Intervista a Jhonny Depp dalla 60° Mostra del cinema di Venezia
VENEZIA - ''Ho sempre la stessa casa a Los Angeles dai tempi di Donnie Brasco. Lo faccio per i miei figli: mi piace dare loro stabilita' con la vita zingara che conduco''. E' Johnny Depp a dirlo, il cattivissimo agente della Cia nel film fuori concorso a Venezia, 'Once upon a time in Mexico' di Robert Rodriguez.
Terza parte della saga del chitarrista-pistolero El Mariachi (interpretato da Banderas) il film che volutamente si ispira, come i precedenti, a quelli di Sergio Leone (''il piu' grande di tutti'' secondo Rodriguez) oltre Depp e Banderas ha nel cast Salma Hayek, Willem Dafoe (boss della droga), Mickey Rourke e anche il figlio d'arte, stella del pop, Enrique Iglesias.
Questa volta El Mariachi viene coinvolto proprio da Depp per sventare un piano che vuole la messa a morte del presidente del Messico.
''Mi e' piaciuto subito questo personaggio - dice Depp - un po' psicotico, incontrollabile, una specie di turista capace di girare in pantaloni corti come di indossare, nelle sue continue trasformazioni, anche la maglietta ufficiale della Cia''. Ma nega invece di essersi ispirato per il suo ruolo a Marlon Brando:''per niente. Anche se e' un grandissimo personaggio pieno di charme''.
Per l'attore che e' in procinto di girare 'Secret Window' un film di David Koepp insieme a John Turturro, nessuna voglia di tornare alla regia (aveva scritto e diretto 'The brave' nel 1997): ''non mi piace avere problemi, quella di 'The Brave' e' stata una bella esperienza anche se non molto apprezzata dai critici che forse non hanno amato accettare che ho un po' di cervello''.
Il successo al box office di 'La maledizione della prima luna' in cui interpreta un feroce pirata lo meraviglia: ''non so perche' ho avuto tanto successo, una cosa che mi ha davvero commosso''.
Sul terzo braccio meccanico, un'espediente che l'agente Cia Depp usa per sparare all'improvviso ai suoi nemici, scherza l'attore ''sarebbe comodo per tutti avere un terzo braccio''.
Infine, in conferenza stampa stamani, il regista Rodriguez si difende dal fatto che il suo film possa essere considerato troppo violento: ''nel mio passato ho disegnato fumetti - spiega -. Cosi' mi piacciono situazioni che non esistono, cose creative da inventare di volta in volta''.
Il trentacinquenne regista non ci sta neppure al fatto che il suo lavoro possa essere, visto che parla di un colpo di stato in Messico, come una metafora di quel paese: ''quando faccio un film penso alla liberta' in genere, il Messico non c'entra nulla. Certo che un personaggio come El Mariachi sarebbe utile in ogni parte del mondo''.
Non puo' a questo punto che replicare la messicana Salma Hayek: ''al Messico non serve un El Mariachi, ma solo politici migliori''.
28/08/2003
© Copyright ANSA- www.ansa.it