PLAY IT AGAIN, JOHNNY!
di Lucy Kaylin per GQ



A giugno ha girato la boa dei 40 anni, eppure guardi il suo bel volto da eterno ragazzino e capisci che il trascorrere del tempo non sta lasciando tracce sul suo fisico. Segno caratteristico di quelle perfette icone inossidabili, a uso delle generazioni di tutti i tempi. E c’è da aspettarsi che Johnny Depp tratterà questi suoi 40 con la stessa grazia e originalità con cui da sempre affronta il proprio mestiere di attore. Questione di saper scegliere. Già, perché Depp è uno che di scelte ne fa, eccome. Nell’arte come nella vita, il suo istinto è da sempre quello di uscire dal seminato, di andare controcorrente.

All’inizio della carriera sembrava recitare la solita parte della star scontrosa. La sua tendenza all’autodistruzione e le relazioni tempestose con modelle (Kate Moss) e attrici (Winona Ryder), le risse con i paparazzi, la devastazione di camere d’albergo (come al Mark Hotel di NY, nel ’94, costatagli l’arresto), erano il pane preferito dei giornali scandalistici. Poi, l’improvviso cambio di scena: Depp si innamora di una pop star francese, la bella ed eterea Vanessa Paradis, si trasferisce nel Sud della Francia, e in totale isolamento con lei inizia a procreare. “Tutto questo mi ha dato una nuova ragione di vita. Un motivo per smettere di essere uno stupido”, dice lui, mentre sgrana gli occhi marroni. “Ho fatto molte esperienze, da ognuna ho tratto grandi insegnamenti. Ma che stupido sono stato, ho sprecato tanto di quel tempo...”, recrimina dalla lounge di un discreto albergo di Parigi, davanti a un bicchiere di Merlot. Si è presentato con indosso un poncho, ha i capelli lunghi e arruffati, i modi gentili. La sua totale indifferenza per la fama è quasi comicamente visibile nel suo modo caotico di vestire. Appesi al collo ha un dente di tigre, una medaglia raffigurante Che Guevara e una di Ganesh. Le dita sono decorate da anelli a forma di teschio, del tipo che portano anche Iggy Pop e Jim Jarmusch.

Depp ha il corpo ricoperto di “ricordi” presi lungo la sua strada, come il tatuaggio che ha inciso sul petto, all’altezza del cuore: “Lily-Rose”, omaggio alla figlia di quattro anni. Gli fa piacere ricordare gli inizi, prima della fama, come quando, al principio degli anni 80, si ritrovò, disoccupato e senza una casa, in Hollywood Boulevard, ospite dell’amico Nicolas Cage al quale, per poter mangiare, rubava dal salvadanaio.

“Ribelle. È l’etichetta che mi sono ritrovato addosso. Fa parte dell’odiosa abitudine che hanno tutti, specie all’inizio, di farti pressione per l’immagine e il look. Cose alle quali non ho mai aspirato: è un meccanismo pericoloso, limitante”. È così che decide di andare per la sua strada. Dice “no” a numerosi copioni, finché non arriva il regista John Waters, come un angelo dal cielo, a proporgli una parte in Cry Baby (’90). “Avevo solo tre pagine da recitare, ma sentivo di doverlo fare”.Era un inizio. Il passo successivo è Edward mani di forbice, il personaggio gotico, sentimentale quanto tagliente, che interpreta per il regista Tim Burton. Qualche anno dopo gioca a imitare Buster Keaton e Chaplin in Benny & Joon. I generi macina-soldi e i film di cassetta non gli interessano. Preferisce recitare la parte di un regista fallito e con il gusto del travestitismo (Ed Wood) o di un travestito tout-court (Prima che sia notte), di un ispettore nevrastenico (From Hell) o del seduttore psicotico (Don Juan De Marco). Rifiuta Speed, dice no a Intervista col vampiro, si nega a Vento di passioni per fare invece film come il cupo e poco visto Dead Man di Jim Jarmusch. “Era la situazione perfetta per me. Jarmusch è uno dei miei migliori amici e il regista che rispetto di più.”, dice Depp. “Perché fare qualcosa solo per un pugno di dollari? Sono le cose che ho scelto di non fare nella vita a darmi più soddisfazione di quelle che ho invece scelto di fare”.

Tra i suoi lavori favoriti c’è anche il film che ha interpretato per l’amico Terry Gilliam, Paura e delirio a Las Vegas. L’incontro con Vanessa Paradis avviene durante le riprese di La nona porta, di Roman Polanski. Oggi vivono insieme in un paesino del Sud della Francia. La loro casa è circondata da vigneti che producono del buon rosé. “È quello che desidero da sempre, una vita semplice”. Tra gli amici che vanno a trovarlo ci sono Marilyn Manson, che Depp descrive come un ragazzo dolcissimo, e Tim Burton.

Lo stile di vita europeo gli calza a pennello, mentre si sente mortificato dalla reazione statunitense ai disaccordi tra Washington e Parigi sul caso Iraq. Sebbene si senta ancora americano, il suo cuore ora risiede in Francia. “Qui ho trovato ospitalità e tranquillità, ciò che ho sempre voluto”. La vita sregolata, che ha condotto fino a non molto tempo fa gli ha insegnato ad apprezzare una volta di più la vita tranquilla e rurale, a prendersi cura dei suoi figli. È per loro, ma anche per se stesso, che ha accettato il ruolo del pirata Jack Sparrow nel film La maledizione della prima luna. Per prepararsi al ruolo ha divorato libri e film. “I pirati erano le rock-star dell’epoca. Così mi sono ispirato alla nostra più grande star: Keith Richards”.

Al di là del prossimo Neverland, il film sull’autore di Peter Pan J. M. Barrie, e del recentissimo C’era una volta in Messico di Robert Rodriguez, è difficile prevedere in quale direzione Depp dirigerà la sua carriera. La sua abilità di sorprendere è solo una delle risorse. In una cosa però sta diventando prevedibile: la sua vita privata, che continua a trascorrere in famiglia e in campagna. In un certo senso, forse, è un modo anche questo per continuare a essere un trasgressivo.