"Pirates of the Caribbean. The legend of Sybelle "Storm" Russel".
By Rinoa-chan






Capitolo ottavo.
“Il bombardamento di Port Royal”


La porta che conduceva al corridoio al piano terra destinato alle stanze della servitù si aprì di botto, nel momento esatto in cui il secondo colpo colpì ancora le mura del forte.
Affannata, scarmigliata e con una cuffietta di pizzo messa di traverso sui capelli ingrigiti, Maggye comparve sulla soglia, seguita da altri servitori svegliati dalla prima bordata di tuoni e spari.
“Miss, cosa sta?…”
“Non abbiamo tempo per chiederci nulla!” gridai iniziando a spegnere tutte le candele posizionate nei candelabri a muro e tirando le tende. “Andate a chiamare mylady, poi iniziate a sprangare la porta principale! Adesso!
Una nuova serie di esplosioni, sempre più vicine, fecero tremare i delicati, grandi e fragili lampadari di cristallo. Le cameriere più giovani iniziarono ad urlare tenendo la testa tra le mani e stringendosi in un abbraccio collettivo per farsi forza.
Non avevo molto tempo; era un attacco massiccio, senza alcun ordine preciso ma estremamente letale. Una nave, anche di stazza poco considerevole, poteva tranquillamente tenere sotto tiro l’intera città se solo si poneva al centro della baia e aveva un’artiglieria con una buona gittata…e al primo esame, la Perla Nera sembrava possederla, e anche in grande quantità.
“Sybelle, ma cosa…”
Il resto della domanda di mia madre venne coperta dal crollo di uno dei lampadari che aveva continuato ad oscillare pericolosamente prima di cadere.
Risalii precipitosamente le scale, l’afferrai per un braccio e la sospinsi verso il salone con ben pochi riguardi. “Port Royal è stata attaccata da dei pirati! Portate tutte i servi nelle cantine e non muovetevi!”
Corsi fino al terzo piano, dove delle piccole camere erano state ricavate dal sotto tetto. Andai ad aprire uno degli abbaini e lo spalancai; dall’alto avrei potuto capire qualcosa in più di cosa stava accadendo.
Una nube di fumo solforoso stagnava sull’intero porto; le strette case intonacate che si affacciavano sulla piazza erano sventrate da incendi e buchi aperti da granate di grosso calibro, la gente gridava e scappava in ogni direzione, il panico dilagava insieme alle lacrime e ai volti impietriti dal terrore.
Nuovi boati, nuove mura che si piegavano su se stesse investendo donne e bambini strappati al sonno.
“Dannazione!…” imprecai sotto voce mordendomi un labbro e affrettandomi a scendere dalla servitù atterrita e in attesa di ordini: non pensare, Sybelle, non perderti, non cedere e non fermarti! Una rampa di gradini, poi un’altra, sempre più veloce…dovevo volare, dimenticarmi della veste da notte che m’impacciava…veloce, veloce, ancora di più! Perché non era mai un buon segno quando si sentivano anche gli spari di pistole e fucili quando il cannone prendeva fiato prima di tornare a eseguire la sua assordante melodia di morte.
“Signor Straffort! Signor Henshingly!” chiamai i due maggiordomi e mi diressi al tavolo di mogano che stava accanto a una delle finestre piombate, ribaltandolo e scaraventando per terra gli antichi vasi di porcellana che lo adornavano. “Aiutatemi a metterlo contro la porta, e non azzardatevi a spostarlo fino a quando il pericolo sarà cessato, chiaro?”
Trascinammo il mobile, e poi alcune pesanti sedie imbottite di velluto, fino a quando non fu creata una rozza ed insolita barricata di legni pregiati e intarsi di madre perla.
Iniziavo a sentire il freddo dello shock strisciarmi nei nervi, partendo dalle gambe e iniziando a renderle pesanti e inutili, ma non potevo cedere. Dovevo avere il coraggio bastevole a contrastare la paura di tutti, perché nessun altro poteva farlo. Non avevo la più pallida idea di cosa era successo -come potevo del resto?- ma se mi fossi fermata a riflettere anche solo per un istante avrei lasciato indifesa la mia mente dall’assalto delle emozioni e non dovevo assolutamente permettermelo. Perché poi? Cosa mi spingeva a prendere…il ruolo di mio padre, la sua antica autorità? E perché tutti mi stavano obbedendo?
In primo luogo, io rimanevo pur sempre la figlia di Lord Robert, molto più decisa e coraggiosa di lady Catherine, una patetica bambola di porcellana piena di paura per il mondo che l’attendeva fuori con le fauci spalancate dal suo paradiso d’oro.
In secondo…si trattava di salvarsi la vita, perché essa è una sola e non si poteva riaverla indietro, a nessun prezzo.
Grida e urla disarticolate iniziarono a percorrere la via che fiancheggiava il fronte della villa; erano ancora eco abbastanza lontane, ma niente per adesso fu più vicino e tremendamente reale della pallottola che infranse una delle vetrate e centrò in pieno braccio il signor Straffort. La piccola, letale palla di piombo lo passò da parte a parte, macchiando il tappeto e la parete con uno sbaffo grottesco di sangue.
“Presto, via di qui!” ordinai passandogli un braccio sotto le spalle e portandolo più in fretta che potei verso la buia scaletta di pietra che dalla cucina portava sotto terra.
Qualcuno chiuse le pesanti porte alle nostre spalle, e venimmo accolti da una penombra pesante in cui si muovevano le sparute figure di Jane e delle altre ragazze. Maggye era in piedi vicino a mia madre e le teneva forte una mano.
La sentii lamentarsi tenendo sotto il naso il suo immancabile fazzoletto di bisso impregnato di essenza di lavanda : “Il mio cuore…Dio, sento le tempie esplodere!”
“Miss, cosa succederà ora?” pigolò una vocetta che non riconobbi tra le ombre tremolanti che danzavano alla luce di due grosse candele.
“Possiamo solo pregare che non si fermino qui. Abbiamo spento ogni fonte di luce, speriamo di averli ingannati…presto, Mary…abbiamo un ferito! Aiutami, per favore.”
Gemiti soffocati nacquero e si spensero nel vedere la ferita del maggiordomo. Diedi un lembo della mia gonna in mano alla cameriera, io ne afferrai un altro e poi strappai con decisione.
“Che cosa indecorosa! Mostrarsi come una donnetta qualunque!”
Rizzai di colpo la schiena e perforai mylady con uno sguardo freddo, che speravo tagliente come un vero pugnale. Fu la prima volta che assunsi l’espressione tipica di mio padre quando era davvero in collera, e non me ne pentii.
“Madre, forse non ve ne siete ancora accorta…ma stiamo rischiando di morire! Non siamo a una festa con degli strani, eccitanti scherzi per distrarre le dame annoiate! Perciò…state zitta, per favore!”
Raccolsi la benda d’emergenza e levai la giacca al mio servitore. “Scusatemi, vi farò del male Harry…” borbottai lavorando febbrilmente.
“Mi fido di voi, signorina” mi venne risposto con un sorriso sforzato e storpiato dal dolore che tratteneva a denti stretti. Annuii e avvolsi la striscia di stoffa poco al di sopra dell’apertura dell’emorragia e la strinsi in un nodo strettissimo. Sotto le mie dita avvertii i muscoli contrarsi brutalmente e rimanere immobili, proprio come avevo previsto.
“Non è un gran che come laccio emostatico, ma almeno bloccherà il sangue e potrò pulire questo buco. Mary, forza, ancora, strappa! E gli altri stiano in silenzio, e cerchino di capire se quei diavoli vogliono depredare anche la nostra casa!”
“Cosa potremo fare se entreranno?”
“C’è una sola cosa da fare, ma dubito che ascolteranno, se si tratta dei membri della ciurma della Perla Nera.” A quel nome, l’intera servitù venne gelata da un silenzio di tomba. “Anche i pirati hanno un codice, istituito da Morgan e Burton. Forse ci lasceranno parlamentare…”
Smisi di colpo di pulire il braccio di Straffort.
Avevo davvero detto Morgan e Burton?
Sì, li avevo ripescati da un ricordo perduto: mio padre mi aveva raccontato le loro vite in una notte di tempesta su Port Royal, insieme alle loro imprese consumatesi nel Mar dei Caraibi. Anche i soldati di qualsiasi nazione europea si ricordavano ancora di loro e li chiamavano con il nome preso dalle leggi non scritte che avevano legato in un patto d’alleanza e lealtà la maggior parte della ciurme di corsari dei sette mari. I Fratelli della Costa…la Fratellanza…unita per la prima volta nella lotta al potere dei conquistatori, degli oppressori giunti dall’ Europa.
Bastò quella parola per farmi capire che non ero più segregata in una stanza umida sotto terra. Socchiusi gli occhi, e mi rividi nella mia stanza, questa mattina. Stavo sfiorando il ritratto di mio padre, e la sua lettera nascosta.
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“Miss Russel?”
“Eh?…Ah, scusatemi Harry. Ecco, ho finito.”
…Sì…finito per adesso…
Andai a sedermi sul pavimento di terra battuta, con la testa piegata sulle ginocchia. La camicia da notte era macchiata in più punti di schizzi scarlatti, tremavo visibilmente e iniziavo ad avere le estremità del corpo gelate.
La testa pulsava frenetica, al ritmo di tre parole che solo adesso mi erano chiare.
Sei anni.
Per sei anni mi erano passate nel cervello, e non avevo saputo afferrarle; io,l’unica che potessi intuire quel piccolo gioco di parole, l’unica che poteva decifrarlo perché ero stata educata a conoscere i pirati…i compagni della filibusta…e un suo valido motivo tutto questo adesso lo aveva.
Ma solo adesso.
Sciocca.
Sono stata una povera…sciocca…

Altri spari, altre frasi sconce sgolate nella notte che sapeva di fumo, polvere da sparo e corpi sventrati. Lontani, soffocati dalla lontananza, nuovi crolli di vetri ma nessun tonfo all’ingresso, nessun mobile smosso.
La tempesta infernale non voleva noi, e s’allontanò.
“ Sembra… che stia finendo…” singhiozzò Jane stretta tra le sue colleghe.
“Non azzardatevi a fare un passo, non ancora!” sibilai. “Il bombardamento non è finito.”
Le ore iniziarono a passare, coi minuti sempre più lenti e tesi scanditi dal rombo incessante e cupo che infestava la baia. Le spesse pareti di pietra non cessavano di tremare, e non mi sarei stupita, a questo punto, che una cannonata arrivasse fino a noi…certo, era altamente improbabile, ma non era una nave qualsiasi quella che stava devastando l’isola.
Era la nave che aveva distrutto le vite di mio padre e del suo equipaggio.
Era la nave che non i suoi saccheggi sregolati e crudeli aveva scatenato una rappresaglia continua da parte dell’esercito inglese.
Lì, accovacciata come un gatto ferito contro delle casse di legno, percepivo nascere un veleno letale che si stava espandendo nelle vene. Il cuore mi faceva male, batteva a un ritmo forsennato e pompava fuoco nel mio corpo, una rabbia talmente forte da annichilire qualsiasi ragionamento. Non riuscivo a muovermi, tenevo lo sguardo fisso nel vuoto e mi lasciavo sbranare pezzo per pezzo da un sentimento che per anni avevo soffocato.
In quel momento di stordimento e confusione bruciante una sola, folle parola.
Ucciderò…
Li ucciderò…

Qualcuno starnutì rumorosamente nel silenzio freddo e livido.
Quel rumore improvviso mi fece sussultare, e osservai la porta chiusa da una pesante spranga.
Mi chiesi pigramente quanto tempo fosse passato, e mi alzai. Da una piccola apertura posta poco sotto il soffitto filtrava un raggio di luce grigia, che faceva danzare una lama di pulviscolo dorato.
“E’ l’alba” mormorai stancamente. “Vado a vedere cosa è successo.”
Nessuno, nemmeno mia madre sollevò qualche obiezione: sarebbe stato un sollievo per tutti sapere che l’incubo era finalmente svanito con il sorgere del sole.
Il signor Henshingly si offrì d’accompagnarmi, e insieme c’avventurammo per la stretta scala, risalendola. Attraversammo l’ampio locale della cucina, col grande focolare spento e finalmente tornammo nel salone.
La nostra barricata non era stata mossa di un millimetro.
Il pavimento e il grande tappeto centrale erano ricoperti dai contorti, luccicanti resti di cristallo del lampadario. Il vento ululava sommessamente tra i brandelli di velluto delle tende lacerate; tutte le finestre erano state spaccate.
Sembrava di camminare in una casa abbandonata da secoli, tra fantasmi piangenti nascosti nelle cornici dei quadri forati dalle pallottole. Smarrita, mi guardai attorno storcendo il naso per il pesante odore di fumo che proveniva da fuori.
“Andate a chiamare tutti, e iniziate a riordinare quello che si può. Siamo stati molto, molto fortunati.”
Camera mia era come l’avevo lasciata la sera prima: il mio ultimo libro giaceva accanto al letto. Lo raccolsi cerimoniosamente e lo misi sullo scrittoio, accanto al ritratto di Lord Robert.
I suoi occhi di smeraldo mi fissarono, ma ancora una volta non potevo fermarmi e piangere.
Un’altra Sybelle prese il sopravvento su quella divorata e ipnotizzata dalla vendetta di poco prima e mi ordinò di cambiarmi, di cacciarmi addosso la prima camicia utile e un paio di pantaloni con gli stivali da amazzone. Avrei avuto molto freddo se fossi andata in giro così, e allora presi anche una vecchia giacca di mio padre con gli alamari grigi, lasciando sciolti i capelli dopo una lieve spazzolata.
Cosa dovevo fare adesso?
Qual era la cosa più importante da compiere per prima?
Andai alle stalle, dove scoprii che i cavalli c’erano ancora. Per calmare Wildstorm dovetti ricorrere a tutta la mia pazienza, ma alla fine partii.
Gli ultimi incendi macchiavano la città, e il porto sembrava immerso in una coltre grigia e opprimente. Molti dei tetti spioventi in legno che mi ero divertita a contemplare da bambina non c’erano più. Fort Charles aveva le sue mura possenti violate da crepe e crolli.
Il mio mondo distrutto…per la seconda volta.
Una grossa colonna di fumo si alzava poco lontano dalla mia villa.
Sentii il respiro venir meno.
Da quella parte sorgeva una sola dimora, quella del Governatore.
Dio, no…ti prego, no!
Spronai Wildstorm in un galoppo sfrenato, con le prime lacrime che s’impigliavano nelle ciglia.
Ecco perché casa nostra non era stata toccata…quei bastardi sapevano che lì non viveva nessuno di abbastanza importante per costituire un buon bottino!
Scesi di groppa quando arrivai al limitare del primo giardino di Lord Swann.
L’elegante cancello in ferro battuto era stato divelto, e la fontana dove io ed Elizabeth avevamo amato giocare saltandoci dentro aveva la statua che la sovrastava priva della testa.
Il cortile era già pieno di molti soldati; ne vidi uno coprire con una coperta il cadavere di uno dei valletti. Il rivolo di sangue che partiva dal suo cranio spaccato a metà come un melone maturo scendeva sui gradini d’ingresso.Alcune cameriere piangevano asciugandosi gli occhi con l’orlo dei loro grembiuli, i feriti gemevano.
“Miss Russel, per fortuna state bene!” disse un ufficiale venendomi incontro.
“Maggiore, cosa è successo?…Dov’è miss Elizabeth?…”
L’uomo chinò il capo, e non rispose subito. Quella pausa era la cosa che più avevo temuto…
“La figlia del Governatore è stata rapita dai pirati che ci hanno attaccato ieri sera. Alcuni dei nostri li hanno visti portare miss Swann sulla loro nave.”
“Era…una nave nera, con le vele dello stesso colore?”
“Purtroppo sì, signorina. E ce n’è una sola che corrisponde a questa descrizione…mi dispiace.”
Non dissi altro. Non potevo dire altro.
Tutti gli avvenimenti che erano accaduti nel breve arco di una giornata mi stavano implodendo nella testa e non riuscivo ad arrestare lo stato confusionale che mi aveva ammutolito.
La mia piccola Lily…
Dopo Will, dopo mio padre, la Perla Nera era riemersa dalla notte sua alleata per ferirmi ancora, e sempre più crudelmente.
Cosa mi poteva importare adesso di aver decifrato le ultime volontà di Lord Russel?
A cosa mi sarebbe servito capire che aveva avuto a che fare coi membri rimasti dei Fratelli della Costa?
Questa rivelazione non mi avrebbe restituito la mia migliore amica, la mia sorellina minore.
E Will…santo cielo, Will!
Non osavo immaginare come avrebbe reagito quando avrebbe scoperto cosa era accaduto. Era profondamente innamorato di Lily, e il suo comportamento in questo caso non sarebbe stato solo imprevedibile, ma anche accecato dalla vendetta.
Cercai di raggiungere il porto il più velocemente possibile, ma all’officina del signor Brown trovai solo il suo grasso, flatulento proprietario steso sul pagliericcio con accanto una serie di bottiglie vuote.
Me ne andai disgustata, risalendo al trotto la via che conduceva a Fort Charles.
Le strade erano ingombre di calcinacci e feriti, di donne chine sui mariti morti e bambini senza più genitori che strillavano rossi in volto.
Davanti a tanta morte sentivo la gola arida, chiusa da uno spesso nodo d’angoscia: l’odore del sangue si mescolava all’odore di chi era sopravvissuto e arrivai a domandarmi cosa potevo fare per alleviare tanto strazio e tanta ingiustizia.
Bombardare la città, annientare chi non aveva fatto nulla…chi diavolo comandava quella ciurma senza cuore, senza un briciolo d’onore? Era davvero Jack Sparrow? Possibile che dietro le storie che lo accompagnavano ci fosse dunque solo un mostro che ignorava la pietà?
La guardiola del forte era miracolosamente rimasta in piedi, e lì si era installato un improvvisato consiglio di guerra.
Seduto a un tavolo ingombro di una grossa mappa, c’era il Commodoro Norrington circondato dai suoi sottoposti, compreso il vice capitano della Dauntless, l’imponente veliero che assieme all’Interceptor componeva la punta di diamante della flotta britannica nei Caraibi. Dietro di loro, la tormentata figura del Governatore, intento a camminare nervosamente da una capo all’altro della piccola stanza. Fu lui a vedermi per primo ed ebbe il buon gusto di non chiedermi perché fossi vestita come un uomo.
“Sybelle, hai saputo?…”
“Purtroppo sì, mylord. Sono stata alla vostra villa, e sono sconvolta.”
“Lo siamo tutti.”
“Cosa avete intenzione di fare? Partirete all’inseguimento della Perla Nera?”
Il Commodoro tossì leggermente, e mi fece segno di sedermi di fronte a lui.
“Miss, non sono informazioni che dovremmo passare a dei civili, ma credo che per voi potremo fare un’eccezione. Prepareremo subito una missione di soccorso, l’ Interceptor è ormai pronta per riprendere il mare.”
“Ma sarà molto difficile scovare i nemici” obiettai fissando la cartina e scoprendo perplessa un lungo taglio prodotto da una lama affilata. “Nessuno sa dove possa mettersi alla fonda quella nave?”
Norrington sorrise forzatamente alzando brevemente gli occhi al cielo.
“Anche voi, fate le stesse domande…”
“Quali domande?” incalzai spazientita.
“Le stesse domande del signor Turner! Anche lui ci ha chiesto questo e visto che non lo sappiamo, ci ha suggerito di interrogare il nostro prigioniero, che a quanto pare potrebbe darci delle risposte…”
“Un prigioniero che sa di quella nave?”
Stavolta fu il Governatore che mi guardò stupito. “Non hai saputo nulla, Sybelle? Eppure mia figlia ti aveva scritto tutto in un messaggio per te ieri…”
“Mylord, vi giuro che non so nulla!Quindi abbiate la compiacenza di dirmi voi cosa mi sono persa!”
I due uomini si scambiarono un’occhiata, poi Norrington annuì e rimase in silenzio.
“Elizabeth ieri ha rischiato di morire annegata. Pare di sia sentita male dopo la cerimonia di promozione, quando era sulla terrazza della campana ed è caduta nello strapiombo. E’ stata salvata…bhe…da un pirata.”
“Il peggiore mai visto” sibilò il Commodoro studiando la rotta che stava tracciando.
“Grazie per averlo ricordato, Douglas. Ma senza l’intervento di Jack Sparrow sarebbe morta, ne convenite?”
“Una buona azione non redime decine di crimini, Eccellenza. Sapete come la penso al riguardo e…”
Balzai in piedi così in fretta da far cadere la sedia, piantando le mani sul tavolo.
“Avete detto di aver catturato Jack Sparrow? Quel Jack Sparrow? Ma lo sapete che potrebbe essere il comandante della Perla Nera?!”
Potrebbe, avete detto giusto miss. Perché non lo è, lo sappiamo da fonti molto più certe delle leggende nate in una bettola.”
“Ma…”
“Non c’è nulla da aggiungere. Non è lui l’uomo che ci può aiutare, troveremo miss Swann senza consultarlo.”
“Avete provato ad interrogarlo, a sapere se almeno conosce il nome del vero capitano di quella goletta? Se gli offriste la grazia dalla forca, potrebbe collaborare!”
“Sappiamo già il nome che c’interessa, e non ve lo dirò. Credete a delle storie che sicuramente ha messo in circolo quel farabutto per incantare i suoi degni compari, e in oltre siete troppo coinvolta.”
“Voglio almeno vederlo, e chiedergli se…”
Il Governatore mi posò una mano sulla spalla, scotendo il capo. “Non potrà aiutarti, Sybelle. Non riaprire le tue ferite inutilmente.”
“E chi vi dice…chi vi dice che si siano rimarginate?” sbottai reprimendo un singhiozzo e le lacrime di rabbia. “Mio padre è morto, Elizabeth è stata rapita…non avete nemmeno dato retta al consiglio di Will, che è stato molto più sensato di voi! O forse un fabbro deve stare semplicemente al suo posto?”
Nessuno ebbe il coraggio di ribattere direttamente.
“Capisco come ti senti, ma abbiamo bisogno che tu ci appoggi e aiuti. Specie il dottor Norton, abbiamo molti feriti e tu sei la sua migliore assistente.”
“Eccellenza!Commodoro!”
La guardia che sorvegliava le prigioni arrivò col fiato corto, ansimando per la corsa.
“Cosa è successo? Perché hai lasciato il tuo compito, soldato?”chiese severamente Norrington.
“Qualcuno…qualcuno ha fatto evadere il prigioniero!”
“Che cosa? E come è possibile che non ve siate accorti?”
“Chi lo aiutato…ha…scardinato la porta, usando una leva…”
Stetti in ascolto, complimentandomi con chi aveva trovato una soluzione tanto geniale…se si era abbastanza accorti, con una mossa del genere il rumore prodotto era praticamente nullo, bastava…m’irrigidii, sperando che nessuno se ne accorgesse.
…Bastava conoscere come erano state fatte quelle sbarre: cerniere d’acciaio con mezzi perni…e chi poteva saperlo meglio di me se non il fabbro che le aveva costruite?
Will!
Mi congedai frettolosamente, chiedendo mentalmente perdono al dottor Norton per la mia fuga riprovevole.
Percorsi in lungo e in largo l’intera città, ma non trovai traccia del mio amico, né dell’uomo che aveva fatto fuggire.
Più ci pensavo, e più scoprivo di non sapere come comportami davanti a un atto tanto sconsiderato sì, ma anche pieno di coraggio. Will aveva sempre posseduto, nascosto da qualche parte, questo lato avventuroso e ardente, chiara eredità di un padre mai conosciuto ma che sua madre aveva amato fino all’ultimo dei suoi giorni, riempiendo la vita del suo bambino di racconti sui viaggi per mare del primo William Turner. Era forse un bene che questo dono segreto fosse esploso oggi?
Chiesi informazioni in ogni locanda, interrogai chi lo conosceva…nulla.
Mi venne detto che aveva combattuto coraggiosamente la notte scorsa, salvando la moglie del farmacista dall’aggressione di uno dei pirati: lo aveva centrato nel mezzo delle scapole con una piccola ascia da lavoro, ma sembrava essere scomparso dopo aver visto passare sul ponte che portava ai moli un gruppo degli assaltatori che portava via la figlia del Governatore, verso la spiaggia.
Non solo aveva saputo dov’era adesso Lily…ma l’aveva anche vista e a quanto pareva non aveva potuto fare nulla per salvarla: un motivo più che sufficiente per istigare all’azione il suo amore per lei.
La ricerca non procedeva, e non potevo certo aspettarmi che Will se ne andasse in giro con un ricercato…sarebbero scappati, ma dove? E per fare cosa?
Per la seconda volta, mi diedi violentemente della sciocca: se si doveva inseguire una nave, cosa ci voleva?
“Wildstorm, si torna al porto!” gridai spronandolo, ma non ci fu bisogno di arrivare ai pontili d’attracco: erano occupati da molti militari e stavano osservando sbigottiti uno spettacolo incredibile: l’ Interceptor, con a bordo solo due persone, stava scivolando sicura verso l’uscita della baia e la Dauntless sembrava pronta a salpare per raggiungerla. Le sue ampie vele vennero dispiegate, ma non si mosse.
“Che cosa sta succedendo?” chiesi a uno dei soldati.
“Jack Sparrow ha…rubato l’ Interceptor, con l’aiuto di un civile!”
“Questo lo vedo anch’io, ma perché la Dauntless non parte alla sua caccia?”
“Il suo timone sembra sia stato manomesso, è ingovernabile.”
Io non avevo mai visto in faccia Jack Sparrow, adesso non ero più sicura nemmeno di cosa si dicesse su di lui, ma potevo facilmente immaginare che stesse sogghignando, adesso, mentre Port Royal diventava sempre più piccola e lontana alle sue spalle.
Aveva firmato inconfondibilmente la sua ultima, fantastica impresa.

Note dell’autrice: e così Sybelle alla fine è rimasta a terra…ma non lo sarà ancora per molto, eh eh eh…lasciamo quindi navigare il nostro capitano verso la riconquista della sua nave, perché è solo l’inizio di una vicenda ancora più complessa…quindi, la rotta non cambia! Sempre verso l’orizzonte, con il mio fido gruppo delle Corsare sempre al mio fianco!
Yo-ho, beviamoci su ragazze!
Ricchan-Edhelwen.