutto quel bel sogno svanisse. Anche se cercava di rimanere calmo, temeva che al minimo movimento piombasse qualcuno a riportarlo nell'incubo da dove era appena uscito. Potevo comprendere perfettamente perché Lily gli avesse sottratto il suo medaglione, perché lo volesse proteggere. Mentre ci studiavamo a vicenda, repressi la miriade di domande che avrei voluto rivolgergli.
Da dove veniva?
Perché era su quella nave?
Viaggiava da solo?…
“Sembro così mal messo?” domandò con la comparsa di un pallido sorriso. In effetti non lo stavo semplicemente guardando…doveva sentirsi come un animale raro in esposizione.
“Oh, scusa…no, certo che no…ora devi solo riposarti, arriveremo presto a Port Royal!”
“Allora, alla fine ci arriverò comunque…” mormorò rivolto a sé stesso divenendo serio. “Ero diretto nei Caraibi per cercare mio padre.”
“Sei molto coraggioso, giovane Turner” disse mio padre facendomi cenno che era ora di andare senza chiedere altro. “Tornerò tra poco, cerca solo di dormire.”
“Ciao Will” gli dissi aprendo la porta.
“A presto…e…ti ringrazio. Te…ed Elizabeth.” Aggiunse arrossendo lievemente.
Sul ponte, era tornato a splendere un sole magnifico. Respirai lentamente l'aria carica di sale e vento fresco, lasciando che ogni cosa brutta venisse portata via. Ma il ricordo della nave nera intravista a mala pena continuava a soffiare gelo nella mia testa.
“Il ragazzo ha detto qualcosa?” volle sapere Lord Swann.
“Non ricorda nulla dell'arrembaggio per adesso. Non dobbiamo assillarlo con domande su questo, non forziamolo. In oltre, Nicholas, sarebbe possibile che Elizabeth gli stia vicino? Hanno la stessa età, e lei lo ha salvato. Avrà bisogno di un coetaneo che lo aiuti quando dovrà riferirci cosa è successo.”
“Certo, Robert, lo avevo già pensato. Lily ne sarà felice, ha preso a cuore quel ragazzo.”
“Governatore Swann…che ne sarà di lui una volta a Port Royal?” domandai facendo un passo avanti.
Il padre di Elizabeth mi sorrise; un sorriso mite, sincero. Ancora adesso non capisco come un uomo così buono, anche un po' ingenuo fosse riuscito ad avere un incarico così importante in un mondo in cui le lotte di potere e prestigio raggiungevano livelli di perfidia sottile e devastante nelle conseguenze.
“Lo affideremo a chi si occuperà di lui. Conosciamo dei frati che accolgono gli orfani, quindi non vi preoccupate.”
Annuii, voltandomi verso il boccaporto. Vidi apparire e sparire la figuretta celeste di Elizabeth. Mi aveva salutato per poi tornare da Will.
Custodisci quel medaglione, ti prego pensai risalendo sulla scialuppa.
“Perché hai voluto che ti seguissi papà?” gli chiesi senza guardarlo mentre tornavamo alla The Braver.
“Per farti comprendere cosa può nascondere un viaggio come questo. Molta gente lascia il proprio Paese per trovare fortuna e speranza nelle colonie e non sempre questi sogni si realizzano. Devi affrontare anche il male del mondo, e non posso proteggerti da esso se non lo conosci.”
Furono parole dure, me ne resi conto subito.
Ma forse fu proprio per quella loro franchezza diretta e cruda che mi rimasero impresse. Erano il segnale che nella mia nuova casa sarei dovuta crescere in fretta. Eravamo lontani dalle comodità e dai lussi eccessivi di Londra; ora, eravamo in mezzo a uno spicchio di mondo dalla bellezza assoluta e selvaggia. Ciascuno di noi doveva guadagnarsi il privilegio di viverci, e questo diritto lo avremmo preso solo nel corso degli anni.
Io, Will, Elizabeth…tutti noi.
Il nostro incontro avrebbe messo in moto una delle amicizie più profonde e vere della mia vita. La mia piccola Lily, e il mio coraggioso Will.
Note dell'autrice:bene…anche il giovane Turner ora è dei nostri! (inizi a parlare come me dolcezza…^___^ndCapitan Sparrow con stampato in faccia un ghigno d'orgoglio) (Allora sì che mi preoccupo…O___o ndMe che si sente troppo influenzata dal capitano…)
Sì, lo so…per adesso i primi protagonisti sono ancora molto giovini (miiii, che linguaggio forbito!), ma lo saranno ancora per poco, perciò i giochi si complicheranno…la navigazione sarà tranquilla ancora per poco…a meno fino a quando il capitano starà a smaltire l'ultima sbornia di Rum…poi deciderà lui la rotta! Ehi, non buttatevi in mareee!!!! Non è poi così male!
Ricchan-Edhelwen.